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Wimbledon 2015: Dal “Serena Slam” al “Djoker-dominio”

Tennis - 2015 Wimbledon Championships - Day Ten - The All England Lawn Tennis and Croquet ClubLi avevamo lasciati circa un mese fa a Parigi con sensazioni diverse. Una con il 20° Slam nelle braccia, l’altro con le lacrime agli occhi dopo l’ennesimo scherzo che lo Chatrier e il magico rovescio Wawrinkiano gli avevano giocato. Li ritroviamo nobilitati dal verde della superficie e dal bianco del dress code al termine di una torrida sessione londinese con certezze marcate sempre più in profondità. Il 2015 tennistico è un tirannico dominio di Serena Williams e Novak Djokovic. Ormai non ci sono più definizioni per descriverli. Sono indiscutibilmente i padroni assoluti. Forse basterebbe dare uno sguardo alla classifica per renderci veramente conto di quanto stiano tirando forte i due n.1 di Wta ed Atp. Serena ha letteralmente doppiato la n. 2, mentre il serbo ha un distacco di 4000 punti dal giocatore dietro di lui, un certo Roger Federer che comunque non smette mai di farci luccicare gli occhi (chiedere a Murray per conferme), un ballerino che non ha potuto nulla contro chi sull’erba invece riesce a pattinare. Un Federer che, nonostante i quasi 34 anni, non è utopico immaginare con un Major nelle braccia. Magari, perché no, fra un mese e mezzo a New York o qui a Londra nel 2016. La sensazione che resta dopo questo Wimbledon è quella di una leggenda che più invecchia più migliora. Come un Bolgheri d’annata.

Ma anche questa forma smagliante non ha potuto nulla contro un Djokovic che è stato letteralmente perfetto nella finale vinta in 4 set, dopo un torneo dove aveva palesato più di qualche difficoltà (specialmente contro Anderson). D’altronde è la dote dei migliori. Un mutante capace di alzare rendimento improvvisamente. Nono Slam della carriera del serbo e terzo a Wimbledon. Secondo stagionale dopo l’Australian Open. Un dominio che ricalca quello del 2011. Anzi un dominio pure superiore. Tra un Murray che sembra sempre vicino ma a cui manca ogni volta quell’ultimo passo ed un tenerissimo Rafa Nadal preso a pallate (corte e non) da quel fantastico esemplare di funambolo tennistico che è Dustin Brown, la concorrenza si racchiude soltanto nella compagine svizzera composta da Wawrinka (battuto da Gasquet con il ringraziamento di Nole) e Federer. Anche perchè chi dovrebbe garantire il ricambio generazionale ha deciso di rimanere a livello “anonimo”, fallendo nuovamente su tutta la linea (ogni riferimento a Dimitrov e Raonic è puramente casuale). La vera new generation arriverà con l’irriverente Kyrgios (out agli ottavi) a capeggiare l’imminente assalto. Ma l’esperienza, sopratutto nel tennis moderno, è un fattore fondamentale e questo torneo l’ha proprio mostrato chiaramente. Oramai il tennis vive un’epoca da sport per “vecchi”. Un pensiero che racchiude un filo di nostalgia pensando ai tempi dei prodigi prematuri dei Sampras, Federer, Becker, Chang, McEnroe ecc.

roger-federer-wimbledon-2015Una tendenza che ha invaso anche la Wta. Una volta c’erano 16enni svizzere che sfioravano il Grande Slam (a proposito Martina Hingis ha vinto Wimbledon nel doppio femminile 18 anni dopo l’ultimo trionfo) e 20enni che annoveravano Slam su Slam. Penso alle Seles o alle Graf. Adesso invece una 34enne (età che 20 anni fa sarebbe stata da top 30 minimo) dalla supremazia “illegale” riesce a completare, come già successo 12 anni, il “Serena Slam”. La vittoria sulla rappresentante della new generation femminile Garbine Muguruza ha il sapore di una onnipotenza che le sta spalancando le porte verso un Grande Slam che è 27 anni che aspetta di essere completato. Un fenomeno psico-fisico che ormai da 4-5 anni non trova una concorrente all’altezza del suo talento. Merito di Serena Williams o demeriti delle avversarie? Difficile dirlo. Forse la verità, come spesso accade, sta nel mezzo. Il 21° Slam la porta a -1 da Steffi Graf e a -3 dal record di Margaret Court che resiste ormai da 40 anni. Non vedo perchè non dovrebbe superarlo. Un esempio che dovrebbe prendere una disastrosa Bouchard sempre più modella e sempre meno tennista.

Un torneo di Wimbledon che ci ha riproposto (oltre ai soliti meravigliosi “tennisti del verde”) talenti che negli ultimi tempi si erano eclissati come Gasquet e Radwanska, semifinalisti che aspettiamo e speriamo di vedere presto con qualcosa degno della loro classe tra le mani, così come la sempre più convincente 18enne Belinda Bencic, magari già a New York, per stroncare o porre un freno alla dittatura serbo-americana. D’altro canto se è stato capace di vincere gli Us Open Cilic l’anno scorso. Basta che poi non si faccia la stessa misera fine.

Giacomo Corsetti

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