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Walk on Birmania!

 

La Birmania o meglio il Myanmar (così come è stata denominato dalla giunta militare dopo il 1988)è uno dei moltissimi stati che compongo il vasto puzzle dell’Asia meridionale. 

Nonostante sia uno di quei paesi che sovente si usa definire “in via di sviluppo”, il suo territorio è infatti ricchissimo di materie prime e di minerali preziosi, non molto spesso è oggetto di citazioni e dibattiti su telegiornali e carta stampata.

Eppure la sua storia politica e culturale si caratterizza, specie negli anni recenti, per eventi degni di nota, non meno importanti rispetto a ciò che succede in molti altri paesi di cui spesso e in maniera inflazionata si sente parlare nei telegiornali.

La Birmania, infatti, si trova in una condizione di dittatura militare a causa della quale gran parte della popolazione è costretta a vivere in una situazione di semi-schiavitù, privata di quelli che sono i diritti fondamentali e inviolabili dell’uomo. Era il 1989 quando, all’indomani di una delle più importanti manifestazioni pacifiche del paese, il regime militare capeggiato dal Generale Ne Win si instaurò prepotentemente a capo del governo, dopo un inaspettato colpo di stato.

Non è banale dire che la manifestazione, organizzata da studenti e attivisti per chiedere le dimissioni del regime mono-partitico appena instauratosi, fu duramente repressa nel sangue dai fedelissimi del dittatore. Si registrarono migliaia di vittime.

In questo fervente contesto politico fu attribuito un ruolo chiave ad Aung Sann Suu Kyi, figlia del generale Aun San il quale fu a capo del governo birmano molti anni prima.

La donna assunse subito il segretariato del principale, nonché unico e attuale partito di opposizione al regime, il National League for Democracy (NLD) il cui principale obiettivo è quello di ristabilire la Democrazia in Birmania in maniera tale che ogni cittadino possa riappropriarsi dei propri diritti umani. Apparve subito molto chiaro alla dirigenza politica birmana la forza e la tenacia che spingevano un’esile e gracile donna a farsi coraggio per scendere silenziosamente nelle strade della capitale Rangoon, sfidando i fucili e i volti implacabili di militari pronti a sparare a chiunque si avvicinasse loro.

Questo spaventò molto la giunta militare, la quale capì che la donna poteva rappresentare un possibile risveglio delle impaurite coscienze birmane, e quindi una minaccia alla rappresentanza del proprio strapotere. Aung san Suu Kyi fu così costretta dal governo militare agli arresti domiciliari e in questa situazione di prigionia rimase per quasi vent’anni, fino al 2007. Tuttavia, durante tutti questi anni, la sua voce non hai mai smesso di invocare aiuto agli altri stati, affinché i potenti della Terra potessero concretamente aiutare la sua gente a riconquistare la tanta sospirata libertà.

Aung San Suu Kyi, per il suo continuo attivismo, ha ricevuto numerosi riconoscimenti: nel 1991 è premio Nobel per la Pace, nel 2008 il Congresso degli Stati Uniti le ha conferito la Medaglia d’Onore, mentre invece, sono molte le Università europee e americane che le hanno assegnato una laurea Honoris Causa. Ci sono, inoltre, alcune importanti band internazionali che hanno dedicato alla sua causa brani musicali, fra questi REM, Coldplay e U2 (celebre la loro canzone “Walk On”, dalla quale è appunto tratto il titolo di questo articolo) e alcune pellicole cinematografiche che raccontano della sua vita: “The Lady” (Besson) e “Oltre Rangoon”(Boorman).

Dedica a Aung San Suu Kyi durante un concerto degli U2

Per chi non lo sapesse, anche la città di Pisa si è schierata in prima fila per la libertà e la democrazia in Birmania. Aung San Suu Kyi è infatti cittadina pisana dal 2007, quando l’allora sindaco Fontanelli le attribuì la cittadinanza onoraria. Nel 2008, invece, per celebrare la fine dei suoi arresti domiciliari, il comune di Pisa ha deciso di calare dalla Torre di Pisa, uno striscione raffigurante il volto dell’attivista birmana. Vi è, inoltre, l’opportunità di aderire ad una pagina Facebook, dedicata proprio allo stretto rapporto che lega la città della torre pendente al paese del sud-ovest asiatico. La pagina si chiama “Pisa per la Birmania”. Per farla crescere, come tutti noi sappiamo grazie all’interazione continua con il ben famoso Social Network, basta cercare il nome della pagina, e cliccare su il “Mi Piace”. In questo modo, sarà possibile accedere a foto e notizie e, eventualmente, aggiornare la bacheca con nuove informazioni, in questo momento più che mai, dato che sono imminenti nuove amministrative in Birmania.

Attualmente, Aung San Suu Kyi è libera dal 2010. La speranza è quella che la sua lotta possa continuare e che il suo partito posso nuovamente ricandidarsi alle elezioni in programma tra qualche mese. Chissà che, per celebrare un’eventuale vittoria, Pisa non decida di invitarla in città!

Rosanna Harper

Redazione News


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