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Vittoria e Abdul. Una regina che rompe gli schemi.

Vittoria e Abdul è la storia di una delle due sovrane più longeve d’Inghilterra e il suo servo indiano, poi diventato amico, maestro e segretario personale.

Perché andare a vedere Vittoria e Abdul, una storia lontana, di un monarca e un umile impiegato indiano? Un racconto che, apparentemente, non ha nulla a che fare con noi. Appunto, apparentemente. Perché? Perché c’è da supporre che nessuno, o quanto meno chi legge questa recensione, attualmente governi un impero e non uno qualsiasi, il più potente del mondo. Molto probabilmente, nessuno di noi vive e lavora nelle prigioni di un lontano paese sotto una dominazione straniera.

Però, forse, la realtà di fine Ottocento non è poi così lontana dalla nostra, sebbene nella nostra non ci siano cameriere a sollevarci dal letto e vestirci la mattina, servitori pronti a soddisfare ogni nostro bisogno, funzionari di corte che scandiscono ogni momento della nostra giornata fatta di doveri regali e un costante codazzo di cortigiani che aspetta di vederci schiattare.

Il motivo centrale, che muove l’intera trama del film di Stephen Frears, tratto dall’omonimo libro di Shrabani Basu, è la diversità. L’impero del Regno Unito e dell’Irlanda è al culmine della sua potenza e influenza sul resto del mondo, siamo nella cosiddetta epoca vittoriana, il lunghissimo regno di un monarca diventato icona e modello di valori, che promosse il progresso industriale, culturale, politico e scientifico, tentando inoltre di influenzare il governo e la nomina dei ministri. In tale contesto, la regina Vittoria, in quanto imperatrice dell’India, riceve un dono, una moneta cerimoniale che le viene consegnata direttamente da due servitori del lontano subcontinente. Un viaggio di circa due mesi, per recapitarle una moneta di cui lei nemmeno conosce il nome e di cui presto si dimentica, restando affascinata piuttosto da uno dei due servi indiani scelti per l’arduo compito. Abdul Karim da semplice impiegato della prigione di Agra, finisce col diventare il segretario personale della regina, proprio lui, un indiano musulmano senza discendenza nobile. Inutile spiegare l’indignazione e la preoccupazione che il legame tra i due scatena nella famiglia reale eppure Vittoria, temeraria, è decisa a promuovere l’accoglienza e la condivisione di una cultura totalmente estranea alla propria. Ecco emergere quindi il tema senza tempo dell’accettazione, del rispetto dell’altro da sé, del razzismo e della presunta superiorità di alcune nazioni rispetto ad altre.

Vittoria e Abdul. Una regina che rompe gli schemi - Foto tratta

Vittoria e Abdul. Una regina che rompe gli schemi – Foto tratta da Fanpage.it

 Ma, entrando maggiormente in qualche dettaglio storico, qualcos’altro colpisce ancora. Leggendo i diari di Abdul Karim, gli unici rimasti considerato che alla morte della regina suo figlio ed erede al trono Edoardo VII aveva fatto bruciare ogni documento che attestasse l’esistenza di Abdul, si viene a sapere che il dono recapitato direttamente dall’India non era semplicemente la moneta come segno di riverenza da parte del subcontinente. I due servitori stessi erano il dono. Inoltre Abdul, rappresentato come un giovane entusiasta di servire la sovrana, pare scrivesse invece di sentirsi a disagio nella vita di corte e smanioso di tornare a casa.

Un’altra nota interessante è che, nel film, le accuse mosse dalla famiglia reale nei confronti di Abdul, al fine di rimandarlo in India, sono le più disparate eppure il regista sceglie di tralasciarne una, forse fondamentale. Per non appesantire la trama? O forse per una sorta di diplomazia politica? Non lo sappiamo, sappiamo però, sempre secondo i diari che Karim aveva scritto, che la famiglia reale accusò Abdul di sostenere lo spionaggio da parte dell’emiro afgano Abdur Rahman Khan. Sospetto respinto dalla regina che accusò la corte di razzismo.

Vittoria e Abdul, un film che certamente incuriosisce e spinge ad approfondire quei temi che riguardano il delicato rapporto tra nazioni e culture, che rappresenta una sovrana austera e al tempo stesso aperta, interpretata da una Judi Dench perfettamente calata nel ruolo della regina Vittoria e Ali Fazar nei panni di Abdul Karim.

Qui il trailer ufficiale

Beatrice Brianda per Radioeco

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