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TERREMOTI E DISASTRI: PREVENIRE SÌ, MA COME?

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La Notte dei Ricercatori è passata ormai! Noi di Radioeco, tra interviste e dirette abbiamo fatto un giro tra gli stand della manifestazione e abbiamo voluto fare qualche domanda al geologo Carlo Meletti riguardo a terremoti e altri disastri.

Venerdì 30 settembre in 52 città italiane si è svolta l’edizione annuale de “La Notte dei Ricercatori”, un’iniziativa promossa nientemeno che dalla Commissione Europea al fine di diffondere la cultura scientifica tramite seminari divulgativi, spettacoli, visite guidate e tanto altro ancora.

A Pisa l’evento ha avuto luogo in diverse zone della città a partire dal pomeriggio presto sino alle 24 con il concerto conclusivo dei Betta Blues Society accompagnato dalla Dj Session di Francesco Caruso per “RadioEco”. Per chi, come me, vive in universo parallelo rispetto a quello scientifico ed avverte il senso di nausea non appena sente blaterare di biotecnologie, nanotecnologie ecc., sicuramente è risultato gradevole tentare di capire sin dove si estende il campo delle scienze. Erano infatti presenti stands dedicati non solo alle scienze ma anche all’alimentazione o all’E-Team (la squadra corse dell’Università di Pisa che la nostra radio in passato ha seguito in più occasioni), spaziando dall’inquinamento all’ingegneria robotica, da giochi per bambini alla Costituzione; a tal proposito ricordiamo che la Carta Costituente all’art.9 afferma che “la Repubblica promuove (…) la ricerca scientifica e tecnica”.

Ora, volendo tralasciare come sia possibile che, nonostante la rilevanza costituzionale data alla ricerca, il 73% dei ricercatori italiani tra i 25 ed i 40 anni abbia deciso di emigrare, siamo rimasti incuriositi da uno stand in particolare, cioè quello dell’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia), dedicato prettamente al terremoto che ha interessato varie zone del centro-Italia verso la fine dello scorso Agosto, a cui ci siamo rivolti per capire se, come e quando è possibile evitare disastri come quelli che noi tutti conosciamo. Qui abbiamo avuto la possibilità di parlare con Carlo Meletti, un geologo che ha svolto la sua attività di ricerca presso il Gruppo Nazionale per la Difesa dei Terremoti del CNR, al Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa nonché autore di oltre 180 tra pubblicazioni, presentazioni e poster a congressi nazionali e internazionali.

imageDavanti a noi abbiamo una tabella sul terremoto di Amatrice con una serie di dati e grafici relativi a risentimento sismico, deformazioni, sequenze sismiche. Provi a spiegare a chi di sismologia capisce poco e niente cosa stanno ad indicare questi dati.

Queste sono sia informazioni che avevamo prima del terremoto sia informazioni che abbiamo raccolto dopo il terremoto visto che negli ultimi 30 anni si è verificata nel centro-Italia una serie di sequenze, si pensi al sisma di Norcia del ’79 o a quello di Gubbio dell’84. L’unica zona rimasta scoperta era, guarda caso, quella presso cui è avvenuto il terremoto del 24 agosto scorso nonostante non fosse possibile sapere con certezza quello che, poi, sarebbe successo. La sequenza, invece, registra le scosse che si sono succedute a partire dalla prima notte in quella zona e sinora se ne sono verificate 13000.

Sappiamo bene che non si possono evitare i terremoti ma, pensando al Giappone, ci rendiamo conto di come non tutti i terremoti provochino danni di entità pari a quelli verificatisi ad Amatrice o in Emilia o in Irpinia. Se non è possibile prevedere, come si può prevenire?

Nel caso di Amatrice abbiamo constatato che i crolli dipendono esclusivamente dalla vulnerabilità degli edifici, molti dei quali costruiti con pietre tonde raccolte dal fiume mentre bisognerebbe utilizzare pietre squadrate. Prevenire si può e si deve, soprattutto con il supporto della tecnologia e da questo punto di vista l’Italia è all’avanguardia. Il problema si pone in relazione ai costi, anche se costruire strutture anti-sismiche oggi è molto meno caro rispetto a vent’anni fa tant’è vero che il materiale di ultima fattura costa solo il 5% in più di quanto costi il materiale datato che, tra l’altro, può anche essere adeguato e migliorato. Proprio ad Amatrice le case che sono state ritoccate da un adeguamento non sono crollate, pertanto è bene che sia i privati cittadini sia le amministrazioni prendano provvedimenti con degli interventi che, per quanto possano sembrare dispendiosi, in maniera graduale effettuino gli adeguamenti necessari anche perché i costi che dobbiamo sostenere per riparare i danni dei terremoti sono superiori a quelli che dovremmo supportare per prevenire. Basti pensare che paghiamo ancora i danni causati dal terremoto in Irpinia.

A proposito di costi, durante una puntata di Porta a Porta Vespa e Delrio, attuale Ministro delle Infrastrutture, discutevano di come il sisma possa costituire un’opportunità per rilanciare l’economia con la costruzione di cantieri…

Questa è una grandissima idiozia. Ricostruire, tra l’altro a spese di tutti i contribuenti, aumenta indubbiamente il debito pubblico, diversamente la prevenzione può creare ricchezza. Faccio un esempio: verso la fine degli anni ’90 la Regione Toscana ha dato a fondo perduto venti milioni di lire ai privati di determinate località nell’ambito di interventi di miglioramento anti-sismico. In questo modo non solo sono stati incentivati i cittadini a migliorare le proprie abitazioni ma anche alcune imprese edili ci hanno guadagnato investendo nella tecnologia.

Una percentuale che va tra il 20% ed il 50% dei decessi durante gli eventi sismici è causata da comportamenti sbagliati. Data la frequenza con cui avvengono tali eventi in Italia, specialmente nel centro, in che modo si può educare la gente su come comportarsi in questi casi?

Intanto dobbiamo considerare che l’ultimo terremoto non è stato anticipato da alcuna scossa premonitrice ed è durato pochissimi secondi, quindi probabilmente chi in quel momento si trovava in quelle zone non ha avuto il tempo di mettersi al riparo, d’altra parte se le persone si informassero sulla sicurezza delle abitazioni in cui vivono correrebbero meno rischi.

Ci sono delle zone privilegiate che sono immuni da fenomeni sismici?

No, nessuna zona è completamente esclusa da possibili terremoti. I territori considerati non-sismici sono la Sardegna e il Salento anche se nella regione insulare si è registrato un terremoto di magnitudo 5.5 mentre il Salento ha talvolta risentito di scosse che si avvertono al di là dell’Adriatico e potrebbe anche risentire di un’eventuale terremoto proveniente dalla Basilicata. Per queste due zone, come tutta la costa, in compenso si pone il problema maremoto, come già accaduto nel 1743 nel Canale di Otranto.

 

Farouk Perrone per RadioEco

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