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SOPA: la vittoria del popolo del web

Negli ultimi tempi sarà capitato a molti di voi di imbattersi nei termini “SOPA” e “PIPA” navigando sul web e spulciando i social network.

Questi acronimi, che si riferiscono a due progetti di legge statunitensi, –Stop Online Piracy Act (SOPA) e Protect IP Act (PIPA) – hanno creato un certo disorientamento, non solo tra i navigatori.

Le due proposte controverse mirano alla lotta al download illegale e allo streaming di opere protette dal diritto d’autore, permettendo al detentore di diritti d’autore di intervenire direttamente qualora si accorgesse di una violazione.

Cerchiamo di spiegarvi in poche parole quali sono i passaggi più discussi delle leggi in questione, che fra le altre cose prevederebbero la facoltà del tribunale di emettere sentenze anche contro siti che non si trovano sotto la giurisdizione degli Stati Uniti.

Dopo la segnalazione della violazione da parte dei detentori dei diritti, i siti che contengono o “facilitano la diffusione” di materiale illegale riceverebbero una notifica da parte del tribunale, che potrebbe vietare a siti americani pubblicitari o di pagamento (come Yahoo, Amazon o Paypal) di intrattenere rapporti con il sito incriminato.  La legge prevede che l’iniziativa di “segnalare” la violazione ai siti commerciali possa venire anche direttamente dalla parte che denuncia la violazione di copyright specificando però che se l’accusa si rivelasse infondata a quest’ultimo spetterebbe il risarcimento dei danni. Al contrario, nel caso in cui le accuse si rivelassero fondate, sono previste pene severe: multe salatissime, sequestro dei domini e in determinati casi addirittura la reclusione.

Semplificando, la “parte lesa” è libera di lamentare una violazione dei diritti di sua proprietà e richiedere l’oscuramento di un sito web. L’intera responsabilità ricade appunto sui siti, e non sugli utenti. Si capisce quindi che questo metterebbe in seria difficoltà tutti quei siti e social network che permettono la condivisione di contenuti da parte dei loro utilizzatori.

Una delle critiche più forti alla legge è quella che si presterebbe a facili strumentalizzazioni: se una major o grande azienda mira alla chiusura di un determinato sito, riuscirà probabilmente nell’intento anche nel caso in cui le accuse si rivelassero infondate, dato che obbligherebbero quest’ultimo a sostenere ingenti spese legali.

Secondo Reporter senza frontiere, queste due proposte minacciano gravemente la libertà di internet forzando i siti a bloccare l’accesso ad altri siti web sospettati anche solo vagamente di violazioni del copyright.

Al susseguirsi delle notizie circa la possibile approvazione di SOPA e PIPA, su internet si è innesca una serie di reazioni a catena. Mercoledì Wikipedia UK ha chiuso i battenti per ventiquattr’ore, lasciando ai cento milioni di utenti il messaggio: “Imagine a World Without Free Knowledge”.

Giovedì sera l’ FBI, forte di un mandato internazionale, ha provveduto alla chiusura dei server americani di Megaupload e di tutta la MEGA rete di siti cugini, sequestrando 18 nomi a dominio e arrestando Kim Shmitz, CEO e fondatore di Megaupload, insieme ad altre quattro persone. Le accuse sono di violazione del diritto d’autore (arrecando danni che ammonterebbero a circa 500 milioni di dollari), di incassi indebiti collegati di circa 175 milioni di dollari, riciclaggio di denaro e tentata estorsione.

L’azione è stata interpretata come un’operazione dimostrativa da parte di un’FBI che sembra voler rivendicare la sua capacità di portare avanti la lotta alla pirateria informatica anche senza l’approvazione di PIPA e SOPA.

La risposta del gruppo di attivisti Anonymus non si è lasciata attendere: circa 5000 hackers hanno fatto “affondare” i siti di FBI, Ministero della Difesa USA, Universal Music, Sony Music, RIAA (Recording Industry Association of America) e altri, mandandoli “in down” per molte ore, nel nome della libertà del web.


Al momento, il voto sulle due proposte di legge in discussione al Congresso USA, previsto per il 24 gennaio 2012, è stato rinviato a data da destinarsi. Lamar Smith, il deputato repubblicano ideatore delle leggi, è tornato sui suoi passi affermando che “bisognerà attendere fino a quando non sarà raggiunto un più ampio consenso sulla soluzione”.

Nonostante la vivace mobilitazione della rete abbia catturato l’attenzione dei più, non si può dire che il silenzio dei musicisti e degli artisti di grande fama sia passato inosservato. In un momento in cui internet sta riscrivendo le regole della produzione e della diffusione artistica, i beniamini del rock restano quasi inerti davanti ad un’occasione di rinnovamento necessaria in un momento di evoluzione tecnologica e mediatica. Del resto, è proprio fra gli artisti che hanno espresso la loro contrarietà, come Moby, Radiohead e Peter Gabriel, che si è potuta notare una grande attenzione al cambiamento anche attraverso la loro produzione artistica.

 

La pirateria ha senza dubbio effetti negativi sull’economia dei settori artistici e creativi, ma deve essere affrontata cercando nuovi metodi di diffusione e di distribuzione dei prodotti e attribuzione e sfruttamento dei diritti connessi alle opere intellettuali, non certamente censurando la creatività o soffocando l’innovazione.

Anche noi di Radioeco abbiamo deciso di fare la nostra parte, informando i nostri lettori e ascoltatori e prendendo posizione a favore della protesta.

Come tanti, abbiamo tratto e traiamo benefici dal web libero e aperto a ogni individuo. Utilizzando i social network, siamo in grado di comunicare liberamente con i nostri ascoltatori, interagire con loro e migliorare i nostri servizi, cosa inimmaginabile fino a qualche anno fa. Consideriamo assolutamente inappropriate le proposte di legge SOPA e PIPA, perché crediamo nell’inestimabile valore della rete libera, e pensiamo che il danno derivante dalla limitazione della libertà di espressione e informazione non possa rappresentare un giusto prezzo per i benefici economici legati al successo della lotta alla pirateria.

Redazione Radioeco.it

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