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The Beethoven touch. Mullova e Giacometti incantano il Verdi

Non potevamo mancare al primo appuntamento de “I Concerti della Normale” per il 2013. Ancora una volta il Teatro Verdi è stato la piazza ideale per un incontro ravvicinato con due interpreti di gran levatura, come la violinista moscovita Viktoria Mullova e il pianista Paolo Giacometti. Il repertorio del concerto prevedeva tre sonate di Beethoven per violino e pianoforte: la Sonata n. 4 in la minore op. 23 e le due famose Sonate “La Primavera” e “Kreutzer”.

Eravamo asserragliati dentro il Verdi già in tempo per le prove del concerto, in modo da scattare qualche foto e pregustare un po’ di anticipazioni sulla serata. Giacometti ha provato per molto più tempo rispetto alla Mullova, suonando il fortepiano in solitaria. Le prove a due si sono concentrati sui passaggi più complessi delle opere proposte, ovvero quelle parti che richiedevano più “carattere” e un maggiore affiatamento sincronico tra i due strumenti. Le prove si sono svolte con i due musicisti abbigliati “in borghese”, ed è stato un po’ come entrare nella vita quotidiana di due grandi artisti, che si cimentano nella ripetizione di una serie di battute sino a raggiungere la perfezione tecnica nell’esecuzione.

I due parlavano molto: da quel che si è potuto intuire, Giacometti è un interprete molto aperto alle richieste della compagna di esecuzione, persino simpatico nel modo di porsi. La Mullova ci sorprendeva con un’ottima conoscenza dell’italiano, mentre ogni tanto il fortepianista usava degli aggettivi in olandese per esprimere delle modalità con cui eseguire alcune battute.

 

I repertori scelti non rendono dominante uno strumento sull’altro  ma rappresentano la prima testimonianza ufficiale della nascita del duo pianoforte-violino con accezione moderna. Le tre sonate, composte nel periodo che va dal 1800 al 1805, si collocano in un periodo di passaggio tra la fase giovanile e la maturità di Beethoven e testimoniano anche l’evoluzione estetica della sonata per violino che, da genere da “salotto”, si trasforma in genere da sala da concerto. La monumentale Sonata op. 47 “a Kreutzer” mostra, con l’ampia estensione dei movimenti, proprio questa ambizione. Peraltro questa sonata richiede un grande impegno agli esecutori, con la presenza di virtuosismi. Anche “La Primavera”, per quanto contenga temi “idilliaci” e mozartiani, prevede una forte tensione tra i due strumenti e i temi. Lo stesso vale per la Sonata op.23, che possiede un insolito carattere luminoso, con tempi veloci, e una grazia sorridente che potrebbe ricordare Schumann nel secondo movimento.

La Mullova è assolutamente nel suo “campo” con questo programma, in quanto proprio di recente ha inciso un disco con il fortepianista Kristian Bezuidenhout dedicato alle Sonate di Beethoven, di cui tre su quattro sono state accolte nel repertorio proposto al Verdi di Pisa. L’esecuzione è stata di grande interesse per la scelta filologica di adottare il fortepiano come strumento, che ha spinto Giacometti ad un’altra taratura dei livelli sonori e dell’interpretazione, visto il suono meno forte e la risonanza più breve rispetto al pianoforte.

L’esecuzione nel complesso è perfetta dal punto di vista tecnico, e altrettanto perfetto è stato l’interplay tra i due strumenti. “La Primavera” e “Kreutzer” hanno sollevato e amplificato il carattere dei due musicisti. Grande la presenza di pubblica e anche la risposta con cui questo repertorio è stato accolto. Per concludere in bellezza, la Mullova ha regalato come encore il terzo tempo della Sonata in sol maggiore op. 30, sempre di Beethoven. Noi dal palco reale del Verdi ci siamo pure alzati in piedi per applaudire, felici di essere stati trasportati per un paio d’ore nello spirito della rivoluzione beethoveniana.

Giuseppe F. Pagano

Redazione Musicale
(foto dell’autore, tutti i diritti riservati)

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