Oppure copia e incolla questo link dove vuoi!

tell me 5ive: Cristian Chironi

Cristian Chironi racconta ai microfoni di radioeco “My house is a Le Corbusier”, viaggio abitativo nelle architetture di Le Corbusier.

Cinquant’anni fa moriva il più grande maestro dell’architettura moderna, Le Corbusier, e ancora oggi migliaia di architetti, studenti o semplicemente amanti delle arti si emozionano di fronte alle infinite sfaccettature della sua produzione artistica. Un impegno pluridisciplinare il suo, che fortunatamente è ancora ben visibile ai nostri occhi grazie ai tanti progetti realizzati. Ma come si vive all’interno delle sue architetture? La misura spaziale regolata dal modulor è percepita dall’uomo che le abita? E il colore, quanto influenza l’esperienza abitativa?

L’artista Cristian Chironi, grazie ad una borsa di studio della Fondation Le Corbusier, sta compiendo un viaggio all’interno delle architetture del maestro, con lo scopo di approfondire il tema dell’abitazione nel complesso periodo storico in cui viviamo.

L’esperienza è partita da Bologna, in cui Chironi ha vissuto nel Padiglione dell’Esprit Nouveau (ricostruzione del 1977 su progetto originale del 1925), per poi proseguire a Parigi, all’interno dell’appartamento al settimo piano dell’Immeuble Molitor, e arrivare all’Appartamento 50 dell’Unité d’habitation di Marsiglia dal quale ha gentilmente risposto alle nostre cinque domande.

Come e quando nasce il progetto “My house is a Le Corbusier”?

Tutto comincia nel 2010 a Orani, dopo una chiacchierata con Daniele Nivola, in compagnia della sua famiglia e di mio padre. Daniele è figlio di Francesco (detto Chischeddu) a sua volta fratello di Costantino Nivola, artista internazionale, che ha condiviso con Le Corbusier una collaborazione e amicizia di lunga data.
Durante la conversazione, Daniele mi raccontò che nella seconda metà degli anni Sessanta Costantino Nivola affidò alla famiglia di suo fratello un progetto firmato da Le Corbusier, con l’auspicio che lui e i figli muratori, in procinto di costruire una nuova casa, seguissero scrupolosamente le istruzioni contenute all’interno. L’importanza di questo lascito non fu però capita.
Tempo dopo Costantino notò che la casa costruita non corrispondeva per nulla alle caratteristiche del progetto che, a detta della famiglia, “non aveva né porte né finestre e assomigliava più a un tugurio che a una casa”. Costantino Nivola reagì riprendendosi quel progetto, di cui oggi non si conosce più il destino.
Nel 2014 incappai online nel bando della Fondation Le Corbusier per l’assegnazione di una borsa di studio per artisti e partecipai prendendo spunto da questa storia, individuando nell’episodio il potenziale narrativo per un’analisi di una serie di relazioni nel contemporaneo legate al concetto di comunicazione, lettura e interpretazione, con conseguenti implicazioni linguistiche e socio-politiche.
Successivamente con l’aiuto di Bénédicte Gandini, architetto conservatore della FLC, proposi al direttore Michel Richard l’idea di poter vivere in più case di Le Corbusier tendendo conto, in un periodo storico di difficile e precaria stabilità economica, dell’impossibilità di possedere una casa di proprietà. Nello stesso tempo mi prendevo nel cambio di baratto la libertà di abitare le case di Le Corbusier presenti al mondo.
Diciamo che nessuno credeva che questo progetto sarebbe in realtà mai partito e invece oggi mi ritrovo a risponderti dall’Unitè d’habitation di Marsiglia, all’interno dell’Appartamento 50, che Jean-Marc Drut e Patrick Blauwart, mi hanno concesso di abitare.

La borsa di studio della Fondation Le Corbusier le ha permesso di vivere un’esperienza, oltre che invidiabile, fortemente pragmatica, se consideriamo che lo stesso Le Corbusier riteneva necessario “camminare” dentro un’architettura per comprenderla fino in fondo. Come vengono scelte le diverse tappe del progetto, e quale sarà la prossima?

Vengono scelte volta per volta, non c’è un programma determinato. A seconda delle occasioni, del tempo e delle possibilità. Mi piacerebbe che la prossima tappa fosse in Svizzera, ci stiamo lavorando.

Finora ha avuto modo di abitare tre progetti tra i più esemplari dell’opera di Le Corbusier: quanto l’esperienza di residenza influisce sulla sua espressione artistica e che suggestioni le hanno suscitato le opere in cui ha vissuto fino a oggi?

Abitazione dopo abitazione comincio a conoscere sempre di più Le Corbusier, che non è solo un grande architetto, ma anche un artista che si cimenta in più campi con grande qualità. L’ambiente di vita è l’espressione creativa di Le Corbusier. È un grande privilegio abitare queste opere, lo faccio con familiarità e disinvoltura, sarà per il legame che Le Corbusier aveva con gli “oranesi”, come con Costantino Nivola. Anche il muratore oranese Salvatore Bertocchi ha avuto a che fare con Le Corbusier, lavorando nell’unità in cui mi trovo.
Vivere all’Esprit Nouveau di Bologna è stato come stare dentro a un cantiere di idee: aperture, ponteggi, cemento, carriole. Le suggestioni si possono vedere direttamente nelle pagine del progetto presenti sul sito www.cristianchironi.it oppure nella pagina facebook My house is a Le Corbusier, che uso come una sorta di diario giornaliero.
Trovo corretto aver iniziato questa esperienza con il padiglione dell’Esprit Nouveau, perché è da lì che veramente inizia un discorso preciso dell’opera di Le Corbusier e la cellula numero 50 dell’Unité d’habitation in cui mi trovo ora è simile.
Al 24 NC a Parigi ho cercato il dialogo con i vicini di casa, il quartiere e l’ambiente in cui ero immerso, incidendo sul mio rapporto con la casa.
A Marsiglia, invece, è come vivere dentro un transatlantico: la costruzione trae spunto dalla funzionalità e praticità delle grandi navi. Da questa somiglianza sto intraprendendo un nuovo viaggio nell’abitare in relazione con il Mediterraneo, soffermandosi sulle urgenze che caratterizzano l’attualità.

Al centro della sua ricerca artistica c’è il tema dell’abitare contemporaneo, inteso nella sua accezione storica e sociale, già oggetto di profonde riflessioni da parte di Le Corbusier (machine à habiter in “Ville Radieuse”). Che differenza ha trovato, relativamente al concetto dell’abitare, tra il padiglione dell’Esprit Nouveau (progetto del 1924) e l’Appartment 50 all’interno dell’Unité d’habitation di Marsiglia (1945) nel quale si trova in questo momento?

Io ho abitato l’Esprit Nouveau a Bologna, ricostruito da Giuliano Gresleri e Josè Oubrerie nel 1977. Lì ho trasformato il Diorama in uno studio per lavorare, mentre qui a Marsiglia non ho la possibilità di vivere un ampio spazio di lavoro, in quanto quelli presenti al piano 9, sul terrazzo, sono occupati da altre persone o Istituzioni. La mia ricerca all’appartamento 50 si è adattata alla misura dello spazio che abito, giustamente. È anche vero che ho utilizzato le strade presenti nell’Immeuble per lavorare con il mezzo del video e la fotografia, o l’ampiezza e la libertà presenti in terrazzo, per fare una performance senza l’aiuto di materiali, ma solo con la presenza fisica.
L’Esprit Nouveau è posizionato nel quartiere fieristico di Bologna, lontano da svaghi e servizi che incidono sulla vita che conduci. Il padiglione, se correttamente gestito, potrebbe essere la chiave giusta per valorizzare al meglio l’intera aerea, al di là degli appuntamenti fieristici.
Nel padiglione rimani più concentrato sul rapporto tra te e l’architettura che ti ospita. All’Unitè d’habitation la dimensione privata è unita a quella pubblica e la preferisco. C’è un rapporto costante con il prossimo, zone pubbliche, la parte commerciale, i bambini dell’asilo che giocano in terrazzo, etc. Spesso trovi le porte degli appartamenti socchiuse e non chiuse a chiave, come nella strade dei piccoli paesi, gli abitanti qui mantengono la fiducia verso il prossimo. È un segno molto importante di questi tempi.
Alla Citè Radieuse ho maggiori comfort; la cucina è attrezzata, c’è la doccia e il riscaldamento funziona, particolari che a Bologna mancavano. C’è sempre il sole qui e la vicinanze del Mediterraneo ti dà energia.

LC diceva:
“ La polychromie, aussi puissant moyen de l’architecture que le plan et la coupe. Mieux que cela : la polychromie, élément même du plan et de la coupe … Ces Claviers de couleurs font appel à l’initiative personnelle, après l’avoir placée sur des bases authentiques. Ils me paraissent pouvoir devenir un instrument de travail exact et efficace qui permettra d’établir rationellement, dans la demeure moderne, une polychromie strictement architecturale, accordée à la nature et aux nécessités profondes de chacun.”  *

*Le Corbusier, Polychromie architecturale – da lescouleurs.ch 

In che modo l’uso del colore influenza la vita di chi abita le architetture di Le Corbusier?

Il colore ti aiuta a relazionarti meglio con l’ambiente, accompagna i tuoi stati d’animo, scandisce il tempo della giornata in sintonia con la natura. C’è un colore per l’ambiente di lavoro, per il relax e per il sonno. In questo momento, seduto alla scrivania del volume basso, se alzo gli occhi dalla tastiera del computer e mi volto, vedo a destra un giallo pastello, seguito dalla porta scorrevole nera, una frazione di bianco e un verde pastello che introduce il panorama alla finestra. Il rapporto dentro-fuori è costante, come nelle altre due abitazioni. È un valore necessario. La mattina mi sveglia la luce filtrando da una tenda color giallo pallido, che diventa di un’altra tonalità quando incontra il marrone e il blu marino. Sembra prenda sostanza trasformandosi in un corpo pieno di forma rettangolare.

© Cristian Chironi – FLC

© Cristian Chironi – FLC

© Cristian Chironi – FLC

Ci piacerebbe, infine, che ci lasciasse con uno stimolo musicale legato al periodo trascorso nelle architetture di Le Corbusier.

Raramente ascolto musica quando sono dentro le opere di Le Corbusier. Mi piace sentire i rumori della casa o dell’ambiente circostante, per capire meglio la mia posizione. Però c’è un progetto interno che si chiama My sound is a Le Corbusier, dove la musica è determinante. All’Esprit Nouveau ho invitato Francesco Brasini, che ha eseguito un orchestrazione delle misure dello spazio indicate nella pianta, trasformandole in musica. Per lo Studio-Apartment di Parigi, sono stati alcuni membri del Chœur de Radio France, ad interpretare attraverso la voce la partizione. A Marsiglia oltre a Brasini, sono presenti Massimo Carozzi e Alessandro Bosetti, ognuno con le proprie caratteristiche e tutti e tre eccezionali.

Il pezzo che ho scelto per concludere l’intervista a Cristian Chironi è di Iannis Xenakis, poliedrico artista greco (compositore, architetto e ingegnere) che ha arricchito l’opera di Le Corbusier con composizioni spaziali e musicali.
Concret PH, brano sperimentale del 1958 composto per il Padiglione Philips all’Expo ’58 di Bruxelles, era il pezzo che accompagnava i visitatori all’ingresso e all’uscita del padiglione.

EVENTI

Cristian Chironi sarà presente a Firenze  il 10 e 11 dicembre per due giornate di studio sul pensiero di Le Corbusier. A un passo da Le Corbusier, strategie abitative nel XXI secolo si terrà presso lo spazio espositivo Le Murate a Firenze, mentre nella sede del DiDA, in Via Micheli 2, saranno proiettati i video realizzati dall’artista per l’occasione
L’evento è promosso dal DiDA e dal Comune di Firenze in collaborazione con L’Institut français di Firenze e la Fondation Le Corbusier.

Vi segnaliamo infine la mostra Le Corbusier a Firenze, la cui inaugurazione si terrà il 10 Dicembre alle 18:30: saranno esposte le ricostruzioni delle maquette dei modelli di architetture messe in mostra a Palazzo Strozzi nel febbraio del 1963 e sarà proiettato un video che documenta i viaggi di Le Corbusier in Toscana.

post di questa categoria

Piefrancesco Davigo: "L'Evoluzione della Corruzione"

Piercamillo Davigo all...

Piercamillo Davigo all’unipi: “L’Evoluzione della Corruzione”

20170421_182407

Gabriele del Grande li...

Gabriele del Grande libero subito!

ATP

eventi in Toscana: Si...

eventi in Toscana: SickTamburo live e molti altri| ATP #76

0001

WOM FEST: il festival ...

WOM FEST: il festival della musica indie arriva a Lucca

ultimi post caricati

risotto viola

Risotto Viola alla Mel...

Risotto Viola alla Mela e Limone

Press conference- Marquez, Rossi e Viñales - MotoGP.com

Rossi “sei” primo!...

Rossi “sei” primo! La febbre delle due ruote

Itaca exwide (2)

Itaca – L’...

Itaca – L’amore è tornato in città – “itaca mi manchi” release party @ Ex Wide [live report]

Osservatore Televisivo - Sigfrido Ranucci e lo scandalo dei vaccini, Alessandra Moretti PD

Topi e vaccini: bufale...

Topi e vaccini: bufale un tanto al chilo

Commenti