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Speciale Demography interviste: Miss Kenichi

Miss Kenichi
Katrin Hahner in arte Miss Kenichi oggi comincerà il suo mini tour italiano passando per le più belle città della penisola, non abbiamo saputo resistere e le abbiamo chiesto di scambiare quattro chiacchiere con noi di Demography nella splendida location di Overdrive Underground, in quell’atmosfera ovattata e familiare abbiamo scoperto di più sulla cantautrice dalla profonda anima artistica, ed ecco il risultato.

-Il tuo album The Trail è uscito 6 anni dopo il tuo ultimo Lp, come mai?

Innanzi tutto non penso che per un album siano tanti sei anni, le cose di qualità richiedono un tempo per essere fatte, mi sono presa del tempo per far modo che la mia vita entrasse in quello che facevo, le storie, i materiali.. sono cose che richiedono tempo, non le puoi forzare.
Nell’arte come nel lavoro non si possono forzare i tempi, quindi sei anni erano il periodo giusto.

- So che The Trail è stato registrato allo Chez Cherie di Berlino dove non c’è una cabina separata, è stato difficile registrare e ottenere il silenzio necessario?

Si è vero è un grande spazio aperto con un’ ottima acustica ed è bellissimo registrarci, lavorando con persone professionali ho potuto ottenere il silenzio che mi serviva per lavorare senza difficoltà.
Tutti erano raccolti e sulle spine, quindi ci vuole professionalità ma allo stesso tempo tensione, è molto bello essere completamente concentrati in quello che si fa.
La bellezza di quel posto è anche questo, adoro registrare li.

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-Come ti approcci alla musica durante il processo creativo? Quale sono le tue abitudini, magari anche le tue stranezze, durante la creazione musicale?

Uuuh Stranezze (con curiosa ironia).. penso di averne moltissime, ma di certo non ne parlerò qui (ride).
Non c’è una routine, non c’è qualcosa che si ripete quando crei musica, è un processo che ti prende in momenti in cui non te l’aspetti, all’improvviso, è una cosa continua ed in evoluzione.
Suono, scrivo continuamente, ma il processo che si attiva non è mai il solito, cambia in continuazione.

-Preferisci quel procedimento che ti porta alla produzione del testo e della musica di un brano oppure l’esibizione live, sul palco? Dove ti senti più a tuo agio?

Amo entrambi in egual misura, penso che l’uno non sia bello senza l’altro, sono complementari.
Mi piace un sacco stare sola e scrivere, ma se non raggiungono il cuore del pubblico non ha senso farlo, non sarebbe un’ esperienza completa l’uno senza l’altro, una sorta di intero percorso dalla creazione al pubblico, altrimenti l’esperienza è fine a se stessa.

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-Il tuo approccio col pubblico è intimistico e coinvolgente oppure abbastanza distaccato da permetterti una totale immersione nell’esecuzione?

Anche in questo caso entrambi.
E’ bello cantare per un pubblico più raccolto ed intimo, come mi piacciono i grossi palchi con le luci che illuminano il tutto, è una questione di risonanza perché ognuno canta all’altro.
Per essere significativa l’esecuzione devi mostrarti mettendoti completamente a nudo, più ti mostri più fa paura, più ti mostri più hai da far vedere.
L’uno è complementare all’altro perché se non raggiungi uno ad uno non puoi puntare al grande palco.

-Per quanto riguarda i testi, da dove nascono? Dà una condizione emotiva, un’esperienza personale, o più da un input estrinseco?

Mi piace nel processo creativo immaginare di vedere le cose come fosse un film, una sorta di clip. Dall’esterno osservo e cerco di illustrarlo cambiando posizione con i personaggi che metto in questa sorta di “scenario” immedesimandomi in essi, anche se prendendo quel ruolo rimango sempre io, tutti incorporano qualsiasi cosa ed ognuno può essere chiunque altro, questo mi permette di staccarmi da me stessa e più diventa personale più riesco ad analizzare la questione senza essere annebbiata dai miei stessi giudizi.
E’ l’occhio che guarda dietro la telecamera, il filtro.

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-Ti senti ben inserita all’interno della scena internazionale musicale?

Naturalmente si, ma in quanto essere umano.
E’ una questione di assi di riferimento e di magnitudine, sono parte del tutto, come andare ad una mostra del pittore e sentirsi in parte artista, perchè deve farti sentire che anche tu puoi diventarlo. Questione di assi di riferimento come dicevo.

-Sappiamo che oltre ad essere una musicista sei anche una pittrice, ogni forma d’arte serve ad appagare la tua esigenza comunicativa o in qualche modo sono mezzi espressivi che hanno due ruoli diversi?

Sono entrambi parti importanti della mia vita, una sorta di complementarietà nelle due cose, ciò che processo nella musica non lo processo nella pittura e viceversa.
Come parlare dello stesso argomento ma in un linguaggio differente, vedo la missione dell’arte lunga una vita, non come una cosa passeggera, l’importante è quello che puoi trovare quando ti guardi indietro, quando osservi quello che hai creato, se ora non ha senso lo avrà poi, tu adesso crei anche senza porti un obbiettivo, perchè è proprio quello a cui devi puntare.
Fra 20 anni magari mi girerò per vedere se ha avuto senso, magari non l’ha avuto, ma l’importante è dargli significato nel momento in cui lo fai.

-Consideri la tua musica e quindi anche quello che rappresenta per te qualcosa di concreto che può solo evolversi e di conseguenza maturare oppure come un mezzo espressivo istantaneo ed imprevedibile? Sapresti vederti fra dieci anni sempre legata a questa forma artistica?

Molto bene, se potessi metterci la firma che fra 10 anni potessi continuare a fare questo lo farei sicuramente, ma chi lo sa, mi auguro di evolvere e di andare avanti col mio processo creativo, se poi mi porterà lontano da questo va beh..
Ora scusate (indica la parete di fronte al divano dov’è seduta, c’è appeso “Scuola di ballo dell’Opera” di Degas) non posso fare a meno di guardare quel quadro di Degas, ho letto da poco in un libro che non poteva sopportare che qualcuno mettesse i suoi dipinti in cornice dorata, era molto contrario al fatto che i suoi clienti potessero farlo e probabilmente se l’avesse saputo avrebbe strappato dalla parete i suoi dipinti per andarsene e riportalo via, non riuscivo a distogliere lo sguardo dalla parete, se lo sapesse probabilmente si infurierebbe.. ma tanto è morto da tempo siamo fuori pericolo (ride).

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-C’è mai stato un momento di crisi nella tua carriera d’artista? Un picco emotivo talmente caustico da spingerti a mollare tutto e ad approcciarti diversamente alla tua esperienza diretta?

(Ride) Tutti i giorni, tutto il tempo, non smetto mai di interrogare me stessa, anche quello che faccio ora, la mia musica, è scaturita da una crisi.
Ero nel mio studio in un momento di stallo con la pittura, un’ amica ha portato una chitarra elettrica a quel punto ho cominciato a suonarla e mi sono accorta che era bellissimo, tutto questo anche probabilmente per il fatto che lo studio era di cemento e c’era un gran riverbero.
Non ha fatto altro che scrivere e suonare per settimane, tante persone venivano li ad ascoltarla e mi sono accorta di voler fare questo, ma di certo non mi ha esonerata da queste crisi proprio perchè è quello che sono, è quello che faccio.

-Come affronti tutto l’iter di promozione degli album? Dalle interviste, ai tour, alle recensioni? Ti senti ormai a tuo agio in questo frangente?

Ho una grande etichetta, ottimi promoter, ho brave persone dietro che mi aiutano, e mi piace fare interviste, portare la musica dove deve essere ascoltata, non mi pesa perchè faccio tutto quello che è necessario per portare la musica a chi vuole ascoltarla.

-Cosa ne pensi della critica musicale oggi? Avrai ricevuto moltissime recensioni, pensi che il mondo di internet abbia giovato e dato l’opportunità a tutti di mostrare il proprio talento oppure che sia più che altro un enorme calderone in cui troppi pensano di essere protagonisti di un frangente per cui non sono portati?

È una domanda difficile, io penso che non sia né più facile né più difficile adesso come non lo era in tempi passati, ora con internet ci sono cose che sono più facile rispetto a prima ma allo stesso tempo cose che sono più difficili, cose che erano difficili e cose che lo sono ora.
La questione delle recensioni ok le seguo, ma penso che non dovrebbero essere troppo personali, non piace a nessuno, una recensione alla fine non può davvero influenzare l’arte, non può.
Un giudizio che viene dato non rende bello o meno bello qualcosa che non lo è, certo non ne cambia la sostanza, non puoi misurare il peso di qualcosa sulla base di quello che altri dicono, sta all’ascoltatore.
Quello che cerca io è il contatto in un epoca dove tutto va molto di fretta, se si avesse solo una possibilità per mostrare quello che veramente si è sarebbe terribile, e un’ opportunità per poter avere la possibilità di mostrare al pubblico quello che sono, una cosa molto immediata, davvero.

Vi alleghiamo inoltre il file audio dell’intervista tradotta sia in italiano che in inglese.

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DATE DEL TOUR ITALIANO:

18.2. Forli / Diagonal
19.2. S.b.Tronto / Pink Rabbits
20.2. Bologna/ Modo Infoshop
21.2. Reggio Emilia / Red Noise
22.2. Livorno / Cinema Aurora
23.2. Cremona / Fico


Intervista: Chiara Manera
Speaker: Iacopo Galli Guglielmo Piacentini
Foto: Adriana Vernice
Video: Irene Simoncini
Regia: Nicolò Caltabellotta

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