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TELEFONIAMOCI! Il cellulare protegge dall’Alzheimer e diventa umanoide

Il cellulare. C’è chi lo ama a tal punto da non poterne mai fare a meno, tanto da dormirci anche la notte, chi invece ne è talmente esasperato che lo chiuderebbe volentieri dentro un cassetto e getterebbe via la chiave.

Specie durante gli ultimi tre anni, si è iniziato a guardare con sospetto il nostro “principe”  della comunicazione via etere: studi più o meno recenti evidenziano come le onde elettromagnetiche da questo generate  rappresentino alcuni tra gli agenti che promuovono la cancerogenesi, che un suo intimo e costante contatto con il corpo umano (per esempio tenerlo abitualmente in tasca) possa esser causa di sterilità e che un suo utilizzo smodato possa provocare l’insorgenza di  scompensi acustici e di equilibrio, specie in soggetti di età avanzata.

Ma da oggi, anche questo nostro fondamentale strumento di comunicazione, per cui si è tanto parlato -in negativo-  in questi ultimi anni di hi-tech revolution, può finalmente vantare delle “virtù” benefiche per il nostro organismo.

La rivoluzione, infatti, sembra stia proprio dietro l’angolo: una recente scoperta, dimostrata da una ricerca condotta su roditori da Gary Arendash della University of South Florida e pubblicata sul Journal of Alzheimer’s Disease.
Gli esperti hanno esposto per due ore al giorno, per 7-9 mesi, un gruppo di topolini a onde elettromagnetiche ad alta frequenza identiche a quelle emesse dai cellulari mentre li usiamo. Parte dei topolini erano destinati ad ammalarsi di demenza senile, parte erano già malati, altri erano sani. Le onde del telefonino hanno impedito che i topolini predisposti all’Alzheimer si ammalassero, hanno migliorato la memoria di quelli già malati e hanno potenziato la memoria di quelli normali.

Dunque, l’esposizione prolungata alle onde elettromagnetiche del cellulare potenzierebbe le capacità mnemoniche e proteggerebbe dal morbo di Alzheimer, migliorando appunto la memoria “divorata” da questa malattia.

Ma l’excursus sulle proprietà positive del nostro amico cellulare non finisce qui! Per i fanatici del settore arriva infatti dal Giappone una grande novità: Il telefonino diventa un essere umano in miniatura. Ha le sembianze di un umanoide e una consistenza che al tatto ricorda la pelle. Tale prototipo è stato costruito con l’obiettivo di far sentire più vicina la persona con cui si sta parlando, magari un partner dall’altro capo del mondo.

L’insolito cellulare è stato mostrato da Takashi Minato, uno dei ricercatori dellAdvanced Telecommunications Research Institute International (Atr) che l’ha messo a punto. Corpo e lineamenti sono molto stilizzati, potrebbe raffigurare un uomo o una donna, un anziano come un giovane.

Si presenta di colore bianco, è poco più grande del palmo di una mano, ha un microfono inserito nella testa dell’omino e il petto che diventa blu quando lo si utilizza e rosso se l’apparecchio è in stand by.

Quello che dovrebbe farlo sembrare il più possibile un essere umano è poprio il materiale utilizzato per l’involucro, che non solo dà la sensazione della pelle al tatto, ma può anche riscaldarsi o raffreddarsi! Non c’è alcun display con i numeri e non è ancora chiaro come potrà essere utilizzato per telefonare. Ma i ricercatori che lo hanno sviluppato – un consorzio di cui fa parte, oltre all’Atr, anche l’università di Osaka – sperano di aggiungergli funzioni sempre più sofisticate, come i comandi vocali e le immagini, e di lanciarlo sul mercato nel giro di 5 anni.

Insomma, si preannuncia un’ epoca di revanche per i nostri amici cellulari.

E poi chissà, magari all’alba del nuovo millennio i nostri pronipoti si ritroveranno tra le mani un cellulare umanoide che migliora la salute, stimola la fertilità e incrementa la longevità. In Scienza tutto è possibile…!

Giulia Marino per The Scientist

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