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Toni Servillo al Polo Carmignani

Giovedi’ 5 Maggio si è tenuto al Polo Carmignani  un incontro con Toni Servillo, in occasione del quale è stato presentato il libro della Professoressa Anna Barsotti “Il teatro di Toni Servillo. Con dialogo”.Presenti in aula, oltre a Toni Servillo e Anna Barsotti, il Professore Molinari e il co-autore Carlo Titomanlio.

Toni Servillo circondato da studenti

Toni Servillo circondato da studenti.

 

L’incontro ha riscosso molto successo, difatti l’Aula Magna era gremita di persone, perlopiù studenti e professori, appassionati e fan di Toni Servillo, attore totale,  indimenticabile al cinema nei ruoli pluripremiati di Giulio Andreotti ne “Il Divo” e Jep Gambardella ne “La Grande Bellezza”. Servillo è anche e soprattutto un grande attore da tutto esaurito a teatro, dove da anni porta in giro centinaia e centinaia di repliche, tra le ultime Le voci di dentro di Eduardo de Filippo.

A introdurre la presentazione il Prof. Molinari, il quale ci ha spiegato che l’opera non tratta solo dell’ambito teatrale ma esplora anche quello cinematografico in una prospettiva diacronica.

“La prima parte dell’opera è dedicata a Servillo attore, mentre la seconda a Servillo come regista. Servillo non si definisce un’artista ma un’interprete. Il suo viso ricorda per certi versi Greta Garbo, per altri Totò: è un viso che passa dall’immobilità ad una grande mobilità espressiva inaspettatamente, è una faccia comune ed è per questo che si presta cosi’ bene ai primi piani(…)”

Toni Servillo all'esterno del Polo Carmignani.

Toni Servillo all’esterno del Polo Carmignani.

Concluso il suo bell’ intervento, la parola è passata a Toni Servillo, il quale ha catturato l’attenzione dell’intera aula con le sue indubbie capacità comunicative, proponendo una lezione di teatro, ma soprattutto di vita veramente emozionante.

Il libro dà suggerimenti per chi è interessato al teatro in generale, non esiste un mio teatro, mi metto al servizio dei testi, lavoro al loro interno come un paguro nel suo habitat. Mi sento un’attore militante. Spesso sono ricordato solo come attore cinematografico ma in pochi sanno che nella sua vita ho fatto solo 20 film, mentre solo negli ultimi 3 anni ha fatto circa 1200 repliche teatrali. E’ importante essere attori versatili, ho conosciuto un ragazzo che mi ha riferito di aver passato con me un’intera settimana ascoltando un giorno un mio audiolibro, un altro vedendo alla televisione una mia opera e nel fine settimana vedendomi una volta a teatro  e l’altra al cinema. Questo ragazzo mi ha dato spunto per pensare a quale deve essere il ruolo dell’attore al giorno d’oggi:  deve essere  versatile e proporsi in ambiti diversi senza mai scadere nell’ovvietà, nell’eccesso o nella ripetività. L’attore deve sentirsi indipendente ed avere il coraggio di dire di no alla comodità di fare sempre le stesse cose ,buttarsi e pensare prima di tutto a ciò che giova al proprio pubblico. In una società che si sta disumanizzando il teatro è una dimensione dove lo spettatore si deve sentire compreso, il pubblico si deve sentire parte della messinscena e non un elemento estraneo. Io amo un teatro che suggerisce delle questioni, pone dei problemi e aiuta le persone ad orientarsi nella vita di tutti i giorni. Nella relazione con il teatro capisco il senso del mio mestiere. Più si recita più lo si capisce, la relazione con il pubblico si affina. Va trasmesso al pubblico qualcosa di complesso. Il teatro è caos dove serve tutto e niente, come nella vita. Il teatro si fa come un piatto improvvisato spesso, con quello che si ha.

Per quanto riguarda l’utilizzo dei cellulari in teatro: stiamo assistendo ad un alienazione dal senso puro del teatro. Io non ci sto quando vedo i cellulari illuminati perchè significa che il pubblico non è più disposto a credere che li davanti sul palco c’è una persona che sta vivendo assieme allo spettatore, che siamo un tutt’uno. Con la tecnologia si è creato un distacco tra pubblico che assiste e attori che recitano, un’alienazione: tutto ciò è tragico. C’è bisogno di disponibilità del pubblico ad accettare che esiste un’altra parte dell’esistenza, come nella lettura di una poesia: bisogna partire da una condizione di irrealtà per andare oltre nel reale. Sto cercando di imporre questa mia visione anche nel cinema. Inutile dire che dove mi sento più a casa è il teatro,  poi che “Agg fa” se La Grande Bellezza ha vinto l’Oscar non è colpa mia.

Ho avuto la fortuna di conoscere Sorrentino, con cui ho iniziato il mio sodalizio artistico nel 2001. Quando mi hanno chiamato per la notte degli Oscar la sera prima recitavo ad un teatro a Bari, ho preso un aereo notturno e sono volato a Los Angeles, il giorno dopo ero a Padova di nuovo sul palco. Non c’è Oscar che tenga, se la sera a teatro il pubblico è moscio e non risponde quella frustrazione rimane nel tuo cuore molto più che la gioia della vittoria di un Oscar. La voce di un’attore ricrea, con le sue altezze e pause, la sua esperienza più intima del mondo. La voce è una testimonianza di vita misteriosa ma efficacissima e questo è proprio del teatro. Le repliche sono il momento più bello del teatro perchè fanno uscire dal testo sorprese che nello spazio chiuso delle prove non può scaturire. Quando il teatro si apre alla vita e ai pubblici più disparati si rivela assieme al suo pubblico. Ho sempre fatto tante repliche poichè penso che recitare tanto serva a valutare la qualità dei personaggi, del testo e del pubblico a cui ti proporrai in futuro. L’attore come il poeta, che fa accadere una cosa che prima non esisteva, crea l’illusione di esistere. I grandi attori con la loro capacità di creare aspettative, darsi e ritrarsi, creano l’illusione di esistere e questa è la magia del teatro. Come in un triangolo amoroso, l’attore strizza l’occhio al suo pubblico come ad un’amante, all’insaputa di sua moglie, che è il testo.”

Toni Servillo appena concluso l'intervento.

Toni Servillo appena cocluso l’intervento.

L’incontro si è chiuso con le parole della Prof.ssa Anna Barsotti, la quale ha ringraziato i presenti e spiegato le ragioni del titolo dell’opera:la carriera di Servillo è difatti a tutti gli effetti un repertorio dove ha scorto elementi che si ripetono.

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Report di Elena Alei e Isabel Viele

Foto di Elena Alei

 

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