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Speciale demography record store day: intervista a La Batteria.

La Batteria

In occasione del Record store day Demography intervista La Batteria, band di punta per lo show case pisano organizzato dal Sanantonio42 al Cinema Lumiere venerdì 17 aprile.

La Batteria uniti dal comune amore per le colonne sonore e le sonorizzazioni italiane degli anni ‘60 e ‘70, i quattro componenti sono veterani della scena musicale romana più trasversale, con esperienze che vanno dal post-rock progressivo (Fonderia), al pop (Otto Ohm, Angela Baraldi), al jazz sperimentale (I.H.C.), al hip hop (La Comitiva, Colle Der Fomento) fino alla world music (Orchestra di Piazza Vittorio). La band propone brani originali ispirati a quel suono e a quella scrittura così particolare che dominava la musica per immagini nel nostro paese negli anni che vanno dal 1968 al 1980.
Siete curiosi di sapere cosa ci siamo detti? Eccovi accontentati!
La Batteria
- Perchè vi chiamate La Batteria?

La Batteria non è riferito allo strumento musicale ma bensì al termine gergale della malavita romana per indicare un gruppo di persone che si uniscono per realizzare una rapina.

- A quanto leggiamo dal vostro bio, le contaminazioni de La Batteria vagano anche per la scena hip hop, incrociando i colle der fomento ma anche Lord Bean nella idealizzazione grafica del vostro logo. Qual’è il vostro legame con un movimento musicale molto diverso da quello cui voi appartenete?

Uno di noi, il batterista David Nerattini, è anche un produttore hip hop da più di vent’anni con lo pseudonimo Little Tony Negri, ha prodotto brani per Colle Der Fomento (“Sergio Leone”), Chef Ragoo, Ghemon, Amir, Assalti Frontali ed è stato componente con Ice One e DJ Stile del progetto La Comitiva.
Oltre a Luca Barcellona/Bean che ha creato il nostro logo dobbiamo ricordare anche Emiliano “Stand” Cataldo, storico writer romano, che ha realizzato la copertina.

- La parola vintage poi è molto utilizzata e si può dire vada quasi di moda, cosa si intende dal vostro punto di vista con “sound vintage”? È un’ispirazione o troppo spesso forse un’imitazione?

Per noi utilizzare strumentazione vintage non è stato un vezzo ma una necessità, nonché una possibilità visto che (il tastierista) Stefano Vicarelli possiede una vasta collezione di tastiere storiche degli anni 60/70 (organo Hammond, Rhodes, Clavinet, Mellotron, vari Moog etc etc). A livello di scrittura dei brani e di arrangiamenti poi è inevitabile il sapore “vintage” visto il tipo di musica a cui dichiaratamente c’ispiriamo, l’idea però è quella di proiettare quel suono e quella scrittura nel presente e di contaminarla con altre cose che ci piacciono e che sono in qualche modo compatibili con il nostro stile.

- Quali album e colonne sonore in particolar modo vi hanno segnato e formato?

Sarebbero tante le colonne sonore da citare e altrettanti gli album di library, limitandoci alla prima categoria però ecco una piccola playlist di cose che ci piacciono molto:
ENNIO MORRICONE – Città Violenta
BRUNO NICOLAI – Tutti I Colori Del Buio
PIERO PICCIONI – Colpo Rovente
GOBLIN – Suspiria
ALESSANDRO ALESSANDRONI – La Terrificante Notte Del Demonio
ARMANDO TROVAJOLI – Brutti, Sporchi e Cattivi
PIERO UMILIANI – Smog
STELVIO CIPRIANI – La Polizia Sta A Guardare
BIXIO-FRIZZI-TEMPERA – Vai Gorilla
GUIDO e MAURIZIO DE ANGELIS – Il Cittadino Si Ribella

- Suonerete al cinema lumiere in occasione del record store day, cosa ne pensate a proposito di questa iniziativa? Pensate sia solo un modo per poter fare promozione a particolari pubblicazioni oppure un vero e proprio evento culturale la cui fama aumenta di anno in anno?

Essendo noi stati “ragazzi” negli anni 80 e 90 ed appassionati di musica siamo letteralmente cresciuti nei negozi di dischi e quindi non possiamo che vedere con favore un’iniziativa come questa, che tende a valorizzare questi che sono veri luoghi di aggregazione e scambio culturale oltre che di commercio. Sono vere quindi entrambe le cose: è un modo per fare promozione (nonché per far vendere dischi a label e negozi) ed una iniziativa con una sua valenza culturale. L’importante è mantenere il giusto equilibrio fra le cose, senza che come al solito i “pesci grossi” si mangino quelli piccoli.

Chiara Manera e Guglielmo Piacentini

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