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[Recensione in anteprima] The Lady in the Van

L’offerta dei film di quest’anno al London Film Festival è veramente eterogenea e originale, come vi avevo già anticipato nel mio primo report. Fra tutti i film selezionati dal BFI, sicuramente non potevo non parlare di una chicca di questa edizione: The Lady in the Van, diretto da Nicholas Hytner, è un film in perfetto stile e umorismo inglese girato nella capitale britannica. Letteralmente “la signora nel furgone” (restando in attesa della traduzione ufficiale del film in italiano), l’opera presenta una genesi complessa, proprio perché si rifà a una storia realmente accaduta, in cui le curiosità e i colpi di scena non esitano a mancare.

THE LADY IN THE VAN

Era il 1970 quando lo scrittore e drammaturgo Alan Bennett si trasferisce a Londra, nel quartiere di Camden Town. Alle prese con un vicinato rappresentato essenzialmente dalla classe media inglese, con i suoi pregiudizi e il suo perbenismo retorico, Bennett sarà l’unico ad aiutare Miss Shepherd, signora anziana che vive in un furgoncino lungo Camden High Street, tanto che la stessa finirà per parcheggiare proprio nel viottolo davanti casa dello scrittore rimanendoci per 15 anni, fino alla sua morte. Questa è la storia vera, che poco si discosta dal libro e dall’opera teatrale del 1999, nati proprio dall’ispirazione che Bennett ha tratto da questa bizzarra convivenza. Ecco quindi che il film è un riadattamento del play di successo di 16 anni fa, e vanta la collaborazione dello scrittore ancora in vita con un’atipica frizzante energia da ottantunenne. La pellicola vede anche la recitazione di Maggie Smith (attrice premio Oscar, che vi ricorderete sicuramente nel ruolo di Minerva McGranitt nella saga di Harry Potter) nei panni della protagonista, ruolo che aveva già interpretato nell’opera teatrale del ’99.

 

THE LADY IN THE VAN“It’s London, nobody thinks nothing” si sente dire nel film da Alan Bennett – interpretato brillantemente da Alex Jennings – quando tutti si interrogano sul perché aiutare una vecchietta a tratti irriverente e a tratti cordiale che vive in un furgone che ha grezzamente dipinto di giallo. Per uno scrittore le storie sono materia prima, ecco che vediamo rappresentato uno sdoppiamento della coscienza del personaggio: Alan scrittore e Alan uomo che molto spesso cercano di mediare e trovare il giusto mezzo per interagire con Miss Shepherd, che arriva addirittura a usare la corrente elettrica della casa del drammaturgo per guardare la tv all’interno del furgoncino. Altro dualismo è quello sulle figure femminili: una mamma borghese, apprensiva e spesso assente, è in perfetta opposizione a Miss Shepherd che invece è al pari di una senzatetto onnipresente nella vita di Bennett. Lo scrittore inizierà a conoscere pian piano la nuova vicina, scoprendo una forte fede religiosa (Mary Shepherd prega tutti i giorni nel suo furgoncino) e un folle amore-odio per la musica. Tutti i segreti dietro la personalità della vecchietta verranno scoperti da Bennett solo dopo la sua morte, tanto da decidere di farne una vera e propria opera da pubblicare: infatti, come le aveva detto la Shepherd “you don’t put yourself in what you write, you find yourself there”.

THE LADY IN THE VAN

Grazioso, eccentrico, ironico e spiritoso, The Lady in the Van non è la classica commedia, ma un vero e proprio gioiellino di questo festival. Un misto di teatro con tanto di scambio di ruoli e di confusione fra realtà e finzione, che riempiono di brio lo spettatore, incuriosito e commosso dalla vicenda. Con una fotografia leggera viene ritratta la Londra degli anni ’70, di certo più immacolata rispetto ad oggi, ma sempre multiculturale e mai eccessiva. La sceneggiatura, curata dallo stresso scrittore, – tanto da rischiare di essere banali definendola autentica – riesce a trasportare il pubblico nella comprensione e nella dialettica dei personaggi e nella loro interazione. La colonna sonora incentrata sull’amore del piano della protagonista è la scelta ideale per la delicatezza e l’epoca descritta. Volendo prendere in considerazione anche il lato impegnato dell’opera, potremmo analizzare come le persone reagiscono riguardo l’accoglienza, in passato come nella contingenza del presente, verso chi non ha la fortuna di avere una casa. Rimanendo invece sulla semplicità si può scorgere la bellezza nello scoprire le storie che tutti gli esseri umani portano con sé, da un passante a un vicino di casa inaspettato. In Inghilterra direbbero “outstanding”, per l’italiano basta “eccezionale”?

Ecco il Trailer!

Volete saperne ancora dipiù? Ecco qualche curiosità sul film!

-       Durante la conferenza stampa Maggie Smith (81 anni) afferma che alla sua età è stato faticoso girare le scene aggrovigliata in un furgone, e per questo è stata un’esperienza del tutto nuova rispetto a quella teatrale pure interpretando lo stesso personaggio.

-     Per Alan Bennet, anche lui 81enne, non ci sono segreti, ma “it’s a blessing to be able carry on workind […] the energy comes from people who sourround you” (è una benedizione essere ancora in grado di lavorare, e questa energia è dovuto soprattutto dalle persone che ti circondano). Lo stesso svela alla stampa quanto i soldi non fossero rilevanti per Miss Shepherd, tanto che ripulendo il furgone dopo la sua morte, ha trovato fra le cianfrusaglie spicci e banconote per un valore di 600 pounds (quasi 1000 euro).

-       Il regista Nicholas Hytner svela che, essendo Camden Town diventato uno dei centri della movida londinese, un lunedì all’inizio delle riprese ha sorpreso una coppia in amorevole atteggiamenti che aveva dormito durante il week-end all’interno del furgoncino utilizzato nel film.

Alessio Foderi per Radioeco

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