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Tell me 5ive: Luca Ballarini

Luca Ballarini, Founder e Creative Director di Bellissimo, inaugura la nuova rubrica del blog di Radioeco dal nome Tell me 5ive: cinque domande con le quali cercheremo di conoscere meglio personalità di spicco del panorama artistico contemporaneo italiano.

ballarini polaroid-1Reduci dall’entusiasmante esperienza di Club To Club, non possiamo esimerci dal fare una chiacchierata con Luca Ballarini, colui che è riuscito a rendere il festival torinese uno degli eventi italiani imprescindibili per gli appassionati di grafica per la comunicazione abbinata alla migliore musica da club.

Bellissimo, partner creativo di C2C sin dagli esordi, ha curato anche la campagna di comunicazione di quest’anno dal titolo “Saluti da Club To Club”. Per l’edizione della definitiva affermazione del festival è stato scelto il tema della cartolina, emblema popolare di un’Italia nostalgica, abilmente impreziosita con una grafica dal sapore retrò, che ha fatto venire a tutti la voglia di comprare un francobollo e spedirla agli amici rimasti a casa.

Quanto è importante la comunicazione visiva per un festival musicale della portata del Club to Club?

È fondamentale. La musica ha la capacità di emozionarci e portarci in un’altra dimensione: io credo che la grafica possa —e debba— fare lo stesso. Uno degli obiettivi è sicuramente attrarre l’attenzione, e informare. Ma poi bisogna anche creare delle emozioni, delle associazioni, dei ricordi. Troppo spesso la grafica contemporanea vuole solo fare “un buon lavoro”, magari per essere in linea con le tendenze del momento. Noi lavoriamo su territori diversi. Ripensiamo costantemente l’identità verbale e visiva del festival, per andare oltre e sfidare i codici visivi più frequenti. Come dice Matthew Herbert, “Music is the only place where I can have freedom in my life”. Ecco: per noi è la stessa cosa, con la grafica. E siccome in questo caso la grafica parla di musica, è una libertà al quadrato. 

E’ molto interessante analizzare l’evoluzione della grafica legata al festival, e a questo proposito abbiamo apprezzato moltissimo la scelta di dedicare un’area degli spazi dell’Absolut Symposium all’esposizione dei vostri precedenti lavori per C2C. Il percorso di questi 15 anni ai nostri occhi appare lineare, coerente e innovativo, per questo ci piacerebbe conoscere il processo che genera la campagna comunicativa: quali dati vengono raccolti dalle passate esperienze e dove si cercano nuovi input?

I quindici anni del festival erano un’occasione perfetta per ripercorrere l’evoluzione della grafica di Bellissimo per Club to Club. Abbiamo voluto mettere in luce la marcata sperimentazione visiva insita in ogni lavoro. Grafica, fotografica, stilistica, compositiva. E in effetti, mettendo tutti i 15 anni in fila, alla fine anche noi abbiamo notato la coerenza e l’innovazione. Ne siamo molto fieri.
I dati raccolti dalle passate esperienze sono moltissimi, ma sono anche valutazioni molto personali, emotive, indistinte. Non abbiamo sicuramente mai fatto un lavoro analitico sul pubblico e sulla percezione della comunicazione visiva per capire quali soggetti fossero piaciuti di più e perché. È solamente un dialogo costante tra di noi, e ovviamente anche tra noi (tutto il team creativo di Bellissimo / Luca Ballarini) e Sergio Ricciardone e le altre persone di Club to Club.

Quali aziende si rivolgono a Bellissimo e cosa cercano esattamente?

Aziende che creano prodotti e progetti di alta qualità, che credono nell’innovazione, che sanno di fare qualcosa di unico, e che hanno moltissima passione per ciò che fanno. Sono aziende e imprenditori che danno molto valore alla cura, all’efficienza, alla velocità. Come noi. Non sono solo multinazionali o grandi aziende brillanti e ambiziose, sono anche piccole realtà a conduzione familiare o startup, virtuose e coraggiose. In Bellissimo vedono il partner ideale per dare forza alla loro personalità e comunicare con chiarezza ciò che li distingue sul mercato. Noi sappiamo ascoltarle, ci mettiamo nei loro panni e capiamo quali sono le sfide. Solo a quel punto cominciamo a lavorare, e lavoriamo poi con uguale impegno e concretezza sia sull’identità verbale e su quella visiva. Infatti, nel nostro studio crediamo che ogni bravo designer debba anche essere un po’ un editor, e viceversa.

Sappiamo che il segreto della vostra bravura sta nella cura dei dettagli. A questo proposito: come mai la decisione di “tagliare” il logo di C2C? E’ un’intuizione che è l’emblema del superfluo che diventa necessario.

È stata un’intuizione di Barbara Villanova, mia partner nella vita e nello studio. È stata una scelta vincente, legata sia al tema visivo di quell’anno (La Schermidora, 2007), sia alla volontà di aggiornare e rendere distintivo il logo originale di Club to Club creato nel 2002 e composto in Helvetica Neue Extended.

Con l’ultima campagna di comunicazione “Saluti da”, la città di Torino viene abilmente tirata dentro lo slogan sancendo l’ormai acclamata importanza del festival per il luogo che lo ospita. Siamo curiosi di sapere la genesi di quella che sembra essere la scelta vincente in un momento in cui raccontare di essere stati in un posto è importante tanto quanto l’esserci stati.

La genesi è abbastanza curiosa in effetti: una sorta di pensiero laterale, difficile da spiegare. È andata così: in una delle prime riunioni tra il team di Bellissimo e quello di C2C, Sergio Ricciardone (direttore artistico del festival) propose che il tema dell’edizione 2015 fosse “Ha da passà ‘a nuttata”, la celebre frase della commedia “Napoli Milionaria” di Eduardo de Filippo.
Io —pur amando la frase e il messaggio— feci notare che il significato non era di immediata comprensione per tutti, e soprattutto che per il pubblico internazionale del festival sarebbe stato impossibile capirla. Sapevamo che l’obiettivo di quest’anno era sparigliare le carte, comunicare con codici differenti (tra cui la cartolina vintage) e anche marcare con ironia la distanza rispetto a altri festival italiani e internazionali di musica, che inseguendo la formula magica e “graphically-correct”, si dimenticano di divertirsi e si dimenticano che esiste la possibilità di seguire strade alternative. 

Proprio quando la discussione sembrava arenata, ripensai alle cartoline, e alla cosa che ci fa venire voglia di spedirle: salutare chi è rimasto a casa. Così dissi che il tema poteva essere proprio quello: Saluti da Torino, saluti da Club to Club. Sergio e gli altri ci dormirono sopra un paio di notti. Poi Sergio mi chiamò e mi disse: il tema sarà quello che hai proposto tu.
Sono contento che sia piaciuto così tanto, soprattutto mixato con la grafica “monstre” che abbiamo creato. L’intenzione era proprio che fosse semplice, diretto, ironico e popolare. È stato un successo, ed era giusto che fosse così.

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Photo credits: bellissimo1998.com

Mentre lavora, Luca Ballarini ascolta…

Per molto tempo per concentrarmi, soprattutto la mattina presto da solo in studio, ho usato l’album Tierbeobachtungen di Jan Jelinek, o il primo disco di Pole.

Intervista a cura di Marianna Cristofaro e Iacopo Galli

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