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“Suburra” o Dell’arte del noir politico

Suburra, il nuovo film di Stefano Sollima, tra genere noir e cronaca politica

suburra-locandina-lowedcwaSe confrontiamo i casi di collusione tra politica e criminalità organizzata e i noir italiani degli ultimi anni, l’impressione è che ci sia una sorta di ibridazione tra realtà e fiction. La generale tendenza alla de-differenziazione di questi due ambiti della vita sociale è confermata da un dato macroscopico: la politica italiana, soprattutto quella dell’ultimo ventennio, si è notevolmente alimentata attraverso l’importazione di genere e linguaggi propri di forme di spettacolo quali la commedia e persino la pornografia (a riguardo Fabio Dei, Pop-politica. Le basi culturali del berlusconismo, 2011); al contempo, letteratura e cinema hanno desunto dalla cronaca l’ispirazione necessaria per denunciare, talvolta profetare, il collasso dell’attuale sistema politico.

L’ultimo film di Stefano Sollima, Suburra, ancora oggi al cinema, è interessante anche da questo punto di vista. Il soggetto del film è l’omonimo romanzo di Giancarlo De Cataldo e Carlo Bonini (Einaudi 2013), opera letteraria che anticipa in modo impressionante gli intrighi dell’associazione politico-malavitosa “Mafia Capitale” emersi solo nell’ultimo anno. Un noir ispirato alle tendenze criminali della politica odierna ha dunque ipotizzato uno scenario che si è dimostrato fondamentalmente solidale ai fatti solo in un secondo momento accertati: la fiction ha preceduto la realtà, la realtà si è confusa con la fiction.
Punto di partenza di Suburra è dunque la diagnosi della contemporaneità, mentre la sua conclusione è la proposizione della metafora della fine di un mondo: la scena d’apertura – la scelta del papa di dimettersi – è in evidente rapporto con una delle ultime – le dimissioni del presidente del consiglio, evento cui allude il termine “Apocalisse” che ricorre nella scansione temporale della storia, ambientata appunto nei 7 giorni del 2011 che precedono la crisi del governo Berlusconi.

Pierfrancesco Favino in una scena del film. fonte: http://images.everyeye.it/img-notizie/suburra-online-il-trailer-del-nuovo-film-di-stefano-sollima-235889-1280×720.jpg

È evidente anche soltanto da una simile indicazione che questi episodi non sono semplicemente il riflesso di due importanti fatti di cronaca dell’Italia contemporanea ma una vera e propria metafora del crollo di ogni punto di riferimento secolare e religioso. Stato e chiesa, bacati fin nel loro marcio cuore da infiltrazioni malavitose, collassano irrimediabilmente insieme ai personaggi del film, si auto-cadaverizzano perché di fatto ormai sterili, malati, snaturati. Questo contesto “apocalittico” è rafforzato dallo sfondo ambientale, una Roma che nulla ha a che vedere né con la città pittoresca di quella vuota riproposizione neoromantica di un presunto idillio italiano che è To Rome with Love di Woody Allen (2012) né con la Roma barocca e mondana de La grande bellezza di Paolo Sorrentino (2013): più cupa che nei vecchi thriller di Dario Argento, la Roma di Suburra è una novella Gomorra, una “Sin City” iperrealistica all’italiana, una città del malaffare dominata da droga, puttane, politici corrotti, potenti clan d’origine rom (di recente nell’occhio del ciclone della cronaca per i tanto contestati funerali dei Casamonica) e cosche mafiose di ogni tipo. È poi una Roma infestata dalla pioggia.  Forse perché nella città eterna il sangue non smette mai d’esser versato. D’altronde, come dice Samurai (un personaggio interpretato nella scena da Claudio Amendola e nella realtà extra-scenica dal Re di Roma Massimo Carminati), è Roma la vera assassina. Così, mentre altri muoiono, i sopravvissuti si crogiolano sotto la pioggia alla vana ricerca di una purificazione, di una redenzione dal contagio del sangue, che comunque non avverrà.

fonte: http://movieplayer.it/articoli/suburra-sollima-e-il-suo-cast-raccontano-i-mali-di-roma-e-del-nostro-p_15008/

Una scena di Suburra. fonte: http://movieplayer.it/articoli/suburra-sollima-e-il-suo-cast-raccontano-i-mali-di-roma-e-del-nostro-p_15008/

Chi è impermeabile a questa catastrofe umana è, come sempre, la mala politica. Del resto, the show must go on. Così, crollato l’impero del partito di maggioranza (di cui il politico interpretato da Pierfrancesco Favino è esponente), alla mafia basterà semplicemente cercare altri referenti politici, «…magari dall’altra parte», propone Samurai con un tocco di gattopardismo.
Suburra è pertanto un film che va oltre la mera fiction, un film che da un lato sfocia nell’universale, dall’altro sbocca direttamente nella realtà: colpisce che proprio in questi giorni l’Urbe sia travagliata dal vuoto di potere – l’ennesimo – sancito dalle dimissioni del sindaco Ignazio Marino. Ancora una volta la politica ha fallito… o meglio ha trionfato nel suo aspetto più noir.
In effetti, se qui in Italia siamo molto bravi nel noir politico, ciò dipende dal fatto che abbiamo una politica noir scritta, diretta e interpretata dai migliori delinquenti che ci sono in circolazione. Una politica di serie B, ma pur sempre “d’autore”, più adatta agli appassionati del genere che ai politologi. Inutile allora chiedere a un politico un parere sul film: come ha scritto il fondatore di Nocturno Davide Pulici, «Di Suburra – capolavorissimo – a destra diranno che è un film di sinistra. E a sinistra che è un film di destra. I critici cinematografici, in compenso, diranno solo fesserie».

Dino Ranieri Scandariato

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