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Soundgarden, “Superunkown” – Artwork della domenica

Tre giorni fa una notizia mi ha paralizzata: “È morto Chris Cornell, frontman dei Soundgarden, Audioslave e Temple Of The Dog”. Questo artwork della domenica è solo un modo per salutarlo.

Il 18 maggio è ufficialmente diventato uno dei giorni più funesti per la musica. Nel 1980 in questo giorno si suicidava Ian Curtis, cantante dei Joy Division, e a distanza di 37 anni la stessa fine la fa Chris Cornell. Entrambi per impiccagione. Tralasciamo le coincidenze, che ci interessano poco, piuttosto quello che viene da pensare è il classico “non me lo sarei aspettato”, almeno da Chris Cornell. Ma i demoni che uno si porta dentro posso logorarti lentamente, per anni, e non è facile sopportarli.

soundgarden artwork

Tra tutti i progetti di Chris Cornell, quelli che ho realmente amato fino a divorarlo per anni, sono stati gli Audioslave, perché è arrivato alle mie orecchie al momento giusto, quando avevo più che mai bisogno di una voce come quella di Cornell e di canzoni come I Am The Highway, che penso sia diventata una delle mie preferite. Ma in realtà non era quella la prima volta che ascoltavo le urla del cantante. La buona e cara Mtv di una volta, mi accompagnava per pomeriggi interi con la rotazione di videoclip che erano ancora uno spettacolo. Ricordo solo che ero alle medie, e non avevo ancora idea di che musica mi piacesse, dovevo ancora ascoltarne tanta brutta, prima di saper riconoscere quella che mi avrebbe scosso. Mtv me ne aveva dato un assaggio, in un pomeriggio qualunque, in una pausa dai compiti di francese. Accendo il televisore e mi trovo il video di Black Hole Sun dei Soundgarden. Schiaffo in piena faccia. Avevo tredici anni e tutto quello che avevo intorno non mi sembrava questa gran meraviglia, il mondo non mi piaceva, solo che la rabbia non la urlavo, la tenevo per me, la sfogavo tramite penna, walkman e Mtv. Black Hole Sun mi ha fatto sentire integrata nel mondo di quelli che non si integravano, mi mostrava quanto tutto fosse finto, plasticoso e nascosto dietro maschere orride e sorridenti. E quella voce.

Black Hole Sun fa parte di Superunknown, album dei Soundgarden uscito nel 1994, e ascoltato da me molti anni dopo. Il brutto di essere nata negli anni ’90 è che tutta la scena di Seattle l’ho iniziata ad amare quando per me potesse significare qualcosa, ma allo stesso tempo dopo la morte di Kurt Cobain.

Credo di non averlo mai detto prima d’ora ma più di Kurt, Eddie Vedder, Layne Staley, la voce che mi ha affascinata di più è stata senza dubbio quella di Cornell, perché mi arrivava dritta allo stomaco. Riusciva a racchiudere rabbia e dolcezza, cinismo e speranza coprendo dalle note più basse a quelle più alte. Anche gli urli, specie nei primissimi Soundgarden, avevano un certo non so che. Capite ora che tre giorni fa, quando ho letto della sua morte, mentre scorrevo ancora mezza assonnata home di Facebook, qualcosa mi si è spezzato dentro.

Superunknown è il quarto album dei Soundgarden, ma senza dubbio quello che li ha portati al successo. Una pietra miliare del secolo scorso, grazie alla capacità dei Soundgarden che hanno avuto l’abilità di creare un mix perfetto di influenze musicali che racchiudono psichedelia e hard rock, pop e noise, tutto filtrato da una band al massimo della forma, e dalla voce poliedrica di Chris.
L’artwork è stato realizzato da Kevin Westenberg, che deve la sua fama alla creazione di immagini provocatorie ed elettrizzanti. Dopo la laurea in Architettura, Kevin si è trasferito a Londra. Da auutodidatta, ha fatto la gavetta, lavorando tra gli anni Ottanta e Novanta per riviste come New Musical Express e Melody Maker, ritrovandosi a documentare quel momento di splendore della musica inglese chiamato Britpop, ma la svolta arriva con gli anni ’90, le copertine di Ten Summoner’s Tales di Sting e Share My World di Mary J Blige, che hanno determinato un cambio di percezione del suo lavoro su scala internazionale, dando l’avvio ad un ventennio di servizi commissionati, di collaborazioni esclusive, con centinaia di copertine di dischi, libri e riviste in tutto il mondo. Tra i tanti artisti da lui immortalati citiamo Radiohead, Thom Yorke, White Stripes, Jane’s Addiction, Bjork, Nirvana, Jeff Buckley, Nine Inch Nails, Stone Roses, The Pixies, Paul Weller, R.E.M., Black Sabbath, Massive Attack, BB King, The Rolling Stones, PJ Harvey, Marilyn Manson, e ovviamente, Soundgarden.

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SOUNDGARDEN, Oysterville – Washington, 1993.

L’artwork di Superunkonwn ha un titolo anche diverso da quello dell’album: è conosciuto anche come Screaming Elf, a causa dell’immagine centrale dell’artwork che ricorda appunto un elfo impegnato a urlare. In realtà è una fotografia dei membri della band, completamente distorta, così tanto da rendere Cornell e soci irriconoscibili, anzi formano un essere mitologico, qualcosa che prende altre sembianze. A riprendere quell’inflessione cupa e dark che aleggia in tutto il disco, è lo sfondo nero, che mette ancora più in mostra l’“effetto elfo” di Westenberg, ma che si trasforma in una foresta capovolta in fiamme, in bianco e nero. Della foresta si nota il fumo e quegli alberi che sembrano surreali, tetri, regalando una sensazione claustrofobica che costituisce un contrasto con quella che dovrebbe essere l’ampiezza di uno spazio naturale ampio come quello di una foresta.

Un artwork crudo nel suo voler comunicare sentimenti che opprimono gli animi come accade nel video di Black Hole Sun. Un urlo di intolleranza verso il mondo, verso la società, l’urlo del grunge alla Soundgarden, che poi è un po’ diverso da quello che diventò il canone di Seattle. Superunkown è un disco stupendo, a prescindere da quanto la sottoscritta sia innamorata di Chris Cornell, è un pezzo di storia, l’essenza di un genere che oggi non ha più senso, ma che per noi, un po’ più vecchi dei giovanissimi, ha tutto il senso del mondo.

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Sia ringraziata Mtv e le sue rotazioni continue per avermi fatto scoprire i Soundgarden, e quel video un po’ lynchiano di Black Hole Sun. Siano ringraziate le serie tv che passavano pezzi degli Audioslave. Sia ringraziata Seattle, e il grunge, gli anni ’90, gli anfibi e le camicie di flanella. Sia ringraziato il carisma di Chris Cornell, la sua bellezza folgorante, i suoi capelli lunghi che roteavano sul palco, e soprattutto quella voce che mi ha saputo squarciare e ricucire. E che voce.

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