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Tusks – W. H. Lung | Demography #186

Questo numero a due nomi di Demography ci porta nel Regno Unito, per parlare di due progetti che, a parte la provenienza, non hanno niente in comune. Vi presentiamo due nuovi singoli, quello di Tusks e quello del progetto W. H. Lung.

Tusks alias Emily Underhill ha deciso di pubblicare finalmente il suo primo album, dopo che gli EP precedenti avevano riscosso giudizi molto positivi. A darci un assaggio del futuro disco è il singolo Toronto, in cui Tusks appare dall’alto come una forza gelida ed eterea. Le percussioni pesanti si alternano a momenti più rilassati di arpeggi, che durano giusto il momento di far scemare per pochissimi minuti il climax sul quale è costruito tutto il pezzo. Tusks ha creato una dimensione che racconta con la sua voce calma che insieme agli strumenti acquista mano a mano più potenza e densità. La voce di Tusks carica emotivamente per tutta la durata del brano, permette quasi con riserbo di lasciare che l’ascoltatore si avvicini a questo mondo, lasciandosi travolgere senza però interferire con l’armonia che ci mostra una Tusks molto più matura, rispetto ai lavori precedenti.

Toronto, è l’anticipazione raffinata di un album che ha creato un bel po’ di aspettative, e che arriverà entro l’anno. Il nuovo lavoro, ancora senza data d’uscita, è stato prodotto da Tusks stessa, in collaborazione con Jack GarrattBrett Cox. Vi facciamo ascoltare subito questo bel brano, e speriamo che vi metta voglia di ascoltare i precedenti lavori di Tusks e vi carichi per il nuovo album, come è successo alla sottoscritta.

Lasciamo ora la Londra di Tusks e andiamo a Manchester per parlare di W. H. Lung. Un progetto discografico nato a metà del 2016 di cui ancora si sa pochissimo, se non che è ha prodotto due singoli che usciranno per la Melodic Records, il 12 maggio in edizione limitata in un vinile intitolato 10″. Il lavoro è stato prodotto da Matt Peel e ha un sound in qualche modo affascinante. L’idea di base di W. H. Lung è quella di creare concetti di eternità e di appartenenza, in una peregrinazione  che si muove verso il nosense, l’assurdità di significato.

Avete presente quel vecchio adagio che recita “Non si esce vivi dagli anni ’80″? Ecco, immaginate di sentirlo mente passa Nothing Is, il singolo di W. H. Lung che trovate qua sotto. È come se una poco sobria sfera stroboscopica fosse piantata a centro pista di un locale minimal. È come se andassimo a bere qualcosa in un posto e sul palco trovassimo un gruppo di persone con giacche dai colori sgargianti con tanto di spalline squadrate, con le maniche alzate. Un po’ fuori moda come i Bee Hive di Kiss Me Licia. Ma concedetemi questo: ho ascoltato questo singolo più volte, e non solo per poterne scrivere qui. È un mix di passato e presente che, nonostante il primissimo scettico accordo, ha fatto in modo che premessi play più volte. Questo senso di moda anni ’80 dopo due ascolti passa, o perlomeno non diventa più così evidente, né importante. Nonostante mi lasci ancora un po’ sconcertata, devo dire che Nothing Is un qualcosa ce l’ha, un qualcosa di accattivante. E ora ve l’ascoltate anche voi.

Grazia Pacileo

 

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