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Violenza sulle donne: un grigio roseo Capodanno

 

violenza sulle donne

Vignetta di Vauro Senesi (fonte: Google)

 

La violenza sulle donne è una delle peggiori piaghe che l’umanità intera conosca. È un fenomeno radicato nella storia di tanti Paesi, nelle concezioni distorte e maschiliste di chi ancora oggi, in un mondo che si dichiara apparentemente evoluto e civilizzato, manifesta la propria fedeltà al paradossale luogo comune che vede la necessaria prevaricazione dell’uomo sulla donna.

Quanto accaduto la notte di Capodanno in Germania, in Finlandia, ma anche in molte altre città, è assolutamente sconvolgente e tragico. Come capita spesso in questi casi, purtroppo, si va molto oltre i fatti, e si approfitta degli eventi per avallare pregiudizi, opinioni diffuse o ideali di ogni tipo.

Lascia di stucco la scarsa sensibilità con cui è stato trattato l’avvenimento del primo dell’anno, a partire dal ritardo con cui sono state diffuse le informazioni, i dati poco affidabili, il silenzio del corpo di polizia, i passaggi misteriosi e poco chiari che avvolgono la serata, fino ad arrivare alla superficialità con cui sono stati emanati determinati documenti, come i video che ritraevano la violenza, alcuni dei quali non riferibili alla serata in questione, ma risalenti a episodi avvenuti in Egitto nel 2012.

Sono indici di quanto a volte si dia più peso alla divulgazione frettolosa e poco accurata di una notizia, piuttosto che alla sua veridicità e completezza.

Ma c’è un problema che emerge chiaramente dall’atmosfera confusa che grava sull’accaduto: in un periodo caratterizzato da scontri quotidiani e internazionali a proposito del tema dell’immigrazione e dalle polemiche relative all’integrazione degli stranieri nei Paesi europei più ambiti, è scontato che un evento di tale portata venga strumentalizzato al fine di avvalorare ideologie politiche già esistenti, ma spesso frenate dall’onda della tolleranza e dell’accoglienza.

Sembra che la violenza (psicologica, morale, fisica) subita dalle donne protagoniste di quella notte macabra, sia andato in secondo piano per cedere la precedenza alle polemiche politiche e religiose: ossia la vicenda potrebbe essere stata sfruttata come pretesto per confermare la pericolosità dell’integrazione a livello europeo in modo da poter rivendicare una ragione valida e inattaccabile per chiudere le frontiere, puntando ancora una volta il dito contro la religione islamica e considerando l’appartenenza ad essa motivo valido di emarginazione. Naturalmente l’atto compiuto il primo Gennaio 2016 non ha nessuna giustificazione, ma questo non significa che si debba utilizzare il legame con una religione per definire quel tipo di uomini dei “barbari”. È comunque un atto criminale, una violenza inaudita e imperdonabile, gratuita, indipendentemente dal credo religioso o dalla provenienza geografica. Naturalmente è molto più semplice e conveniente condannare questo tipo di violenza, eseguita per la maggior parte da stranieri, piuttosto che le quotidiane violenze che avvengono in Italia in casa, nei locali, nei mezzi pubblici, per le strade, ma i cui responsabili sono italiani.

Spesso, nel momento in cui una vittima osa alzare la voce e denunciare l’irreparabile distruzione interiore che ha subito, sperando in una lontana e deludente giustizia, si ritrova a non ricoprire più il ruolo di vittima, ma di provocatrice, di ragazza poco seria, poco vestita, immorale; insomma, una donna che “se l’è cercata”. In questo modo assolutamente indecente e vergognoso di trattare la questione si giustifica l’azione e si sminuisce la reale portata di tali atti, inducendo le persone a sentirsi comunque in diritto, se la situazione sembra favorevole, a esercitare violenza. Il problema sorge quando è qualcun altro che si permette questo lusso: qualcuno che è ospite, che non appartiene al NOSTRO Paese, alla NOSTRA cultura, alla NOSTRA religione, alle NOSTRE tradizioni. Questo no, è inaccettabile. Solo in quell’occasione allora, forse, nasce una protesta importante, per rivendicare la libertà delle donne, la loro emancipazione, i loro diritti. Illustra bene questa ideologia una vignetta di Vauro Senesi (disegnatore, editore, personaggio televisivo e attore italiano), che pronuncia: “Europa. Dopo i fatti di Colonia uno scatto di orgoglio: Le nostre donne ce le stupriamo noi! “ .

Ebbene, non si sta discutendo sul rapporto pacifico o conflittuale tra uomo e donna nelle religioni, si sta parlando di VIOLENZA, in tutte le sue sfaccettature. E non è giusto né utile trasporre l’accaduto nell’ambito religioso e utilizzando indirettamente le donne, e ciò che subiscono, come terreno di speculazione politica, religiosa , ideologica o di qualsiasi altro genere.

fonti: “Tv Talk” del 16/01/2016, “Ballarò” del 12/01/2016, Blog e sito de “Il Fatto Quotidiano”.

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