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[recensione + intervista] Tony Cattano Ottetto – L’uomo poco distante

tony cattano front

E’ uscito da qualche mese l’ultimo disco del Tony Cattano Ottetto, dal titolo L’uomo poco distante, per la Fonterossa Records. Sarebbe un vero peccato lasciare che questo evento ci lasci indifferenti, non tanto per il calibro dell’artista di cui stiamo parlando, quanto per il prodotto realizzato.

Nelle note di copertina, Cattano racconta dei tempi in cui, sfilando nella banda di paese, accompagnava i funerali e vedeva l’uomo poco distante: colui che nei cortei funebri partecipa a distanza dal feretro, nessuno lo conosce, non è un parente, ma in qualche modo ha un legame con il defunto e cammina con il suo dolore.

Nel disco viene fatta una fedele e vicina descrizione dei suoni e delle emozioni che gravitano intorno alla morte, alla vita in suo contrasto, al funerale, ai defunti. Nella traccia che apre il disco, titletrack, si percepisce lo strazio di una perdita, suoni forti in contrasto con un caos fortemente di carattere free, seguiti da requiem liquidi, che rappresentano l’ovattata e opaca vita senza le persone care, come Blue Requiem, Tricortine e Warm room.

La propensione di Tony per una composizione legata all’improvvisazione si sente molto in Cammino Sognante ed in Windows and Works , subito ben incanalata in temi guidati dai fiati, dolci e gravi.

Esistono anche momenti di spensierata e autunnale tenerezza, come in Settembre o Repiti, brano in cui spicca il tema di chitarra, o piccole ninne nanne come Canto d’addio.

Abbiamo però deciso di ampliare questa recensione per approfondire la conoscenza del disco, con un’intervista a Tony.

cattano grup

Ciao Tony. Nelle note di copertina parli di quando eri ancora ragazzo e suonavi nella banda di paese, osservando quello che ti circondava. Quando sono nati quindi i brani che compongono il disco?

Ho suonato in banda dal ‘93 al ‘96, e in quel periodo non scrivevo musica. I primi brani che ho composto risalgono ‘98. Ma c’è un brano in particolare, Repiti, si riferisce alla gente che piange ai funerali, facendolo sotto pagamento. I Repiti sono degli attori che rendono il funerale più importante.  Altri brani son stati scritti nel corso degli anni, tra il 2004 ed il 2007, fino al brano L’uomo poco distante, scritto appositamente per questo album.

L’idea di base ha convogliato parte del mio materiale, ma è stata un’operazione svoltasi a posteriori. Posso dire che questo è un disco incentrato sulla scomparsa. Ho perso i miei genitori nel giro di 3 anni, e l’idea di incentrare un intero album sulle marce funebri mi venne in mente alla morte di mio padre. Dopo due anni anche mia madre è scomparsa ed ho deciso di dedicarlo ad entrambi. Nel frattempo è nata mia figlia, che è un’ottima comparsa.

Data la tua esperienza in banda è lecito chiederti cosa ne pensi della crisi che il comparto bandistico sta vivendo da anni. C’è tanta musica in giro, ma di bande non se sente proprio più parlare, soprattutto quelle municipali.

Sono rimaste pochissime bande, e questo è preoccupante. Quando ero ragazzino la banda rappresentava un contenitore di espressione artistica sana: il bambino che partecipava alla banda era a contatto con una realtà trasversale, sia al livello generazionale, sia al livello artistico, in quanto oltre al semplice impiego nella banda c’era la possibilità di fare altra musica. Purtroppo i tempi odierni dettano leggi non a favore di questa espressione artistica.

Rimangono alcune realtà molto interessanti, ad esempio la banda di Avola, in provincia di Siracusa, è una realtà molto forte, perché gestita da un maestro intelligente e creativo. Questa banda ha fatto delle esperienze che vanno al di là delle funzioni religiose, ha collaborato con diversi artisti di musica leggera e popolare, tra cui Rita Botto e Roy Paci.

Il Tony Cattano Ottetto è formato da te al trombone, tuo fratello Carlo al flauto ed al sax soprano,  Marco Colonna ai clarinetti,  Beppe Scardino al sax baritono, Pasquale Mirra al vibrafono, Giacomo Ancillotto alla chitarra, Roberto Raciti al contrabbasso, Daniele Paoletti alla batteria. Come mai hai scelto questi musicisti  e come li hai conosciuti?

Tutti li conosco da moli anni. Beppe Scardino l’ho conosciuto grazie alla militanza nel gruppo Skrunch di Francesco Cusa, batterista di Catania. Roberto Raciti e Giacomo Ancillotto sono romani e fanno parte del mio quartetto Baap.

Sono tutti musicisti che ho voluto reclutare perché, oltre alla bravura tecnica ed artistica, sono stato colpito dalla bellezza del loro suono. Il suono è fondamentale per me, e volevo che ogni suono del disco fosse di forte impatto.

Ci racconti qualcosa dell’immagine di copertina?

L’immagine di copertina è una foto di Valentina Fortunati, e trovo che sia un’immagine molto cinematica. Diverse volte la mia musica è stata accostata al cinema. Le musiche di questo disco richiamano l’atmosfera noir dei film francesi anni ’70, di cui potrebbe essere ottima colonna sonora.

Perché hai pubblicato per la Fonterossa Records e qual’è il tuo rapporto con Silvia Bolognesi

Silvia Bolognesi è una delle musiciste a cui tengo di più in assoluto. Oltre a far parte di alcuni suoi progetti, con Silvia c’è un’amicizia che ci lega da tanti anni, per me è una vera e propria sorella.

Quando si è trattato di avere un’etichetta per questo disco è stato naturale pubblicare con la Fonterossa, che si sta aprendo ad altri artisti per non essere solo un’etichetta personale.

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