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Tortoise, Suede – BringTheEco#8

Gennaio è appena trascorso ma le uscite discografiche son state numerose. BringTheEco vi propone due nomi belli caldi: Tortoise e Suede.

Tortoise
Tortoise – The Catastrophist (Thrill Jockey, 2016)
Sono passati ben sette anni dall’ultimo disco a nome Tortoise, ovvero da quel “Beacons Of Ancestorship” che aveva restituito almeno in parte un gruppo carico di idee prese direttamente dalle sue prime produzioni e capace di riconfigurarle in modo interessante. Non si sa cosa sia successo in questo iato fra un disco e l’altro, oltre alla solita intensa attività live, ma questo nuovo “The Catastrophist” sembra mandare all’aria il percorso del suo predecessore, preferendo invece richiudersi su sé stesso in un’armatura fatta di citazionismo brandito tramite una perfezione formale piatta e sin troppo asciutta. Non è questione di essersi dimenticati all’improvviso di scrivere bei pezzi, questo assolutamente no visto l’indiscutibile bravura del quintetto di Chicago negli arrangiamenti… ma a pensarci bene forse il problema è proprio questo: i Tortoise, accecati dalla loro classe, non si accorgono che questa li sta portando a ripetere troppo sé stessi, trasformando le canzoni in puri esercizi di stile. E gli esercizi di stile soddisfano più chi li fa invece degli ascoltatori, i quali nel caso di “The Catastrophist” non partecipano al disco, ne rimangono completamente fuori a differenza di quanto avveniva con album come “TNT” o il classico dei classici “Millions Now Living Will Never Die”. E’ indicativo il fatto che i due brani che spiccano maggiormente sono quelli cantanti, cosa davvero rara nella carriera della band: la cover di David Essex “Rock On” eseguita con l’ex US Marple Todd Rittmann e la sognante “Yonder Blue” con Georgia Hubley degli Yo La Tengo. Per il resto, i Tortoise vanno avanti citando sé stessi, e quindi non mostrando nulla che già non si sappia sul mondo musicale del gruppo, confezionando un disco perfetto, quadrato e preciso ma che non morde, non incide e scorre via come se nulla fosse. Se “Beacons Of Ancestorship” aveva timidamente tentato di scombinare un po’ le carte, “The Catastrophist” le rimette stupidamente di nuovo in ordine e facendolo ridacchia compiaciuto con la stessa ebete espressione del tizio in copertina. Né bello né brutto, e forse per questo insignificante: fate voi.

Tortoise
Suede – Night Thoughts (Warner, 2016)
Di tutt’altro respiro e caratura si presenta invece “Night Thoughts”, seconda prova dei Suede dopo il come-back con “Bloodsports” che aveva riannodato le fila di un discorso musicale interrottosi bruscamente con lo scioglimento del gruppo, mostrando una band ancora capace di esprimersi ad alti livelli nonostante i parecchi anni trascorsi. Quest’ultima opera conferma lo stato di grazia in cui versa la band inglese, perfettamente inserita all’interno del contesto musicale del duemila nonostante il marchio dei ’90 sia costante presente in ogni singola nota. Rispetto ai lavori del passato “Night Thoughts” trova la sua identità in atmosfere più notturne, nebulose, chiaroscurali, che ben si accompagnano al carattere romantico e decadente che ha sempre caratterizzato i Suede dal resto della scena brit-pop. Dall’iniziale “When You Are Young“, introdotta da degli archi elegantissimi, sino alla conclusiva “The Fur & The Feathers“, la band non dimostra un solo calo o riempitivi, riuscendo a mantenere sempre alta l’attenzione grazie agli arrangiamenti semplici e di classe, che immergono il disco in un’atmosfera lontana e da sognante, ovattata come suggerisce la copertina Esemplare da questo punto di vista un brano come “Outsiders“, dal tono anni ’80 e dal riff quasi alla The Cure ma così carico di pathos grazie alla voce di Brett Anderson da rapire i cuori dei più cinici indie! “Night Thoughts” è un disco romantico ma che non scade nel patetico: il suo è un romanticismo all’antica, consapevole della caducità di tutte le cose ma che non rinuncia alla ricerca della bellezza che il mondo può offrire; è un disco che parla e vorrebbe essere ascoltato a dovere, esattamente come farebbe un amante sconsolato o un amico in difficoltà. Un disco fatto anche di immagini ben precise, come dimostra il mediometraggio che lo accompagna in ogni traccia diretto da Roger Sargent. Per ora uno degli album più riusciti dell’anno.

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