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Sóley – Odeeno – Animal Collective | Demography #178

Il numero 178 di Demography è un giro intorno al mondo. Si parlerà del nuovo singolo dell’islandese Sóley, dell’album del napoletano Odeeno, finendo con un salto negli States per parlare dell’ultimo EP degli Animal Collective.

Iniziamo parlando di quella che è una delle voci più delicate e suggestive degli ultimi anni, Sóley. L’islandese uscirà a maggio con un nuovo album, che è stato anticipato da Never Cry Moon, singolo che vi faremo ascoltare oggi. Il futuro album, Endless Summer, è stato scritto in collaborazione con un amico di vecchia data di Sóley, ovvero Albert Finnbogason, uno dei musicisti più acclamati dell’Islanda.

Da questo piccolo assaggio, Never Cry Moon, si nota subito che Sóley torna con un lavoro che rientra benissimo nella sua dimensione, armoniosa e dolce, ma se vogliamo, rispetto agli album precedenti, la cantante si spoglia ancora di più. Sóley in Never Cry Moon è una voce con cui scaldarsi in una giornata fredda, è un albero ancora gelato che inizia a rifiorire, è tutta quella parte della vita che ignoriamo e che invece è di una bellezza sconcertante. Il singolo, che parte praticamente voce e piano, mano a mano si arricchisce, Sóley si riveste, lentamente, con archi e seconde voci, in un crescendo di cui Sóley è il centro ed è incandescente. Da piccola e lieve, Sóley è alla fine della canzone una presenza forte, capace di riempire lo spazio fino a poco tempo fa vuoto. La caratteristica di Sóley è da sempre quella di portare l’ascoltatore in una dimensione rarefatta, infantile, semplice e allo stesso tempo struggente, di una bellezza che riempie le orecchie di emozioni e luci e le trasmette in tutto il corpo, per finire con un rumore sordo, un risveglio dal sogno.

L’idea dell’album viene a Sóley lo scorso anno, quando nel bel mezzo di una notte si sveglia e scrive una nota a se stessa, “Scrivere sulla speranza e sulla primavera”. Il secondo passo è stato quello di dipingere lo studio in giallo e viola, comprare un pianoforte a coda, sedersi e comporre. Se Never Cry Moon è solo un piccolissimo assaggio di quello che sarà Endless Summer, mi sento di dire che, come al solito, questo lavoro di Sóley farà bene all’anima.

Dopo il gelo islandese, torniamo un attimo in Italia per parlarvi di Odeeno, moniker di Vincenzo Martinelli, classe 1991, che ha da poco pubblicato il suo Untouchable Mirror per Inner Ocean Records, label canadese. Odeeno inizia a interessarsi di hip hop a partire dal 2003, per poi avvicinarsi al mondo del beat dal 2008. Untouchable Mirror è l’album che vi consigliamo di ascoltare perché è un disco denso, collocato in un’atmosfera cupa, fumosa, in cui i beat evidenziano martellando a volte una certa angoscia, altre una forte malinconia. Si sente in tutto l’album una ricerca musicale abbastanza complessa: oltre a rap e hip hop, si avvertono momenti in cui si avverte una certa influenza di musica orientale, di blues, tutto racchiuso in ben sedici tracce corpose.

Premettendo che questo numero di Demography vi sta facendo ascoltare cose completamente diverse fra loro, resta il fatto che Odeeno è un nome che spero sentiremo ancora e più spesso, perché Untouchable Mirror è un album che copre le distanze tra la musica italiana e quella internazionale, e che forse non è dall’ascolto immediato, anche se una volta iniziato è difficile non voler arrivare alla fine. Che dire? Il beatmaker campano ha fatto un ottimo lavoro!

Rifacciamo le valigie e spostiamoci negli States per parlare dell’atteso EP degli Animal Collective, The Painters. Partiamo dicendo che gli Animal Collective non possono essere circoscritti in nessun genere, dal momento che prendono tutto quello che gli viene in testa e in qualche modo riescono a musicarlo e a cantarci sopra. Il risultato è quasi sempre qualcosa di incontrollabile e primordiale, a volte un delirio, altre volte più armonioso. Ma è proprio questa la forza della band, recuperare uno spirito frenetico, libero, chiuso all’interno dell’uomo e fargli rivedere la luce. Nel nuovo LP, The Painters, questo spirito non si affievolisce, c’è sempre questo slancio vitalistico che si colora delle tonalità dell’arcobaleno, ma non è niente di originale. Non manca il connubio tra primitivo e sperimentazione elettronica, caro agli Animal Collective, ma non si va oltre il precedente Painting With, uscito nel 2016.

Da un nome come The Painters, ci aspetteremmo mille colori, che ci sono, ma nella parte centrale dell’album restano piuttosto blandi, e opachi, mentre ai due estremi sono esagerati, tinte forti, ma che fanno parte di una serie già vista. È come se gli Animal Collective si fossero inchiodati all’atmosfera del disco precedente, e magari è una scelta consapevole e voluta. In fin dei conti è un EP piacevole da ascoltare, anni luce distante dai picchi della discografia della band, ma in fin dei conti non è per nulla male. Avercene di cadute simili.

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