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Speciale Demography interviste: Biffers, punk rock e molto altro.

Biffers

Demography intervista questa settimana i Biffers, la band di Livorno che ha fatto del punk rock un mantra e soprattutto una missione.

Dopo l’uscita del primo Lp “Whoa!” con la Kung Fu records, la famosa etichetta di Joe Escalante dei Vandals (che negli anni precedenti ha annoverato tra le sue fila -oltre agli stessi Vandals- The Ataris, Mxpx, Stiff Little Fingers e addirittura Blink 182) i Biffers tengono quattro tour europei – un quinto è previsto per Aprile – e decine di date in Italia, ottenendo ottimi consensi da pubblico ed addetti.
In attesa dell’uscita del nuovo EP Frankie Road non potevamo proprio trattenerci dal fargli qualche domande.

- Cominciamo con la domanda scontata, Biffers, come e dove nasce? Nel vostro primo Ep c’è addirittura un brano che si intitola così.

Il nome Biffers e’ un tributo alla trilogia di Back to the Future: Biff Tanner e’ infatti il ‘’cattivo’’ nei tre film.
Biffers e’ anche il brano che apre il nostro disco whoa!, una sorta di presentazione.

- Nel vostro sound incontrovertibile è l’impronta di Social Distorsion, Ramones e Manges, questa è una scelta decisamente in stile Usa apprezzabilissima, in Italia queste sonorità prendono piega o rimangono in ombra rispetto alle mode del momento?

Il sound americano – e vale la stessa cosa per quello inglese – è molto radicato in Italia, la scena è solida e ben diffusa, per quanto probabilmente la quantità effettiva di pubblico ed appassionati non sia sufficiente a creare un business effettivo, al contrario di quanto succede olteoceano – e oltremanica.

- Avete fatto ben quattro tour europei ed un quinto è atteso ad aprile, il live migliore che avete fatto? raccontatecelo.

Ci sono state diverse situazioni che ci hanno lasciato un fantastico ricordo, ognuna per la propria ragione: ad esempio un festival in Sassonia per la grande quantità di pubblico presente e l’eccezionale risposta dello stesso, ma anche la nostra prima volta a Madrid, dove si accese una rissa per futili motivi e noi continuammo a suonare, una scena degna di Blues Brothers. Oppure l’ultima volta a Bilbao, quando fummo vestiti da discutibili supereroi durante il concerto.
Siamo sicuri che ci aspettino molte altre situazioni degne di essere ricordate.

- Differenze fra il pubblico europeo e quello italiano?

Crediamo che l’unica differenza stia nel fatto che il pubblico europeo sia più preparato rispetto a quello italiano o spagnolo: in Germania, Francia e BeNeLux c’è molta apertura culturale e la cosa si riflette molto nella reazione del pubblico e in quanto siano apprezzati determinati stili.

- Che effetto ha fatto venire scelti dalla Kung Fu record, anzi più precisamente da Joe Escalante dei Vandals? Avete voglia di raccontarci com’è andata? La cosa profuma di aneddoto.

E’ iniziata con un repost da parte dei Vandals del nostro video di Bubblegum, con la seguente didascalia: ‘’Finally something non terrible has been posted by others’’.
Già questo di per sé sarebbe stato un traguardo non indifferente – risate. Poco dopo arrivò sulla nostra casella un messaggio di Joe Escalante, che ci chiedeva se fossimo interessati ad una distribuzione mondiale da parte di Kung Fu records.
All’inizio sembrava uno scherzo, poi abbiamo realizzato e lo stupore ci ha sopraffatti. Lentamente abbiamo realizzato l’importanza della cosa, non tanto per il valore di un contratto discografico – sotto il profilo economico non ci è cambiato assolutamente niente – quanto per il fatto in sè. Una band di provincia che propone un suono che, per quanto devota, per ragioni sopratutto geografiche non le appartiene al 100%, è riuscita a convincere degli addetti al settore di rilievo: gente che ha contribuito a forgiare il suono a cui ci ispiriamo è entusiasta del nostro lavoro, e ci crede al punto di farci firmare un contratto!! Grande iniezione di autostima e soddisfazione incredibile.

- Ci sono davvero moltissime band che gravitano nell’orbita Livorno-Pisa, è un contesto stimolante?

Assolutamente sì, c’è molto scambio di idee e molta collaborazione, sia in fase creativa che operativa.

- Un gruppo indipendente italiano ed uno straniero con cui vi piacerebbe collaborare?

Sicuramente ci piacerebbe collaborare con il nostro concittadino Bobo Rondelli: siamo da sempre suoi grandi fan ed inoltre le sue radici affondano nel punk come le nostre. Sarebbe bello riportarlo alle origini.
A livello internazionale il nostro sogno nel cassetto è quello di poter fare qualcosa con Paul Heaton, frontman degli Housemartins, la band di Fatboy Slim e nostro feticcio assoluto.

- Come si riesce a produrre qualcosa di genuino e di qualità senza farsi fagocitare dal contesto della musica indipendente italiana? Ci sono delle regole non scritte per piacere al pubblico attuale?

Forse la risposta sta proprio nella domanda: genuino. Non sappiamo se l’essere naturali e spontanei sia la chiave per il successo -non è quello il nostro obiettivo- ma sicuramente è il nostro approccio.
La musica indipendente italiana inoltre è caratterizzata dall’indiscusso utilizzo della nostra lingua, che secondo la nostra opinione si presta tanto bene al cantautorato quanto poco al rock’n’roll.

- La vostra formazione musicale personale da dove parte? C’è un Lp che ha particolarmente influito sulla vostra voglia di cominciare a suonare?

Sicuramente dobbiamo il nostro input a quanto trovammo in casa da piccoli, ovvero le collezioni dei nostri genitori: dai Pink Floyd a Battisti, da Springsteen a Bob Marley. Poi la furia del punk ci ha travolto nella sua ondata di metà anni novanta ed è stato amore a prima vista.

- Cosa dobbiamo aspettarci dal nuovo Ep? Sarà molto diverso da Whoa? Una maturazione o una sperimentazione?

Il nuovo EP è la continuazione naturale di quanto fatto con Whoa!, una fase di transizione per alcuni aspetti. Pasquale si sta integrando nella formazione e in questi quattro brani ci siamo concentrati nel consolidare il nostro sound.
Abbiamo già pronto molto nuovo materiale, che vedrà la luce più avanti: siamo entusiasti dei nuovi pezzi e di quanto avanti ci siamo spinti nella composizione.
Non vediamo l’ora di presentarli.
Tra un paio di settimane, al nostro ritorno da Francia e Spagna ci sarà l’annuncio ufficiale dell’uscita dell’EP con una grossa sorpresa.
Whoa!



Chiara Manera

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