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Speciale Interviste Demography: Mandrake e il nuovo album Dancing with viga

Dancing with viga
Sabato 7 marzo all’Ex Wide di Pisa avremo la possibilità di ascoltare i livornese Mandrake in concerto, per l’occasione ovviamente abbiamo parlato con il leader del gruppo Giorgio Mannucci.
Ascoltando le sue risposte si comincia una sorta di itinerario scandito più che dalle nostre domande dai brani del loro ultimo album “Dancing with Viga” parlando della sua composizione, delle collaborazioni importanti che vanta e delle esperienze della band.

- Vi siete approcciati alla produzione di Dancing with viga come per Zarastro o c’è stata una sorta di evoluzione?

Zarastro” (“Time” è il brano di cui siamo più orgogliosi) è un disco nato tra il 2011 e il 2012 ed è stato registrato per scoprire cosa avevamo da dire e da dirvi.
Una registrazione low-fi, molto rapida, di cui siamo soddisfatti e che ci ha permesso di farci un po’ conoscere.
Dancing with Viga” è un disco pensato per un anno e registrato in 2 mesi. Un lavoro molto più intenso in tutte le sue fasi. C’è stato più tempo per arrangiare, pensare, scrivere. Un lavoro passionale, collettivo.

- Appena un brano ha un’orecchiabilità leggermente superiore alla media in Italia viene necessariamente etichettata come una canzone pop quasi nel senso dispregiativo del termine, noi non troviamo necessariamente che questo sia il vostro genere, l’apporto sonoro di una rosa di strumenti ampia e colorata (dagli archi al pianoforte) è una scelta artistica raggiunta per quale motivo?

E’ l’idea principale e primordiale che abbiamo della band ed è quella che vogliamo mantenere. Trovare diverse soluzioni, delle varianti, attraverso l’utilizzo di diversi strumenti; far incontrare la musica pop-folk con la compostezza classica.

- Cantare in inglese è una scelta volta ad indirizzare il vostro album ad un pubblico internazionale o magari solo per la musicalità della lingua? In Italiano non sarebbe lo stesso?

Non credo. è una lingua meno esportabile rispetto all’inglese.
Se cantiamo in inglese certamente cerchiamo di rivolgerci anche ad un pubblico più vasto e proviamo a superare i confini (come abbiamo già fatto con Zarastro).

Dancing with viga
- La collaborazione con Lisa Papineau com’è nata?

Abbiamo aperto al concerto dei Big Sir (duo composto da Lisa e Juan Alderete, ex bassista dei Mars Volta), a Livorno al The Cage Theatre, 3 anni fa. Noi presentavamo Zarastro e loro, dopo di noi, fecero un concerto bellissimo.
Lisa s’innamorò del nostro concerto e del nostro stile, noi delle sue performance.
Mantenemmo i rapporti e già rimanemmo con l’idea di poter realizzare qualcosa assieme un giorno.
Quando le scrissi dicendole che sarei andato in vacanza negli States con degli amici un paio di anni fa, lei ci ospitò nella sua casa a Los Angeles. Quella fu l’occasione per approfondire la nostra amicizia e per capire quale direzione dare a questa collaborazione
Una volta tornato a casa le spedii immediatamente una canzone che avevo scritto di cui parlammo a casa sua. All’inizio si chiamava “Two nice lovers”.. poi divenne “Two young lovers
Spero che sentirete prima o poi anche la versione primordiale: ukulele-voce Lisa. La signora ha una voce da brividi..

- In un universo di musica indipendente in cui si è quasi convinti che il cantautorato sia sinonimo di tristezza, drammaticità ed oscurità la freschezza di The End of the World realizzata in collaborazione con Sinfonico Honolulu stupisce piacevolmente, segna un distacco netto dal resto, durante il processo creativo come siete arrivati a questa scelta?

Se noti bene la canzone nel disco è stata messa quasi a metà, e soprattutto dopo l’Intermezzo “Tuscan moon” che spezza il percorso del disco e ne apre uno nuovo. Con “The End of the World” inizia il lato b…
E’ sicuramente insieme a “The Madam” l’altra canzone fresca e solare del disco. Non per caso il tutto è condotto da una banda di ukulele, uno strumento allegro per antonomasia…
E’ stata l’altra collaborazione importante del disco, quella coi Sinfonico Honolulu, orchestra di ukulele italiana tutta livornese, famosa per aver vinto il Premio Tenco 2013 con Mauro Ermanno Giovanardi con l’album “Maledetto colui che è solo“.
Il Sinfonico è una banda di amici e proposi proprio a Daniele Catalucci (bassista e arrangiatore, anche nei Virginiana Miller) di lavorare insieme a questo brano. é l’unico dei brani del disco, su cui non ha lavorato attivamente il resto della banda.

- Noi di Demography ci divertiamo a sapere il punto di vista dei gruppi che intervistiamo sul resto del panorama musicale italiano, il vostro qual’è? Pensate che sia ancora florido oppure ritenete che ormai sia diventato un ricettacolo di musica mainstream?

Siamo vittime un po’ del nostro passato e della nostra storia. Se in Inghilterra sulla BBC in prima serata fanno un documentario su David Bowie, noi, ci sorbiamo ore di speciali sull’incredibile e tanto desiderata riunion tra Albano e Romina.
Nei bassifondi c’è tanta bella musica e tanta bella gente che si fa il mazzo per sfondare. Ma si fa veramente il mazzo e ha difficoltà a mettersi in mostra come si deve… Mancano i soldi, le infrastrutture.
La televisione poi è uno shaker di reality inutili e talent show tristissimi che generano divi usa e getta.

- San Francisco è stata scritta dopo un viaggio negli States, com’è stata quell’esperienza? Che realtà musicale avete trovato?

San Francisco l’ho visitata insieme a due miei amici…Fu un viaggio di 20 giorni a giro tra California e Arizona.
A San Francisco ci fermammo 4 giorni e fu tutto incredibile. Più che la realtà musicale vivemmo l’atmosfera della città, le sue colline, le sue luci, il mare, i numerosi senzatetto, il tram, il Golden Gate.
é questo che, grosso modo, ha ispirato la canzone. Nel video che ho montato, dopo aver trovato un documentario degli anni 50 che ritrae proprio questa città, c’è anche quello di cui ti sto parlando.

- “Ghost in me” è l’unico pezzo scritto in collaborazione con l’autore livornese Emiliano Dominici, avete notato un approccio alla parola diverso dal vostro?

Il testo di “Ghost in me” ha un approccio diverso nella scrittura rispetto al resto dei brani.
Emiliano ha una grandissima capacità di scrittura in italiano, che ha già dimostrato a tanti coi suoi due romanzi, ed è padrone della lingua inglese (essendo inoltre professore di tale lingua).
é un testo molto bello. Emiliano ci ha fatto un gran regalo.

- Come vorreste che si evolvesse la vostra situazione attuale? Avete un obbiettivo preciso come proposito di questo 2015?

Fare ancora più date e andare all’estero: Germania e Stati Uniti. Sarebbe un sogno.
Finire a suonare in qualche festival per l’estate.
Cercare di sfruttare tutto l’anno per promuovere questo album, che ha in serbo tante cose.

- Uno (o più) album che sono stati fondamentali per la vostra formazione musicale?

The Beatles: Revolver
The Strokes: Is This It
Sufjan Stevens: Illinoise
Sondre Lerche: Two Way Monologue
Pearl Jam: No Code
Lucio Dalla: Dalla

Chiara Manera

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