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World Indigenous Games: i primi Giochi Olimpici Indigeni della storia

L’arrivo del testimone con la fiaccola nell’Arena dos Jogos di Palmas, in Brasile, e l’accensione del braciere con il fuoco sacro, ha sancito l’inizio delle prime Olimpiadi indigene della storia (I-Games 2015, Jogos Mundiais dos Povos Indígenas) che dal 23 al 31 Ottobre ha riunito nella capitale dello stato di Tocantins oltre 2.000 atleti indigeni provenienti da 30 paesi di tutto il mondo per celebrare le loro culture, confrontarle, metterle in competizione e farle conoscere.
Alla cerimonia di apertura, a cui ha partecipato anche la Presidente della Repubblica Dilma Rousseff, hanno sfilato 24 etnie brasiliane e successivamente quelle straniere provenienti da: Guatemala, Colombia, Costa Rica, Bolivia, Ecuador, Perù, Messico, Panama, Etiopia, Filippine, Uruguay, Stati Uniti, Canada, Russia, Nuova Zelanda, rappresentando tutti i continenti tranne l’Europa. Ognuna ha partecipato con la propria danza rituale e invocazione propiziatoria.

indigeniÈ stata un’esplosione di colori e particolarità tra corone di piume, gonne di paglia, corpi dipinti e ornati da collane di fiori, nasi forati da bastoncini di legno e conchiglie nelle orecchie – per gli indigeni non è possibile fare sport senza simbologia.
I giochi si sono aperti con una dimostrazione della Corrida de Tora, la corsa con i tronchi. La dinamica è simile a quella di una staffetta 4×100, solo che il testimone è un tronco da 100 chili e non sempre gli indigeni riescono a passarselo quindi spesso lo fanno rotolare. L’obiettivo è arrivare prima della squadra avversaria avendo completato il numero di giri prestabiliti.

indigeniLa prima edizione delle Olimpiadi degli Indios si svolse in Brasile a fine anni ‘90 su iniziativa di un’importante tribù locale di nome Tirana, e furono promosse dal ministro dello sport Edson Arantes do Nascimento meglio conosciuto nel mondo del calcio come Pelè.
L’evento tuttavia aveva confini nazionali ma quest’anno, guidato dall’ideale che “Em 2015, somos todos indígenas” (Nel 2015, siamo tutti indigeni), il governo municipale di Palmas ha lavorato, in collaborazione col ministero dello sport e altre istituzioni, fino a creare il Segretariato straordinario per i Giochi indigeni per riuscire a ospitare decine di delegazioni delle popolazioni indigene da ogni angolo della terra.

Tre le categorie di gare: occidentali, dimostrative e d’integrazione.
In pieno stile occidentale si sono svolte gare d’atletica e partite di calcio affiancate da attività che fanno parte anche della cultura indigena come canoa, tiro con l’arco, lancio del giavellotto, lotta libera, tiro alla fune e nuoto.
Ci sono stati un gran numero d’eventi dimostrativi non competitivi in cui i popoli hanno scelto di mostrare il loro patrimonio culturale vivente di giochi: la già citata Corrida de Tora, il tiro con la cerbottana (usata ancora oggi da varie tribù come arma per cacciare), e, un ultimo esempio, lo xikunahity, una disciplina simile al calcio in cui la palla è controllata solo con la testa e dunque strisciando.

indigeniLa particolarità di tutti questi eventi è stata la conduzione e la coordinazione per la maggior parte fatta dagli indigeni che insieme hanno cercato di creare un evento che ha riunito le diversità del Brasile e del Mondo.
Agli eventi sportivi veri e propri sono state affiancate attività per donne e bambini e una serie di conferenze e fiere per far conoscere queste culture.

indigeniL’iniziativa non ha solo un significato sociale, cioè rafforzare la convivenza tra le varie tribù locali, un tempo assai belligeranti, ma, come già emerso dalla prima edizione dei Giochi, è anche un pretesto per celebrare la ricca cultura tribale brasiliana e da quest’anno del mondo intero.
Una specie di carnevale per noi occidentali, per loro una riserva di simboli di vitale importanza per la propria sopravvivenza.

Sito Ufficiale: www.i-games2015.com

Foto by: www.noticias.r7.com
e www.corriere.it

a cura di: Davide Giannecchini

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