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PISA BOOK FESTIVAL 2015: Translation Day

Che significa tradurre nell’editoria contemporanea? Rispondere a questa domanda è molto complesso poiché il mestiere del traduttore è spesso privato dell’importanza che meriterebbe, ma non è il caso del Pisa Book Festival che dedica ogni anno un’intera giornata al mondo della traduzione: il Translation Day.

Riuscire a traghettare il messaggio da universi culturali differenti è tutt’altro che facile, soprattutto in ambito letterario. La bellezza della traduzione affiora nella sua difficoltà, in questa sfida imperterrita che vede un sottosuolo di parole, espressioni idiomatiche e ‘non detto’ tutto da scoprire, reinterpretare e riscrivere. Ecco quindi che si potrebbe parlare di una vera e propria interpretazione del testo, una riscrittura di quei segni, spesso culturali, del codice lingua. D’altronde come affermava il linguista Lotman con una metafora – lasciatemelo dire – alquanto pregnante e incantevole viviamo in una “semiosfera” in cui ciò che dobbiamo decifrare è proprio una semiotica della cultura. Nel minuzioso e scrupoloso ruolo del traduttore compare una vera e propria mediazione, sia linguistica che culturale, che mira alla fruibilità di un testo di partenza in una lingua A in uno di arrivo della lingua B. In questo processo occorre però accettare un compromesso: la perdita. Infatti, pur mettendoci tutto l’impegno possibile, ci sarà sempre quel traducente improbabile o quella parola intraducibile e non si finirà per dire esattamente la stessa cosa, ma “occorre cercare di capire come, pur sapendo di non dire mai la stessa cosa, si possa dire quasi la stessa cosa”, come ci ricorda Umberto Eco.

12226809_10205156024676065_1833467579_nTornando al programma del Translation Day al Pisa Book Festival 2015, la giornata di venerdì 6 novembre ha visto un susseguirsi di numerosi interventi da parte di professionisti del settore. Ecco un focus ancora più ravvicinato sull’universo della traduzione con gli eventi seguiti da RadioEco:

Tradurre l’inglese e il francese degli altri

Mi piacerebbe definire quest’incontro “una matrioska della traduzione” visto che il tema toccato è quello della letteratura della diaspora, o meglio tutti quegli autori che non usano la loro lingua materna per scrivere le proprie opere. Si parla prima della lingua inglese con Laura Prandino che elenca tutte le difficoltà del caso parlando di scostamenti, ovvero tutti quei termini esotici o adozioni sintattiche che sono proprie della lingua d’origine dell’autore e non di quella con cui scrive. Ecco che lo scarto alla norma del “broken english” deve ricomparire anche in italiano, facendo passare lo stile, la voce dell’autore e riducendo al minimo le perdite. Ci fa l’esempio della sua esperienza di traduzione di “Domani sorgerà il sole” di Beah Ishmael, in cui la stessa autrice ricorda nella prefazione l’importanza del linguaggio e la difficoltà per lei di scrivere in inglese: “nella mia lingua d’origine la parola palla si dice ‘nido d’aria’, immaginate in inglese scrivere ‘prendo a calci un nido d’aria’”. Giuseppe Girmonti Greco ci parla invece delle sue esperienze con il francese ricordando come per molti autori sia stata una vera e propria lingua d’elezione. Sottolineando la differenza fra diglossia e bilinguismo, ci racconta anche il plurilinguismo de Il Barone Sanguinario di Vladimir Pozner che ha tradotto personalmente. Cita infine l’esempio divertente del traduttore polacco di Proust che, “sacrificando il prezioso per l’essenziale”, riduce i lunghi periodi dell’autore della Recherche nella traduzione polacca, creando un vero e proprio caso Proust in Polonia, tanto che lo stesso traduttore ironizza sulla ritraduzione in francese partendo dal testo polacco.

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European Talent Developing Programme for Young Writers and Translators

Frank Tazelaar, direttore di Wintertuin, presenta questa nuova strategia di networking europea per il mondo della scrittura e della traduzione. Si parla di come le collaborazioni internazionali possano dar vita ad un vero e proprio ecosistema del publishing. Ecco che la Wintertuin Literary Production Company intende proprio incentivare l’importazione e l’esportazione di talenti letterari attraverso la traduzione. L’ambasciatrice dei Paesi Bassi Danielle Van Gorcum parla proprio di una realizzazione di un “ponte fra Nord e Sud Europa” che veda una letteratura dinamica e la traduzione come chiave di successo. Dalle parole ai fatti, poiché dopo la tavola rotonda con Vanni Santoni e Willen Borgers-Dek sulla situazione degli autori emergenti rispettivamente in Italia e in Beglio, si passa alla lettura del racconto “tracce” della giovanissima scrittrice olandese Elske Van Lonkhyzen. La lettura in lingua originale è affiancata dalla traduzione inglese e seguita dalla lettura della traduzione italiana di Claudia di Palermo. Un esempio di come l’abilità del tradurre connetta popoli e crei una dinamicità culturale unica.

Gli esempi che vi ho riportato evidenziano la difficoltà, la bellezza e la giocosità della traduzione, ma quello che mi preme sottolineare è la necessità della traduzione nel mondo globalizzato in cui viviamo. Spesso sono i dettagli come le parole a far la differenza, in tutte le circostanze. Ecco che tradurre diventa un’arte – come ci ricorda Italo Calvino – e il compito del traduttore “va inteso come compito a sé, rispetto a quello dell’autore” – come ci rammenta Walter Benjiamin.

Alessio Foderi per RadioEco

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