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“Va Pensiero” di Marco Martinelli @ Teatro Verdi

Lo scorso fine settimana, nel Teatro pisano intitolato a Giuseppe Verdi, è andato in scena Va Pensiero, ultimo lavoro del Teatro delle Albe.

Va Pensiero si apre in una luccicante e sfarzosa cornice, in un allestimento imponente e ricco. Grandi tendaggi rossi disegnano il quadrato d’azione e compongono il fondale su cui troneggia imperiale il coro. Al centro del Ermanna Montanari si accascia in preda a conati di vomito e rimane a terra esanime. Un coro di attori prende possesso della scena e con grande sapienza attoriale e registica si avvia la narrazione della storia.

Va Pensiero - foto http://www.teatrodellealbe.com/ - Marco Caselli Nirmal

Va Pensiero – foto http://www.teatrodellealbe.com/ – Marco Caselli Nirmal

Va pensiero racconta una vicenda reale, accaduta in un paesello della provincia romagnola, terra di partigiani, luogo simbolico dell’Italia onesta e civile. Protagonista della vicenda un vigile urbano, che sorveglia, osserva e tutela l’urbe in cui vive e lavora. Con occhi attenti e un’ingenuità quasi spiazzante indaga e redige articoli giornalistici sulle vicende che si affastellano tra la piazza principale e l’argine del fiume. Intorno al vigile una serie di personaggi mostrano una società intrisa di contraddizioni, figure losche e arriviste, che cercano un arricchimento personale sulla pelle di tutta la cittadinanza.
Va pensiero è una storia d’Italia, intrisa di mafia, corruzione e soprusi. In connivenza con la politica il malaffare prende potere e si ritrova a gestire le sorti di un’intera comunità.

Il lungo e a tratti pedissequo lavoro della compagnia ravennina, si rivolge al pubblico come interlocutore e mostra fin da subito un intento divulgativo e sociale. Il ruolo dello spettatore diventa funzionale al testo: come ad un’assemblea cittadina la platea assiste allo svolgersi delle azioni e diventa il personaggio silenzioso ed inerme che partecipa ma non agisce. Diventa il simbolo di una società che rimane muta difronte al disfacimento della grande Italia.

Va Pensiero - foto http://www.teatrodellealbe.com/ - Marco Caselli Nirmal

Va Pensiero – foto http://www.teatrodellealbe.com/ - Marco Caselli Nirmal

Nello svolgersi della vicenda, che vive sulle sulle teste e nelle gambe di personaggi stereotipati, si percepisce un senso di decadimento inesorabile che, come lava, mangia e brucia la superficie delle cose. Il tutto è amplificato dalla presenza del coro ammonitore, che attraverso i grandi brani verdiani assiste ai fatti e li carica di potenza tragica. Quasi fuori dal tempo, la musica del compositore parmense, echeggia e ricade dal palco fino all’ultima poltroncina, come un’onda di rimprovero. Un rimprovero, un’esame di coscienza che la bravissima Montanari, in un esplicito e cadenzato monologo, chiede allo spettatore: quali sono le regole, le leggi che ci guidano? Dove inizia il giusto, dove lo sbagliato? Quanto il timore della punizione sociale frena i nostri impulsi più indicibili?

Una resa dei conti finale, un ultimo atto di Shakespiriana memoria, ci racconta i destini di tutte le vite andate in scena. Un destino che sembra lasciare spiragli di speranza, di rivalsa e possibilità di giustizia reale e sana. I cattivi vengono in parte puniti ed i buoni provano a trovare nella loro quotidianità nuove sorti. Un va pensiero corale viene intonato sul proscenio, regalando un momento imponentemente patriottico.

Va Pensiero - foto http://www.teatrodellealbe.com/ - Sara Colciago

Va Pensiero – foto http://www.teatrodellealbe.com/ – Sara Colciago

Martinelli cerca, con un gesto politico e sociale, di dare il là ad una presa di responsabilità collettiva. Con un lavoro che inciampa troppo spesso nel didascalico, emerge evidente la volontà di richiamare il popolo alle proprie colpe e energie represse, ci mostra uno specchio di società distratta o miope. Con lo slancio di un crescendo musicale, ci chiede “Traggi un suono di crudo lamento,
O t’ispiri il Signore un concento, Che ne infonda al patire virtù!”, ci invita a trarre l’aire per una nuovo senso di civiltà. Ci chiede di farsi germoglio di onestà, resistente ginestra tra la lava per i tempi a venire.

Flaminia Vannozzi per RadioEco

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