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Speciale Demography Interviste: Leitmotiv.

Leitmotiv
Oggi Demography si intrattiene con i Leitmotiv la band pugliese che domenica sarà al Teatro Rossi Aperto di Pisa pronta ad incantarci con il loro sound variegato ed internazionale.

I Vagabondi” è il loro quarto album uscito il 16 Gennaio 2015, prodotto da La Fabbrica Etichetta Indipendente e distribuito da Audioglobe e Believe Digital. Prima di accorrere nella bellissima location del TRA leggete la nostra intervista!

Come nasce il progetto Leitmotiv?

Il progetto nasce nei primi anni del 2000. L’idea è quella di quattro amici più o meno d’infanzia che decidono di dare sfogo alle smanie post adolescenziali imbracciando degli strumenti e per sano, incosciente narcisismo si ritrovano a suonare assieme. Eravamo girovaghi già allora perchè studenti fuorisede ed il nostro motivo conduttore (leit motiv appunto) era il ritrovarsi assieme nel borgo natio (Taranto e la sua provincia est). Da lì in poi è passata diversa acqua sotto i ponti e ci siamo riscoperti a fare le cose sul serio..

Dateci due coordinate, quanto tempo è che suonate?

Dovessimo considerare le prime suonate nel garage o nelle case di campagna agli albori si torna indietro di 15 anni e passa! Ma il progetto Leitmotiv lo facciamo temporalmente nascere col primo demo ufficiale, nel 2004. Da lì sono seguiti altri due demo e quattro album.

Quando avete cominciato qual’era il vostro scopo? Dove pensavate di poter arrivare?

Abbiamo cominciato come molti quasi per gioco. Ci affascinava l’idea di sognare a fare le rockstar. Emulando, scopiazzando, folleggiando. Ma non avevamo chissà quali obiettivi..O meglio sotto sotto coltivavamo i sogni ma la spensieratezza di quegli anni copriva le ansie. Eravamo molto meno umili di quanto siamo ora..e questo è un indubbio segno di maturità sopraggiunta. Ma tutt’oggi il sogno è intatto. Non è poco.

Com’è nato “I vagabondi”?

È stato forse l’album nato più velocemente dei quattro. In parte durante le pause o i viaggi del lungo tour precedente, in parte appena siamo rimasti fermi. L’ispirazione non ha componenti statistiche precise: ci sentivamo ancora carichi e desiderosi di scrivere e pian piano è venuto fuori il corpus delle canzoni. Il titolo conserva forse il suo spirito errante.

L’elaborazione del materiale creativo come nasce?

Dipende. Può essere frutto di lavoro individuale, a quattro mani o collettivo, dopo le cosiddette e celebri jam in sala prove. Oppure può nascere da appunti scritti e riversati in musica e poi condivisi..Non abbiamo mai avuto un metodo. Di sicuro il più delle volte non ha uno studio a tavolino. Non ci siamo mai sentiti in obbligo di scrivere. Non abbiamo contratti pluriennali da assolvere..e in fondo persiste una precaria libertà di fondo..

Per i testi prendete spunto da un fatto concreto autobiografico oppure chessò da un fatto di cronaca o da un libro, un film?

Valgono entrambe le suggestioni. Pian piano crescendo il nostro sguardo verso l’intima vita vissuta ha preso più forma e siamo meno impersonali. Poi è chiaro che la vita “altrove” ti suggestiona e ciò che capita nel mondo non ci rende insensibili. Ma è frutto di un deposito d’esperienze e impressioni più o meno naturale. Le suggestioni letterarie poi non sono così dirette (liberamente ne veniamo ispirati) ma sicuramente lasciano il segno.

I vagabondi è il vostro quarto album, cos’è cambiato rispetto a “a tremulaterra”?

É cambiato il nostro modo di vivere le cose attorno. È un album scritto alla soglia dei trentacinque anni, con il carico di perdite, conquiste, scoperte che ci ritroviamo a tutti i livelli. Abbiamo imparato a gestire una produzione artistica, a scrivere in maniera diversa allargando le nostre percezioni. E come dagli inizi non ci poniamo limiti di genere o colore. L’abbiamo scritto con meno pressioni anche se proprio “A tremulaterra” lo consideriamo sicuramente il disco della nostra rinascita e dei sorrisi ritrovati. E come se con “I Vagabondi” ci siamo detti: “continuiamo a fare sul serio, giocando ancora!”

Il panorama indipendente italiano è morto o in continua evoluzione?

No non è morto. E non saprei dire se gode di ottima salute. So che c’è e tende a farsi sistema altrettanto chiuso. Ma è pieno di personalità e talenti interessanti. Vive di fasi, e non saprei, forse perchè un po’ ci siamo dentro, qual’è quest’ultima..Di sicuro è molto più variegato di quello che vogliono farci credere. E poi ha nella provincia, malata, scissa ma umana il suo punto di forza. Parere del tutto personale. La salvezza negli indipendenti è forse stata sempre quella di Osare e volare alto..beh forse il rischio, come dicevo prima, è appiattirsi facendosi sistema in piccolo. Ma continua e sono convinto potrà stupire ancora.

Pensate che i Social Network siano il veleno o la cura della diffusione musicale di qualità?

Non credo siano veleno o cura. Di certo la rivoluzione 2.0 non ci ha resi fino in fondo ascoltatori più liberi. E in ciò gioca un ruolo la pigrizia un po’ atavica dell’uomo. Certo ci sono delle eccezioni ma il fatto che l’offerta sia debordante e davvero a portata di mano non so quanto abbia aiutato. Vedo che stiamo abbassando sempre più la soglia temporale e qualitativa degli ascolti. Mi sembra sia così ma potrei essere smentito. Si ascolta troppo e tutto per non ascoltare (bene) niente..e poi i social network, basti vedere il business che innescano, non mi sembrano immuni da logiche economiche “di sistema”. Ma il potere della scelta di ognuno di noi è ancora da non sottovalutare e allora forse l’antidoto vero è andarli a scoprire dal vivo questi nuovi gruppi indipendenti. Lì non si mente mai. O quasi.



Chiara Manera

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