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[storytelling] C’è tempo

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‘Toutes les familles heureuses se ressemblent, mais chaque famille malheureuse l’est à sa façon’.
Una zanzara, penso.
Poi provo a ripassare a mente quello che ho sentito: è francese.
Nulla di strano, dentro ai miei timpani i due suoni finiscono per confondersi completamente.
È buio ma non so che ore sono, accendo la luce per vedere se tutto è al suo posto. In effetti tutto è dove lo avevo lasciato.
Solo la copia di Anna Karenina che stava sul mio comodino non c’è più, questo sì che è strano.
È sempre stata lì da quando vivo in questa casa, a raccogliere polvere e umidità e ritagli di giornale che non voglio leggere davvero, ma che non voglio neanche perdere. E allora li tengo lì dentro, nel mio personale cofanetto del postposto che non potrebbe essere altrimenti che un grande classico della letteratura russa.
Non mi sono chiesta cosa avrei provato se mai l’avessi perso, se tristezza, o indifferenza, o un’altra manciata di stati d’animo pieni di z, brutti da dire, brutti da sentire. Semplicemente mi bastava vivere inconsapevole di averlo sempre vicino, e di questo è fatta la quotidianità, d’inconsapevolezza, ciò che accade si svolge e tu non devi stare lì a preoccuparti di giocare con gli eventi ad essere Dio, facendo o disfacendo. Sei uomo e ci rimani, ma l’abitudine ti ha elevato a superuomo e ti ha dato accesso ad un olimpo meno barocco ma decisamente più confortevole di quello col tavolo riservato alle divinità, infatti nel tuo puoi permetterti il lusso sfacciato di vivere per sottrazione, cioè senza far nulla, nell’attesa che ti venga voglia di fare la rivoluzione.
Giungo a questa conclusione e sento gli occhi sbarrarsi automaticamente, capisco: ho bisogno di Anna Karenina, perché senza, perdo la convinzione di poter scegliere l’ordine degli eventi in modo da ritardarne l’arrivo o la scadenza. È verità che il tempo si può manipolare, allungare fino all’infinito e questa bella iperbole me la posso godere tutta quanta, fino a quando non decido di fare una scelta. Almeno fino ad ora è stato così. Ma adesso sto pensando ad altro, i miei pensieri sono pieni zeppi di z: sono terrorizzata.
Anna, dove ti sei cacciata? Ti sei sentita abbandonata un’altra volta, vero? Volevo leggerti, lo giuro, ma l’università, la corsetta prima che faccia buio… Dai Anna, ma perché devi sempre scappare? Guarda che alla fine di questa strada c’è il passaggio a livello, io te l’ho detto!
No. Ovviamente le implorazioni con lei non funzionano.
Riprovo: ‘Anna, tesoro, luce della mia vita, non ti farò niente’ e aggiungo un ‘vieni qui’ quasi sussurrato perché nemmeno io credo nei miei buoni modi e del resto non volevo essere delicata, ho sonno, e in fondo ho già letto cinque interminabili capitoli, di cos’altro hai bisogno per tornare da me? Vuoi sentirti dire che per me sei l’unica?
Dev’essere dura per un uomo avere a che fare con una donna. La curiosità di capire davvero quanto ha fatto una reazione con la mia essenza che a volte mi confonde e a volte mi soddisfa. Anche con Anna è così, conduco io il gioco, però in autodifesa. E vado avanti per tutta la notte ma Anna mica è scema, i trucchi del mestiere li conosce.
Anna non torna. Mi viene la tachicardia, devo sedermi.
E chiudo gli occhi perché non serve vedere per capire che quello che ho attorno sta cambiando, adesso mi è ostile, non esiste la possibilità infinita di far tutto esattamente quando ti sei deciso a farlo, i bivi e le incertezze ora sono nemici, e se tutte queste turbolenze non fossero già abbastanza sento di nuovo il ronzio che mi ha svegliato. È l’incipit più bello di tutta la bibliografia universale, presente e futura, l’inizio della Karenina, che vuol farmi beffa ritorcendosi contro di me e parlandomi in francese. Mi sento svenire.
Respiro, prima della fine.
Poi con le ultime forze che mi restano le dico, con calma: sai che c’è?
Stattene pure lì dove vuoi. Sei tu quella bisognosa di una colonna a cui appoggiarti.
E se hai scelto il conte Vronskji è perché essere incapace d’essere felice, ti piace. Cambierò fonte d’ispirazione.
E sì, se stai pensando di me che sono un’egoista, lo sono.
Un’egoista piena di sonno e infatti ora me ne vado a dormire.
E non disturbarti a farti trovare o a rifarti viva, posso sempre trovare un’altra soluzione ai miei guai col tempo.
Ma è adesso tardi, ci penso domani.

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