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Wide Orchestra, il demone cangiante

Per la seconda serata della rassegna PisaJazz 2015, si è esibita la Wide Orchestra al Teatro Sant. Andrea di Pisa, un supergruppo che riunisce i migliori musicisti jazz della costa tirrenica toscana (e non solo). Questa è la terza apparizione per la Wide Orchestra, ed uno dei principali rammarichi è di dover uscire dalla serata con le mani vuote, senza un cd da stringere e da poter riassaporare. Detto questo, i 15 elementi che compongo la WO diventano un oggetto unico di una potenza incredibile ed, al tempo stesso, di una tenerezza inconsueta, un unico fluido cangiante, che comprende tutto il materiale sonoro disponibile: dalle chitarre distorte al flauto traverso. Le composizioni, le improvvisazioni e le timbriche scelte non sono solo frutto di capacità tecniche, ma sono l’evidente presa di posizione della WO sul materiale a disposizione: la nota giusta al momento giusto.

La serata ha inizio con Livorno, un brano di Beppe Scardino, che sviluppa un tema malinconico ripreso da tutti i fiati, in sovrapposizione, fino a caricarsi, insieme agli altri strumenti. Subito abbiamo la sensazione di un coro che diventa una voce sola. Questa cosa diventa evidente con il brano successivo Dysfunk, composto da Piergiorgio Pirro, che ricorda colonne sonore di anime giapponesi, ambientati nell’era post-nucleare. Arriva il turno del primo brano di Mauro Avanzini, che ha prestato alla WO una serie di brani suggestivi, dai colori esotici, quasi orientali. Radar è il primo di questi, composto come un solo tema ripetuto con un crescendo di dinamica e velocità, sfociando in una improvvisazione collettiva, veloce, rabbiosa.

Segue Una diversa sera al mare (testo di Elisabetta “Betta” Maulo con musica di Piergiorgio Pirro), una canzone dove eccezionali capacità vocali si uniscono alla musica per descrivere i moti ondulatori dell’esistenza. Si ritorno immediatamente all’avanguardia jazzistica con il brano successivo, Out in the open, di John Tchicai, che funziona meno rispetto alle altre composizioni, forse perché troppo legato a contingenze storico-sociali oggi estranee al pubblico. Il brano dà però spazio alle sfrenate fantasie solistiche di fiati e contrabbassi, con una tirata di capelli da parte della ritmica sul finire.

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I be so glad when the sun go down è una work song, che la WO riarrangia in una forma ibrida tra materiale scritto e conduction, e che riporta di nuovo in rilievo le capacità tecniche ed interpretative della Betta, la quale conferisce al brano timbriche decisamente blues. Chiudono il concerto due brani di Mauro Avanzini: Fuori il terzo quadro bianco e Bambù. Sono episodi in cui il compositore fa uso del flauto traverso e del bansuri per trasportare il demone della WO in India, con un dosaggio in crescendo, ma morbido, di dinamiche.

Concludendo la serata non possiamo che augurare alla Wide Orchestra di calcare palchi ben più grandi di quelli pisani, per far vivere questa meravigliosa massa sonora, piena di creatività, fantasia ed intelligenza.

Per la serata del 12 febbraio hanno suonato nella Wide Orchestra: Piergiorgio Pirro (direzione, tastiere), Silvia Bolognesi, Gabriele Evangelista (contrabbassi), Gianni Apicella, Daniele Paoletti (batterie), Gabrio Baldacci (chitarra), Beppe Scardino, Mauro Avanzini, Sigi Beare, Riccardo Filippi, Yuri Nocerino (sassofoni), Filippo Ceccarini, Tommaso Iacoviello (trombe), Tony Cattano (trombone) ed Elisabetta Maulo (voce).

 

report e foto di Andrea Spinelli

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