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Voglio mangiare il tuo Pancreas: la recensione

La settima stagione degli anime al cinema firmata Nexo Digital, in collaborazione con Dynit video, si conclude in questi giorni con l’uscita al cinema di Voglio mangiare il tuo Pancreas. Il lungometraggio tratto dal romanzo Kimi no Suizō wo Tabetai di Yoru Sumino, porta la firma dello sceneggiatore e regista Shinichiro Ushijima, con l’animazione di Keiji Mita.

Voglio mangiare il tuo pancreasIl romanzo d’ispirazione di questo lavoro è stato pubblicato nel 2014, e solo un anno dopo si posiziona al secondo posto nella classifica dei migliori romanzi pubblicati in Giappone stilata dalla prestigiosa rivista di critica letteraria giapponese Da Vinci. Nel 2016 ne fu tratto un manga, disegnato da Kirihara Idumi, e un live action, poi distribuito nel 2017, diretto da Sho Tsukikawa, che ricevette la nomination per il miglior film dell’anno al Japan Academy Award 2017; ad un anno di distanza ci viene presentato sul grande schermo il lavoro del giovanissimo Studio VOLN, uscito nei cinema giapponesi lo scorso 1 settembre. Voglio mangiare il tuo Pancreas fugge da tutto ciò che può esser ricercato nel nome: il titolo trae ispirazione dalla credenza giapponese secondo la quale mangiare una parte del corpo di una persona amata aiuta a curare quella stessa parte nel proprio corpo. Partendo da questa ideologia potremmo considerare la guarigione un tema incisivo nella trama di questa pellicola, sebbene una semplice interpretazione letterale non è l’approccio più indicato per tale intreccio narrativo.

La protagonista di questa storia è Sakura Yamauchi, una semplice ragazza delle superiori che purtroppo si ritrova a vivere una realtà tutt’altro che semplice. Malata di tumore al pancreas, Sakura decide di tenere un diario in cui annotare tutti i suoi sogni e nascondere la sua triste realtà. La ragazza affronta i giorni che le restano con positività e leggerezza, nascondendo le sue condizioni a chi le vuole bene; e il segreto sarebbe rimasto inviolato se un suo compagno di classe non avesse trovato casualmente il suo diario. Questo è l’evento che, nella storia di Sakura, cambierà due vite, e ne salverà una.

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Le musiche di Hiroko Sebu accompagnano l’andamento cinematografico del film, con dei picchi di crescendo nei momenti cruciali per lo sviluppo emotivo dei personaggi, conferendo un andamento ritmato alla narrazione; quasi accompagnando lo stato emotivo dello spettatore, mai come in questa pellicola la musica non fa che incorniciare la trama senza mai risultare intrusiva.

Con i suoi piccoli dettagli strutturali e il grande carico emotivo dettato dalla trama, Voglio mangiare il tuo Pancreas coinvolge empaticamente lo spettatore, affermandosi come un’altra piccola perla dell’animazione giapponese.

Irene Camposano per Radioeco

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