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“Viaggio Intorno all’Uomo-mostra di Steve McCurry”.

Ho avuto tanti amori nella mia vita. Ma alla veneranda età di 23 anni posso affermare senza indugio che solo 3 di questi mi hanno veramente lasciato un segno indelebile: il rum(a cui devo il mio principio di cirrosi epatica),gli aeroporti (a cui va il merito del mio conto in banca più al verde di quello di un barbone newiorchese) e dulcis in fundo Steve McCurry. Steve McCurry è un fotoreporter statunitense con una carriera e una vita all’insegna dell’avventura e del coraggio,il suo esordio è dovuto infatti all’aver portato rotoli di pellicola cuciti tra i vestiti mentre attraversava Afghanistan e Pakistan. Ed è proprio in quest’ultimo Stato che ha scattato la sua foto più celebre,la ragazza che con i suoi occhi magnetici ha conquisto la copertina del National Geographic e si dice abbia rapito le anime di chiunque la guardasse. E devo ammettere che ha rapito anche la mia. Non appena l’arte di questo incredibile fotografo è approdata in Italia, ho iniziato a stressare qualsiasi malcapitato incrociasse la mia strada (compreso il “rosaio” che spunta ovunque durante le serate e le cene più o meno romantiche) affinché mi accompagnasse a vedere questa mostra. Finalmente qualcuno mosso da compassione o per “erosione carsica” – per usare un eufemismo e non termini scurrili tipo “rottura di palle” – mi ha accompagnato. La mostra in questione si intitola Viaggio Intorno all’uomo e si tiene a Siena, nel suggestivo scenario del Santa Maria della Scala.image

Sono arrivata piena di aspettative, e ho preso l’audioguida in dotazione con lo stesso luccichio negli occhi di un bambino con il primo dono da scartare la mattina di Natale. Spesso si dice che l’attesa sia il momento migliore, che il sapore dolce-amaro del “pre” sia così sublime da non essere nemmeno minimamente paragonabile all’evento in sé. Posso assicurarvi che qui non è così. Il mio platonico fare l’amore con questi scatti è stato qualcosa di incredibile. Siamo stati catapultati in un mondo astratto dallo spazio e dal tempo, merito sicuramente anche della sapiente cura di Peter Bottazzi che ha ricreato suggestioni profonde con la sua disposizione e interpretazione dalla fotografia “Mccurriana”.

La mostra è stata divisa in quattro sezioni. Si entra in un punta di piedi in questo universo rarefatto tramite la sezione Scoperta. Ci attende il confronto diretto con volti e esseri umani. Storie lontane si intersecano tra loro in una tela del destino costruita con la maestria di un aracnide, tra sorti ironiche di minatori che recuperano ossigeno fumando una sigaretta e il romanticismo dei colori africani, rimaniamo invischiati in essa come mosche consce di non volersi mai più liberare.

imageMa uno shock ci riporta alla realtà,varchiamo la soglia della seconda sezione Vertigine. Qua ci si para davanti una sorta di circolo delimitato da alte pareti interamente cosparse di foto. Mi sono posizionata perfettamente al centro, alzando gli occhi e sentendomi sopraffatta da tutto ciò che vedevo. Ero un gladiatore in mezzo a un arena, ma ciò con cui McCurry ci fa confrontare non sono leoni bensì sono gli orrori del mondo. La vertigine non è dovuta solo alla disposizione destabilizzante ma anche al tema trattato: ci troviamo in una quadreria degli orrori, in cui si immortalano una serie infinita di atrocità e follie dell’essere umano. Le foto spaziano dall’attentato dell11 settembre all’innocenza dei bambini di Beirut, che giocano su un carrarmato incuranti delle mine che li circondano, fino allo scatto simbolo dello straniero in una bolla dorata in contrapposizione alla povertà, in un rimasuglio di coscienza ipocrita malcelata da qualche scrupolo.

Ho ripreso poi fiato nelle penultima tappa di questo viaggio, siamo arrivati infatti alla Poesia. Un gioco di luci illumina gli scatti stavolta racchiusi in piccoli cubi, che compongono una grande figura geometrica astratta, una sorta di raccolta poetica tridimensionale. Ogni foto è parte integrante di essa e non è altro che la materializzazione di un sogno, come una pagina dove ci viene chiesto di soffermarci e perderci. E in questi evanescenti versi possiamo leggere di tempeste di sabbia, della bellezze di donne e bambini cambogiani che dormono con un serpente ai piedi, e ci inducono a pensare al peccato e alla purezza insieme, e molto altro ancora. Insomma un Dante moderno, che invece di una penna tiene stretta una macchina fotografica, e invece di un viaggio nell’oltre tomba ci accompagna intorno al mondo.image

Un po’ stordita sono giunta alla fine. Ultima sezione Stupore. Uno stupore tra l’ironico e il sarcastico, una bilancia che oscilla tra sorriso amaro ed eccesso di risa. Un caleidoscopio sorprendente ed esotico. Le foto sono grandi e disposte con presunta casualità, ed alcune di esse colpiscono per sembrare veri e propri dipinti.

Quanta malinconia quando le cose belle finiscono, l’ultima puntata della vostra serie televisiva sono certa che ha indotto anche a voi una sorta di depressione post-traumatica. La mia reazione è stata simile tanto che avrei volentieri ricominciato il percorso da capo.

Ma mi sono data un contegno, ho messo un punto all’ultima parola degli appunti, e ho scritto questo articolo.

Giulia Nocchi per Radioeco

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