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The Heart & The Void: Smashing your house [live report]

the heart & the void

The Heart & The Void, progetto solista del cagliaritano Enrico Spanu, ha visto la luce del suo secondo EP “A Softer Skin” a Dicembre scorso e proprio qualche giorno fa è uscito il primo video estratto “Love her like the Morning”.

Domenica scorsa The Heart & The Void regala un secret show pisano a un pubblico ristretto. Noi di Radioeco non ce lo facciamo sfuggire e ve lo raccontiamo!

 

 

“Il giovane Bob Dylan” lo hanno definito alcuni, altri lo hanno paragonato a James Taylor o The Tallest Man on Earth per restare in tempi più odierni. Non si possono di certo negare le influenze folk di The Heart & The Void, ma io preferisco non associarlo ad altri artisti,
non in the heart & the voidquesto contesto, non in questo live, perché i secret show sono un’esperienza così intima e singolare che è difficile, se non impossibile, paragonare ognuno di questi concerti a qualcosa già vista o sentita in passato, per quanto il genere possa avvicinarsi sulla sfera musicale.

The Heart & The Void è sì un progetto solista, ma è un progetto di incontri: il cuore e il vuoto, il folk e il pop, Enrico Spanu e noi, venti persone o poco più che si incontrano in un giorno di primavera in una casa che si affaccia sull’Arno per dimenticarsi per un’oretta del fastidioso caos domenicale e dell’afa troppo precoce.

Siamo tutti stanchi, si sa, la domenica è giorno di riposo per tutti, Enrico mette le mani avanti, scusandosi un paio di secondi prima di pizzicare la chitarra se non sarà al cento per cento delle sue forze, noi siamo più rilassati che mai e sprofondiamo sulle comode poltrone viola, che chi è già stato a casa Princi conosce fin troppo bene.

the heart & the voidThe Heart & The Void inizia a prendere forma per la prima volta nel monolocale pisano. Uno scheletro appoggiato al muro scruta la situazione e sembra quasi che sia lì a giudicare. Dalle finestre arriva una luce calda, dal pubblico improvvisamente solo silenzio, i suoni semplici dalle corde della chitarra acustica, la delicatezza da quelle vocali. Dopo un paio di canzoni quasi sussurrate, Enrico cerca di rompere il ghiaccio con la chitarra elettrica presa in prestito da Davide Cappai, l’organizzatore dei secret show pisani, gli Smashing Your House. Enrico lo ringrazia, non solo per la chitarra ovviamente, ma per avergli dato la possibilità di esibirsi. “Spero vada tutto bene nella vostra vita” è l’augurio che fà a tutti noi che lo stiamo silenziosamente ascoltando prima di The Morning After, dal primo EP Like A Dancer, un pezzo, che come dice lui stesso, parla di innocenza.the heart & the void

Enrico scherza, ci dice che ci farà qualche cover, magari Get Lucky o l’ultima di Rihanna. Banale dire che non è esattamente il suo genere, ma non si fa in tempo nemmeno a pensarlo che parte I Want You, cover di Bob Dylan, per dare alito a chi lo paragona proprio a lui. Sappiamo tutti che toccare classici della musica è pericoloso, cosí come sappiamo che ci sono musicisti che, se pur bravi, non sanno farlo, perché magari lontani dal genere, altri che sanno farlo ma il prodotto finale risulta una copia del pezzo originale, altri ancora che, apportando le modifiche opportune, riescono a personalizzare il brano, a renderlo proprio, a produrre qualcosa di nuovo senza però intaccare l’originale con arrangiamenti superflui e suoni inutili. The Heart & The Void rientra senza ombra di dubbio nell’ultima categoria.

Il live ritorna ai pezzi autentici dell’ultimo EP A Softer Skin. Chitarra acustica ed elettrica si alternano. La scaletta è improvvisata, alcune canzoni non sono ancora state pubblicate, altre non hanno ancora nemmeno un titolo e le nostre orecchie sono ben contente di essere tra le poche privilegiate a sperimentare i primi ascolti. Enrico ci dice che sente un’aria tesa, ci incita a dare segni di vita, a raccontarci, noi rispondiamo con timidi sorrisi, ma non credo che l’aria che si respira trasudi negatività, siamo semplicemente rilassati e talmente catturati da quello che sta succedendo al centro di quella stanza, tra cavi, casse, computer, microfoni, che non vogliamo distrarre la nostra attenzione con la futilità di parole che possono trovare spazio in altri momenti.

Si giunge a quella che Enrico preannuncia la fine. Ha suonato nove pezzi. Ne manca solo uno e poi saremo costretti a ritornare alla realtà. “We’re all coming down to the ground”, i versi di quello che crediamo sia stato l’ultimo pezzo echeggiano tra i pochi e snelli spazi vuoti tra le poltrone. 

the void“Indovinate questa!”. Enrico, nonostante il preavviso di stanchezza, che, ora posso dirlo, non si è affatto sentita, ci fà un ultimo regalo. “I’ve just seen a face, I can’t forget the time or place where we just met”: non è di certo difficile individuare già dalle prime note i versi beatlesiani. Evidentemente voleva lasciarci in bellezza, per farci ricordare che lui era di quella terza categoria di musicisti quando mette le tonsille sui classici. E così, ci lascia, intonando gli ultimi versi completamente in acustico, senza l’ausilio del microfono, rendendo quegli ultimi secondi ancora più intimi.

Ma The Heart & The Void non mi lascia solo con questo. Mi fà dare un senso al suo nome. Mi lascia con il cuore pieno di soddisfazione, semplicità, tristezza, bellezza, malinconia, i tipici paesaggi che il folk sa regalarmi e quel senso di vuoto che affligge ogni volta che sensazioni, suoni, immagini, sapori e profumi giungono alla fine di un viaggio.

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