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Speciale Demography #13 Live-report Smashing your house- L’amo

Gli Smashing your house non sono un progetto, non sono un evento, parlando con l’organizzatore Davide Cappai capisco che sono una “cosa” che va ben oltre il colore all’interno delle linee guida di un disegno.
Sono delle serate organizzate in casa di chi dà disponibilità, in cui vengono chiamati a suonare gruppi e artisti mettendo così a disposizione ad una cerchia ristretta di eletti le esibizioni gratuitamente.
Demography fa evidentemente parte di quei prescelti.
L’appartamento in questione sembra invaso, il salotto in cui suonerà il gruppo è in realtà una splendida camera da letto dalle pareti alte e rosse ricoperte da oggetti, libri, maschere teatrali, fotografie.
L’illuminazione è incerta, intimistica, visto l’ambiente ci si aspetterebbe musica acustica da ascoltare in silenzio con le gambe incrociate, grazie al cielo non è così, sta sera noiosa sarà solo la fila per il bagno.
A suonare saranno i ragazzi de L’amo, direttamente da Napoli ci esalteranno con il loro post-punk frenetico e dalle sfumature hard-core, i pezzi saranno estratti da NIENTE (è un bel pensiero da mettere tra le gambe alle ragazze) il loro ultimo album uscito nel 2013 per la Fallodischi.
Mentre aspettiamo le stanze dell’appartamento cominciano a riempirsi seriamente, tutti amici di amici, qualcuno porta da bere, altri portano i loro dischi da far sentire, provano addirittura a venderli e qualche coraggioso che ha ricevuto la tredicesima addirittura li compra.
Si ride, si scherza e tra una sigaretta e l’altra parte la serata.
L’amo comincia, esplodono le casse, la casa trema, cadono libri dalle mensole e per un attimo la situazione sembra sfuggire di mano, ovunque guardo vedo gente rapita che ondeggia pericolosamente, scattano applausi e la temperatura sale.
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Evidente è il motivo per cui suonano, strano vero?
Di solito ad un concerto si capiscono tante cose, chi suona peggio del gruppo, chi porta rancore e a chi lo rivolge, chi scrive i testi, chi è il più entusiasta, ma capire perchè tre persone fanno km su km, perchè decidono di suonare anche con la febbre a 38 e le placche in gola ignorando la stanchezza è disarmante.
Suonano perchè è quello che a loro piace fare, non per vendere, non per sfondare, a loro basta viaggiare, consumare km in autostrada e trovare qualcuno a cui raccontare le assurdità che capitano sul percorso, suonano per il piacere di suonare.
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Darlo per scontato è da qualunquisti, esaltarlo troppo è da ingenui, ma vogliamo veramente passare per i Dalemiani della musica underground italiana?
No, per cui non posso negare che una simile serata, con l’atmosfera più quotidiana e ordinaria che si possa trovare, serena ma non tranquilla, organizzata in pochi giorni ed esaurita in ore ed ore di chiacchiere musica e libri, battute al limite dell’umana comprensione e priva di inutili picchi di esagerazione che portano al disagio, direi che questa serata vale la pena viverla.
Gli infarti sono legali? Ancora non lo so, ma se un concerto riesce a farmene venire uno da seduta qualcosa vorrà pur dire.

Chiara Manera

 

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