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X Convegno annuale CODAU – Finita la stagione dell’autonomia?

È iniziato giovedì 20 Settembre 2012 il decimo convegno annuale del CODAU, l’organismo che riunisce i direttori amministrativi e i dirigenti amministrativi degli atenei italiani, al Green Park Resort di Calambrone.  L’edizione di quest’anno, aperta nella prima serata da Giuliano Amato, ex Presidente del Consiglio e attuale Presidente della Scuola Superiore Sant’Anna, vuole approfondire la riflessione sull’autonomia, tema cruciale per il futuro del sistema universitario, alla luce della riforma Gelmini, in fase di applicazione in tutti gli atenei.

La giornata di venerdì si è aperta con i saluti istituzionali: Andrea Lenzi, presidente del CUN, il Consiglio Universitario Nazionale, ha esordito chiarendo che il percorso di riforma previsto dalla legge Gelmini è solo a metà strada e che, senza un personale tecnico amministrativo competente, l’applicazione di tale provvedimento non sarebbe stata possibile. Uno dei punti più importanti della riforma è l’introduzione di nuovi sistemi di valutazione dei corsi di laurea: è per questo che il CUN collabora con l’ANVUR, l’Agenzia di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca, come ha ribadito più tardi il presidente di quest’ultima Stefano Fantoni.

Ha preso poi la parola il direttore generale del MIUR, Daniele Livon, che ha introdotto il tema principale del convegno: l’autonomia. La questione che sta più a cuore ai vari atenei, in merito alla riforma Gelmini, è il timore della perdita della propria autonomia in seguito all’istituzione del consiglio di amministrazione composto da tecnici. Livori ha precisato subito che vi sono vari tipi di autonomia, quindi il fatto che l’università non sia autonoma dal punto di vista amministrativo non significa che non lo sia sotto altri punti di vista. Inoltre, la figura del direttore amministrativo (presente prima della riforma), che garantiva una certa autonomia amministrativa, è stata sostituita dalla figura del direttore generale che, nonostante renda le università meno autonome dal punto di vista gestionale, ha il valore aggiunto della competenza tecnica. La parte iniziale è stata conclusa dall’intervento critico del rettore dell’Università di Pisa, Massimo Mario Augello, secondo cui la riforma avrebbe favorito una “eccessiva omologazione che spesso ha impedito agli atenei un’organizzazione progettuale personalizzata”.

Nella prima tavola rotonda della giornata si è riflettuto sulle conseguenze della crisi sull’istruzione e su come una buona formazione possa essere funzionale alla ripresa economica.

Illuminante l’intervento del rettore dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, Carlo Carraro, che ha spiegato come investire nella formazione sia l’unico modo in cui i mercati possano rispondere in modo positivo: l’Italia, infatti, si trova oltre il centesimo posto nelle classifiche dell’OCSE che valutano l’attrattiva dei paesi dal punto di vista degli investimenti economici: investire in formazione così come nella ricerca può migliorare la nostra posizione. Anche Maria Chiara Carrozza, rettore della Scuola Superiore Sant’Anna, ha ribadito il bisogno di valorizzare la ricerca, di investire nel suo potenziale di innovazione.

Ma presto si torna a parlare tema principale dell’incontro: l’autonomia. Il rettore del Sant’Anna, infatti, ha più volte sottolineato il problema della perdita di quell’indipendenza tipica dell’università.  Inoltre, ha affrontato i temi ricorrenti dell’internazionalizzazione, del bisogno di migliorare gli strumenti per l’orientamento già a partire dalle scuole medie superiori, dell’eccessiva burocratizzazione del sistema universitario italiano che impedisce la mobilità tra gli atenei.

Nella seconda tavola rotonda della giornata, gli interventi di Stella Targetti, vicepresidente Scuola, Università e Ricerca, Organizzazione degli Uffici Regione Toscana, e di Giacomo De Ferrari, rettore dell’Università di Genova, hanno ribadito ancora una volta la necessità di concentrarsi sull’orientamento sin dai primi anni di formazione di uno studente e il bisogno di rendersi competitivi nel panorama internazionale.

La mattina si è chiusa con l’intervento del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca: per Francesco Profumo, il processo di riforma previsto dalla legge 240/2010 si è concluso con l’emanazione degli statuti delle università. Si è detto soddisfatto di questo traguardo, ma resta il grosso problema della mancanza di competitività degli atenei italiani; la fuga di cervelli, poi, è un altro tema preoccupante: oltre a “riportare a casa solo la metà di quanto investito”, rappresenta un ostacolo per l’arrivo di risorse e investimenti esterni. Tra le possibili soluzioni vengono citati l’aumento del numero di corsi in lingua inglese, per facilitare l’immatricolazione di studenti stranieri, e un incremento della trasparenza, anello debole del sistema italiano.

 

Ilaria Balloni

Redazione News

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