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Speciale Demography interviste: Shed Of Noiz

Shed Of Noiz Il 26 marzo al Lumiere Pisa gli Shed of Noiz la band toscana della provincia di Livorno si esibirà per presentare il nuovo Lp Ad Sīdĕra prodotto con il processo collaborativo collettivo del crowdfunding con Musicraiser, noi di Demography siamo sempre sul pezzo, per cui abbiamo scambiato quattro chiacchiere con loro ed ecco il risultato.

- Dove nasce questo progetto?

Il progetto nasce nel lontano 2008 dall’incontro di Mattia, Mario e Giulio, metallari senza più né arte né parte, con Luca; con il nuovo vocalist la band si arma di nuovo entusiasmo (e coraggio) cambiando totalmente genere e ispirazioni, voltando sul’ alternative rock. Le influenze musicali sono le più svariate: dal post-rock allo stoner, passando al cantautorato italiano.

- Pubblicate a marzo il vostro nuovo album Ad Sīdĕra a due anni di distanza dal vostro disco d’esordio “Re:Son” cos’è cambiato? Qual’è stato il percorso che vi ha condotto da un album all’altro?

Qualcosa è cambiato! Abbiamo avuto una forte rivoluzione dal punto di vista creativo: in RE: Son le tracce sono state scritte nell’arco di 2 anni e il lavoro sotto questo punto di vista è eterogeneo, mentre in “Ad Sidera” in pochi mesi pieni di creatività artistica abbiamo buttato giù tutte le canzoni. La stranezza è che nel nostro ultimo lavoro ci sono tracce veramente agli antipodi anche se sullo stesso stile. Abbiamo variato molto!

-Vi sentite più maturi musicalmente parlando? Il vostro sound ha subito un evoluzione? Sicuramente abbiamo suonato molto e soprattutto ascoltato molto; prima di tutto abbiamo cercato di sviluppare un sound personale, che riesce a farti distinguere dal mare di altri gruppi emergenti. In questo disco abbiamo scritto musica senza seguire per forza un genere preciso o certi tipi di schemi, ma ci siamo sfogati scrivendo liberamente; infatti si va da pezzi stoner, altri quasi doom a cavalcate post-rock alla Mogwai .

- Il titolo dell’album che cosa significa?

“Ad Sidera” in latino significa “Verso le stelle”; cercavamo un titolo che trasmettesse molti concetti diversi, come quello del “viaggio” e della “fuga”, molto presenti nelle canzoni dell’album. Poi suonava bene.

-Avete un percorso preciso in mente? Dove vorreste arrivare?

Chissà, non ci diamo uno scopo! Diciamo che ci piacerebbe molto suonare in contesti sempre più importanti e riuscire a far conoscere ancor di più la nostra musica. Il prossimo anno magari ci iscriveremo a Sanremo.

-L’elaborazione del materiale creativo come nasce? Soprattuto l’elaborazione dei testi, come si sviluppa?

La parte musicale delle nostre canzoni spesso nasce da un riff ideato da qualcuno di noi che poi “improvvisando” e “jammando” facciamo delirare in qualche modo. Riordinando il tutto la canzone prende forma! Per quanto riguarda i testi Luca e Mario si sono scervellati in questo disco, lasciandosi più volte prendere da crisi di nervi; ne hanno riscritto alcune anche 3 o 4 volte!

-Preferite la vita in studio o l’esibizione live sul palco?

Nel gruppo siamo un po’ spaccati sotto questo punto di vista, ma alla fine credo che a tutti piaccia stare sul palco con un bel pubblico davanti! Quindi live tutta la vita.

-Il panorama indipendente italiano è morto o in continua evoluzione? Perchè?

Il panorama musicale indipendente italiano è tutt’altro che morto, il problema è tutto il resto! Di musica buona ce n’è, ma mancano locali dove suonare, e anche se trovi un’ esibizione sembra di far un piacere al gestore del club! Assurdo! Spesso i cachet sono ridicoli o inesistenti! Che fare? PERSISTERE e non suonare mai senza cachet, i proprietari dei locali vanno educati sul valore della musica.

-Pensate di poter fare la differenza in tutto questo?

La musica in Italia va a mode, e noi non siamo fra quelli che le seguono; tentiamo di suonare quello che ci piace. Il problema è nell’ incentivare l’ascoltatore medio al primo approccio alla tua musica, chissà che magari un giorno non si possa staccare da quel filo-folk/rock sociale che piace tanto.

-Pensate che qualcuno già ci stia riuscendo?

Qualche gruppo che ci piace e sta avendo un buon successo c’è, per esempio i Fast Animals & Slow Kids. Quello che dispiace è che tanti gruppi emergono solo per mode momentanee e non per meriti musicali. Siamo in Italia.

-I Social Network sono il veleno o la cura della diffusione musicale di qualità?

Sicuramente con l’avvento dei social network la diffusione della musica è molto ma molto più facilitata, così facendo siamo inondati da qualsiasi tipo di proposta musicale! Dalle più scadenti a quelle di qualità! Quindi boh, lasciamo giudicare agli ascoltatori!

Chiara Manera

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