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Tre passi nell’abisso – Intervista a Tutti I Colori Del Buio

Abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con i ragazzi dei Tutti I Colori Del Buio, band torinese che tre anni fa fece molto parlare di sé grazie al loro demo omonimo e che dall’otto ottobre ritornerà con il primo album ufficiale, “Initiation Into Nothingness”: un viaggio a tinte fosche fra hardcore e metal, accompagnati dalla figura del grande regista Sergio Martino.

tutti i colori del buio

foto di Matteo Bosonetto / miserianera.com

 

Salve ragazzi! Dall’uscita del vostro demo omonimo di tre anni fa, che cosa è cambiato, se qualcosa è cambiato, nella band e nel vostro approccio al songwriting? Ciao! Qualcosa necessariamente è cambiato – quei pezzi sono nati che suonavamo assieme da poche settimane – ma direi che grossomodo l’approccio è rimasto quello: qualcuno arriva in sala con un riff e se tutto funziona, nel giro di poco da lì nasce un pezzo. Poi capitano le classiche situazioni in cui si dice “ok bello ma ricorda troppo l’inizio di….”, “questo tempo è uguale a…”, ma di solito riusciamo a evitarle o quantomeno a mascherare il tutto. Per il resto la band è sicuramente più affiatata, sappiamo cosa ci riesce meglio fare e siamo in grado di gestire meglio la rifinitura dei pezzi. Siamo chiaramente più coinvolti a livello personale e vogliamo farla girare bene.

Com’è nato “Initiation Into Nothingness”? Abbiamo avuto la fortuna di riuscire a fare parecchi concerti, quindi il processo di scrittura dei pezzi è andato un po’ a rilento, finendo per essere quasi sfiancante: c’era l’urgenza di mettere insieme le nuove canzoni e stamparle, così da chiudere un capitolo per passare a uno nuovo.

Cos’è per voi questo nulla, o questa insignificanza, del titolo dell’album? Il titolo è il nome di una pratica presente in un libro che compare nel film “Tutti I Colori Del Buio”, ed è un ulteriore omaggio che vogliamo fare a Sergio Martino. La verità è che non c’è nessun significato particolare nascosto, nessun concetto da esprimere e il titolo è perfetto per raccontare come abbiamo fatto sempre le cose.

The Crab’s Failure è il brano che avete diffuso in anteprima: a cosa si riferisce il titolo e cosa avete voluto trasmettere tramite esso? Il titolo e il testo sono ispirati all’opera “I canti di Maldoror” scritta 150 anni fa dal Conte di Lautréamont e che ha ispirato pesantemente la corrente del surrealismo. Il testo parla della ricerca spasmodica di un’anima affine, di approvazione, di comprensione. Molte persone cercano questo tipo di sicurezze e conferme nelle relazioni umane, altre nell’uso di sostanze e altre ancora nella fede. Il titolo è dedicato a queste ultime e si riferisce ad un capitolo del libro in cui Dio invia sulla terra un suo arcangelo sotto forma di granchio gigante che non riesce a fermare il protagonista nella sua ribellione contro Dio, mostrandone ancora di più l’impotenza e inutilità.

L’artwork del disco è molto simbolico, ce ne parlereste un po’? L’illustrazione sulla copertina è un disegno di Gigi Fagni, nostro amico da anni nonché tatuatore di Pistoia che suonava nei Chambers e che ora suona nei Bennet. Aveva già disegnato una maglia per noi e vista la delicatezza abbiamo pensato di replicare. In copertina c’è il caro William Shakespeare con un serpente che gli esce dalla bocca a sottolineare il contrasto fra la violenza e la cattiveria dei pezzi e i testi che invece sono citazioni classiche di scrittori, poeti o registi.

Il filo che vi lega al punk/hc è molto forte, tanto che avete partecipato allo split uscito a luglio di quest’anno dedicato ai Nerorgasmo insieme a Gerda, Chambers e Storm{O}. Che valore ha questo genere per voi da un punto di vista attitudinale oltre che musicale? E cosa può significare riproporre oggi a distanza di trent’anni la musica di un gruppo seminale come i Nerorgasmo? L’hardcore, se pur con varie differenze, è il punto di contatto dei nostri ascolti ed è stato naturale una volta che ci siamo trovati in sala suonare in quel modo. A livello di attitudine – intendendo organizzazione, scelte, spirito di adattamento, partecipazione – per noi era ed è l’unico approccio possibile a una band. I Nerorgasmo nella loro travagliata storia hanno lasciato poco materiale (giusto un ep, un disco e una manciata di concerti) ma sono riusciti lo stesso ad ispirare tantissimi gruppi e puoi immaginarti quanto siano importanti per Torino. Quello che di loro ci affascina è il messaggio, l’abrasività dei testi e il modo che aveva Luca Abort di cantarli. A distanza di trent’anni rimane quel brivido sulla pelle quando senti quelle parole, quella rabbia e quella cattiveria, e pensi a quanto siano ancora di estrema attualità. E’ stato bello fare quello split assieme a tre bands di assoluto valore nella scena hardcore/punk italiana e con cui abbiamo condiviso palchi e bevute.

Tutti I Colori Del Buio nascono dalle vostre esperienze pregresse con altre band, come Marmore, Last Minute To Jaffna e Magdalene. Come vedete i Tutti I Colori Del Buio rispetto a questi gruppi? E quanto di questi progetti è possibile riscontrare in Tutti I Colori Del Buio?

A livello musicale con Magdalene, LMTJ e Marmore non c’è quasi nulla da spartire, ma approccio, spirito, passione e attaccamento sono assolutamente i medesimi: i TICDB sono nati da un’amicizia che ad un certo punto è diventata una band, quindi sapevamo di vederla tutti allo stesso modo. Poi sicuramente abbiamo preso in prestito qualche elemento dagli altri nostri gruppi, come il muro di suono (e di ampificatori) dei Last Minute To Jaffna o le batterie schizofreniche dei Marmore.

Sulla vostra pagina Bandcamp riportate: “Sergio Martino is our Elvis”: siete grandi fan del regista romano? E cosa pensate di questa riscoperta del cinema di genere italiano che negli ultimi anni ha influenzato molto l’immaginario dell’underground musicale? Lo vedete ad esempio come un trend momentaneo o secondo voi c’è una reale valorizzazione e un genuino rispecchiamento in esso? Come dicevamo prima nome, titolo ed estetica rimandano al film di Martino quindi era il minimo collocarlo nel nostro personale Olimpo. Come dici tu da qualche anno il giallo all’italiana è stato riscoperto dal grande pubblico, ma nell’ambiente del cinema di genere non è mai passato di moda. Quel tipo di estetica/iconografia ci piace molto e ci piaceva l’idea di riprendere una cosa “nostra”, senza andare a scimmiottare robe americane o inglesi; non per nazionalismo ma piuttosto perché è una pietra miliare per un certo tipo di cinema e per tutto un filone musicale. Se sia un trend o una cosa destinata a durare non lo sappiamo, e sinceramente non ci interessa.

tutti i colori del buio

foto di Matteo Bosonetto / miserianera.com

Vi sentite attratti dal fascino misterico della Torino esoterica, cercando magari di trasporre questa atmosfera nella vostra musica come fanno tanti gruppi della vostra città, o cercate piuttosto di rappresentare tutt’altro? L’”oscurità” di Torino è qualcosa di più di una mera fascinazione: è palpabile e si manifesta in mille modi diversi, non necessariamente legati alla sfera magico/esoterica. Qualcuno dice che Torino è una città austera, altri dicono che i torinesi siano chiusi: piuttosto è qualcosa che se nasci, cresci e vivi qui respiri tutti i giorni, e non è un caso che a Torino ci sia un sacco di gente che ha fatto e tuttora fa musica “scura”. Non dipende tanto dal fatto che un musicista cerchi intenzionalmente di trasporre quest’aura “scura” in musica, ma è semplicemente che questa cosa esce in maniera naturale da quel che uno fa.

Quando potremo vedervi dal vivo di supporto a “Initiation Into Nothingness”? Suonerete per caso anche all’estero? Dall’otto ottobre si torna in pista, abbiamo un po’ di date, tutte concentrate in weekend lunghi perché i lavori al momento ci consentono questo. Ci piacerebbe tantissimo suonare all’estero e cercheremo di organizzare un tour in primavera.

Grazie per la vostra disponibilità ragazzi. A voi l’ultima parola per chiudere quest’intervista e in bocca al lupo per il vostro futuro. Grazie a voi per il vostro tempo e per averci ascoltato; andate e organizzate concerti, comprate i dischi, le birre o le aranciate e cercate di star meglio possibile. Speriamo di vederci a qualche concerto o da Montino a mangiare una pizza!

Queste sono le prossime date in cui potete vederli dal vivo.

Oct 8th @ Blah Blah, Torino – Release Party
Oct 16th @ Grind On The Road Festival, Rimini
Oct 19th @ Free Ride, Perugia
Oct 20th @ Scumm, Pescara
Oct 21st @ Arci Dallò, Castiglione Delle Stiviere (Mn)
Oct 22nd @ Novak, Scorzè (Ve)
Nov 18th @ No Cage, Prato
Nov 19th @ CS Cimarelli, Terni

Per maggiori info, date un’occhiata su Facebook e Bandcamp.

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