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Dai taxi al Congresso: la doppia morale del PD

Osservatore Televisivo – Renzi va negli States e nella ditta volano gli stracci: Orlando ed Emiliano si candidano contro di lui. Intanto, a Roma, infuria la protesta dei tassisti contro l’emendamento Lanzillotta, eppure il PD sembra non sentirla.

Osservatore Televisivo - Congresso PD, Matteo Renzi e Roberto Giachetti

Osservatore Televisivo – Congresso PD, Matteo Renzi e Roberto Giachetti

Chissà quale deve essere il vero PD. Quello cioè che passa dalle parole di Matteo Renzi post Referendum: “Il mio errore è stato perdere di vista le esigenze dei cittadini – con il condimento delle ultime di tre giorni fa – Voglio evitare la scissione ma non si va avanti a colpi di ricatti”, a quelle di Michele Emiliano: “Basta logoramento, si è superato il livello di guardia – e aggiunge – Renzi ha fretta perché non vuole rinunciare alla posizione dominante”, fino poi alla risposta perentoria di Roberto Giachetti che, dagli sgabelli di Piazza Pulita, prende posizione contro la “rivolta” dei tassisti a Roma arringando la solita Virginia Raggi: “Il sindaco non dovrebbe scendere in piazza a solidarizzare, quanto garantire il servizio pubblico (mobilità)”.

Insomma la colpa, anche questa volta, sarebbe della giunta pentastellata che non solo non reprimerebbe i riottosi – sia mai –, ma che scende in piazza con loro, sottointeso, magari aprendosi ad un elettorato tipicamente schierato a destra. Non sarà invece che il problema nasca dalle norme inserite in quello “splendido strumento” normativo che è il Decreto Milleproroghe? Per di più contando l’emendamento Lanzillotta che straccia di fatto le licenze taxi, equiparando noleggi e altri servizi a quello già offerto dai cosiddetti tassinari. Il PD però fa finta di nulla, anzi si affanna nel proprio sermone interno: tutto quello che non è “sinistra” sembra non dover importare alla politica italiana, rischio “lepenista”, “trumpista” e anche “trappista” vista la scoperta dei sette nuovi esopianeti – riedizione in salsa democratica del kolossal guzzantiano “Fascisti su Marte” – sia mai qualcuno si lasciasse sfuggire l’occasione di far propaganda.

Rimanendo in tema stellare, per raggiungere il sistema Trappist-1 un astronauta impiegherebbe circa otto anni, mentre sulla terra ne passerebbero quasi 800, con il risultato di vedere cambiare tutto istantaneamente una volta che “il gatto non c’è”. Praticamente quello che succede anche dalle parti di Botteghe oscure: Renzi vola alla Silicon Valley, non fa in tempo ad atterrare che già tutti i suoi “compagni” gli hanno fatto le scarpe – o meglio ci hanno pensato –; così funziona il partito di maggioranza in Italia. Domenica sera c’è Orlando in studio a Faccia a Faccia di Minoli, mercoledì a la Gabbia Open tocca ad Emiliano che non si nasconde dietro ad un dito: “Siamo già in campagna elettorale. Mi avvantaggio visto che il segretario è lontano”.

Intanto, sotto ai palazzi del potere si addensano uomini e donne di tutte le età vogliosi di mostrare il proprio malcontento contro le prese di posizione ultraliberiste di un Governo ogni giorno più impalpabile che mai. Le immagini sono crude ma vere, Formigli le mostra in tv e si becca anche un bel tweet al veleno con tanto di esposto all’Agcom, mittente il PDino Ernesto Carbone. Evidentemente la relatività “einsteniana” colpisce ancora, mostrandoci un deja-vu di rampante berlusconismo: editti bulgari e bavagli tout court un tanto al chilo. Ricapitoliamo: a parole, il PD è pronto ad inteloquire con i cittadini, in real gli unici a venire a contatto con i manifestanti sono nell’80% dei casi – stando bassi – poliziotti in assetto anti-sommossa.

Renzi però non molla e dalla piana di Santa Clara aggiorna il proprio diario: “Prima o poi il futuro ritorna”. Guardando poi il nugolo di sparuti avversari, nonché il loro pedigree, si capisce bene come la leadership dell’ex sindaco fiorentino possa dirsi ancora marmorea. Come argomenta Travaglio nel corso di Otto e mezzo: “È lì per studiare se c’è vita su Marte o un antidoto al populismo. Sarebbe bastato andare nella piazza dei tassisti e degli ambulanti che il suo governo aveva deciso di fregare con un emendamento notturno”. Ecco, noi gli consigliamo di tornare magari con qualche scoperta importante, capace semmai di mettere a posto molti errori ed “orrori” messi a punto proprio negli ultimi tre anni di legislatura (la sua). Faccia però in fretta, il tempo scorre in maniera differente sui due lati del globo, chissà che al suo ritorno non si ritrovi ad essere già troppo vecchio.

Stefano Mastini 

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