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Una serata curiosa con Koonda Holaa – Live Report e Intervista

“ I want to see you tell me something from deep inside of you… you need to move me, you know, I need to know about your problems or I need to feel your humanity like I need to feel your pain and you ain’t going to do that with, you know, playing back some bullshit from some keyboard and singing some Cold Wave over it, you know”

“Voglio vederti raccontarmi qualcosa che proviene dalle profondità del tuo io… Mi devi saper smuovere, capisci, ho bisogno di venire a conoscenza dei tuoi problemi, ho bisogno di sentire la tua umanità come ho bisogno di sentire la tua sofferenza e non ci riuscirai semplicemente, come dire, suonando in playback qualche cazzata da qualche tastiera e cantandoci sopra qualcosa di Cold Wave
Koonda Holaa

koonda holaa

Una serata insolita quella del 23 Marzo 2016 al Cinema Lumiere di Pisa, una serata insolita che inizia alle sette di sera (sigaretta più sigaretta meno) con l’arrivo, nell’imbrunito Vicolo del Tidi, di un modesto furgoncino bianco targato Repubblica Ceca guidato, con la sciamanica calma e naturalezza di chi conosce i silenzi del Deserto del Mojave, da tre insoliti piloti: un biondo omaccione dallo sguardo boemo dotato di dreadlocks e barba da saggio Navajo, una sottile e sorridente signora afroamericana e 8 (irrefrenabili) anni di gioia, curiosità e multiculturalità. Così si presentano, sprigionando positività dagli sportelli anteriori del furgoncino, il signor Koonda Holaa con consorte e figliola.
Koonda Holaa, nome d’arte piccante di Kamil Krůta (ex Cecoslovacchia, fine anni ’60), è una one man band che, nonostante le aspettative un po’ allarmate dai titoli poco rassicuranti di molti suoi brani presenti online (come Vulva With Revolver, Shit Man o All You Need is Drugs), incuriosisce sin da subito per la sincerità e semplicità di un uomo che si presenta come padre e marito in viaggio con la famiglia e non come artista pronto ad affabulare il pubblico da sotto le luci colorate del palco: virtù che, come chi ha avuto il piacere di trovarsi al Lumiere potrà confermare, Koonda Holaa padroneggia con la stessa pacata tranquillità con la quale, a fine concerto e davanti a un buon bicchiere di vino, risponde con estrema gentilezza e disponibilità alle domande dell’intervista che potete ascoltare qui sotto.
Con uno stile definito da alcuni Psychedelic Country Noir Western (che spiegherebbe la scelta dei pantaloni brillanti da cowboy glam-rock indossati sul palco), l’esibizione musico-sciamanica che Koonda Holaa ha proposto al pubblico del Lumiere – tramite un abile gioco di loop multistratificati che il chitarrista e cantante ceco tira fuori dalle sue diverse chitarre in una variegata tessitura tutta artigianale – è un crogiolo di sonorità che dalla Turchia, tramite i paesi slavi, approdano ai ritmi tribali della cultura voodoo afroamericana fino a giungere alle delicate melodie che lo stesso Koonda Holaa percepisce come celtiche. Partendo dal movimento punk ceco degli anni ’80 con gli F.P.B. (Fourth Price Band) e passando per il progetto Pseudo Pseudo assieme al batterista Milan Novy, Kamil Krůta sbarca negli Stati Uniti nel 1992 per passare quelli che lui stesso ha definito i 20 anni più importanti e formativi della sua vita, gli anni della maturazione personale ed artistica, durante i quali, oltre a trovarvi una famiglia, ha iniziato un lungo processo di assorbimento della cultura occidentale, qualcosa che per lui, proveniente da oltre la cortina in una Cecoslovacchia, per sua stessa ammissione, isolata dal resto del mondo, era allora totalmente sconosciuto e incomprensibile. Insomma, da vero Boemo qual’è, anche il signor Krůta è stato attratto da un irresistibile wanderlust.
Se in ambito musicale l’attuale produzione di Koonda Holaa deve molto alla sua permanenza negli USA, non si può dire altrettanto della sua visione del mondo. Come traspira dal brano I Came To This Country, che dal vivo suona come un ipnotico rito catartico, i rapporti di Koonda Holaa con lo sviluppo socio-culturale degli USA sembrano riassumersi nell’espressione inglese “a terrible development”. Ben lontano dall’essere anti-americano per appartenenza politica (ricordiamo che Kamil Krůta sbarca negli Stati Uniti dopo aver provato sulla propria pelle la durezza del regime comunista di Dubček, sotto il quale fu incarcerato per 2 anni), il nostro musicista-sciamano ha deciso di trasferirsi due anni fa in Francia, dove attualmente vive, quando non in tour, con la moglie e la figlia Isabelle.

“I’ve been watching the United States become a fascist country basically”

koonda holaa

Per concludere, Koonda Holaa offre allo spettatore uno spettacolo che è anche narrazione tutta originale di una storia fatta di migrazione, di dolore e di gioia e di ricerca artistica e spirituale tramite le più alte e le più basse manifestazioni del fenomeno umano. Un must per chiunque sia desideroso di partecipare a qualcosa di curioso quanto la Cabinet des Curiosités che la signora Krutovča (come si fa chiamare) presenta al pubblico prima, durante e dopo l’esibizione del marito. Koonda Holaa rimarrà ancora in Italia fino alla fine del mese, completando il suo tour Rites of Spring con tappe, tra le tante, a La Spezia, Genova, Torino e Milano, e non posso che caldamente raccomandare di approfittarne per conoscere qualcosa che sicuramente non si presenta come banale.

Ah, vi stavate chiedendo da dove derivi il nome Koonda Holaa? Per pudicizia non tradurrò la risposta che, come potrete ascoltare nell’intervista qui sotto, con assoluta spontaneità mi ha dato la giovane figlia di Kamil Krůta:

“It’s a bad word in czech… it means ‘shaved pussy’!”

Sonny Wyburgh

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