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“Tropicana” Gli Scarti – Teatro i @ La Città del Teatro

Alla Città del Teatro è andato in scena “Tropicana”, l’ultima produzione di Frigoproduzioni. Uno spettacolo nuovo e creativo per raccontare la nuova generazione al lavoro.

Due microfoni, due sedie. Tutto rovesciato per terra, come dopo un’esplosione. L’avvio silenzioso e con tempi lentissimi, poco concessi in teatro, aiuta lo spettatore ad entrare nella scena, come una sorta di preparazione condivisa prima dell’inizio.
Da lì parte un viaggio di realismo e concretezza. Come un giro velocissimo sulle montagne russe il pubblico inizia a giocare con gli attori in scena, che alternano la fatica e l’aspettativa della salita all’entusiasmo adrenalinico della discesa. È tropicana, ye.

Tropicana

Tropicana – foto www.associazionescarti.com

Partendo dalla geniale analisi del testo del Gruppo Italiano, che ha accompagnato chiunque nell’estate 1983 ed è poi rimasto un must dei trenini di capodanno, Gli Scarti – Teatro I fanno i conti con la trivialità della realtà. In un clima festaiolo, in cui tutti guardano la pubblicità del succo in TV, un’esplosione distrugge un’isola, portandosi via persone, hulahop e bungalow.
Con un meccanismo tragicomico che amplifica la gravità dell’immagine, improvvisamente ci si trova a dover fare i conti con la propria superficialità. Aver per anni, con la nostra “abbronzatura atomica”, canticchiato, citato e ballato una canzone sulla tragedia della città di San Jose senza rendersi conto del vero significato del testo, arriva come uno schiaffo di consapevole superficialità che annienta. Cosa vorrà mai dire una canzone su cui ballare in spiaggia? Perchè mai dovrei ascoltare la strofa, quando il ritornello è così “orecchiabile, semplice, vendibile”? È tropicana, ye.

Tropicana - foto http://www.associazionescarti.com

Tropicana – foto www.associazionescarti.com

Non contenti di questo primo pugno dato a freddo al pubblico, Alberici e compagni innescano un gioco divertentissimo e stratificato, rompendo qualsiasi cardine previsto dal teatro. Con una semplicità che spiazza e affascina, esplicitano il gioco del teatro, della rappresentazione, del mimare, del verosimile. Con un sistema metateatrale che si avvolge su stesso all’infinito, creano una spirale di ruoli e maschere, dove perdersi. I personaggi parlano come loro stessi, come personaggi, come personaggi che fanno loro stessi e
viceversa. Recitare perde la sua connotazione pura e contemporaneamente la riacquista, ballando sul filo sospeso del reale. Come prendere Pirandello, masticarlo e rivomitarlo, con padronanza e sagacia.

Tropicana - foto http://www.associazionescarti.com

Tropicana – foto www.associazionescarti.com

Alberici, Aronica, Marsicano e Turconi tengono in piedi tutto il sistema con una maestria teatrale impeccabile. Difficilmente accade di veder muoversi in scena quattro attori così diversificati ed insieme capaci e talentuosi. Marsicano ha la grazia di non togliere luce ai compagni di viaggio, rimanendo piena di quella naturalezza interpretativa che lascia ogni volta stupiti. Si staglia Aronica che rilegato in un ruolo apparentemente marginale riesce a trovare un’adesione al personaggio tale da conquistare il centro della scena rimanendo sempre sullo sfondo e dare un esempio di tecnica attoriale magistrale.
La scena è fatta dal telo verde, neutro e insieme utile all’applicazione di sfondi digitali. Come un non luogo che contiene contemporaneamente tutti i luoghi possibili. La luce, piena come in una stanza domestica aiuta il realismo che viene invaso a volte da un
occhio di bue, faro unico da guardare rischiando di accecarsi.

Tropicana - foto http://www.associazionescarti.com

Tropicana – foto www.associazionescarti.com

Un movimento continuo che agita e sorprende. Come smuovendo il fondo di una bottiglia si vede il rimescolarsi del liquido. Un liquido fatto di ruoli sociali, di ingaggi, di relazioni e rapporti. Gli Scarti prendono in mano la loro bottiglia personale di succo e hanno il coraggio di rovesciarla e scuoterla, chiedendo al pubblico di concentrarsi sui pulviscolo in movimento. Con una libertà impressionante, di chi probabilmente ha vissuto in quel fondo per molto tempo, trovano il coraggio di smuovere le acque tenute calme dalle generazioni precedenti. Dai padri, dagli insegnanti di teatro, dalle accademie e dai teatri stabili, dalla teoria del giusto o sbagliato. Una nuova generazione di attori bravi, accesi e liberi ha finalmente fatto quel passo necessario verso l’ignoto, verso il rischio così necessario alla magia del Teatro.

Come una sorsata di Succo Tropicana, l’eccellenza della frutta e l’eccellenza del teatro scendono fresche e acide in gola a dissetare i tempi di arsura teatrale. È tropicana, yeee!

Flaminia Vannozzi per RadioEco

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