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“Yorick. Un Amleto dal sottosuolo” – Leviedelfool @ TeatroEra

Lo scorso weekend, al Teatro Era, è andata in scena la prima nazionale di “Yorick. Un Amleto dal sottosuolo”di e con Simone Perinelli. Una produzione Leviedelfool e Fondazione Teatro della Toscana.

Leviedelfool debuttano al Teatro ERA con il loro nuovo lavoro, Yorick – un Amleto dal sottosuolo, portando sul palco Amleto e i suoi spettri che camminano e parlano dalle
viscere del mondo. Leviedelfool sono cresciuti. Con lo slancio coraggioso dei folli si sono lanciati nell’impresa epica di disorientare lo spettatore. I primi venti minuti di Yorick, un Amleto dal sottosuolo, sono un rincorrersi di immagini, suoni e parole che destabilizzano il pubblico disegnando binari che si interrompono ed iniziano, senza soluzione di continuità. Andando avanti questo meccanismo diventa, paradossalmente, la mano tesa di chi dice allo spettatore “fidati, abbandonati all’insensato, perchè nel gesto stesso dell’abbandono troverai il senso”.

Leviedelfool

E così si parte in questa navigata verso l’ignoto, oltre il confine del capire, una nave di folli nel mare in tempesta. Il mare e le sue goccioline d’acqua.
La cifra stilistica di Perinelli è da sempre toccare il classico con sana devozione ma nessun timore reverenziale e permettere di entrare nel labirinto dei testi, attraversarne i livelli lessicali, farsi stupire dalle infinite visioni che emergono dietro angoli imprevisti. Amleto si apre, così, in un meccanismo di scatole cinesi e mostra i personaggi di Amleto, Ophelia e Yorick da un inedito, nascosto, punto di vista. In questo dedalo oscuro e sotterraneo, il classico è lo strumento e non il fine. Stravolgendo il piano intellettuale, Perinelli passa attraverso Amleto per farci affacciare sul sottosuolo e riuscire a intravedere quello che spesso non vediamo. Per capovolgere la realtà, per mostrare la morte, i corpi decomposti, navi rovesciate, Mediterraneo pieno di cadaveri. Il mare e le sue goccioline d’acqua.

Leviedelfool

Così tutto diventa metafora e storia, contemporaneamente. Le vasche diventano barche, le clavette i remi. Il sottosuolo emerge. Il pubblico può assistere allo spettacolo magico dell’ade, dell’abisso, che si prende, per una volta, un tempo lungo di parola. Che esce dal silenzio della profondità e riemerge, come il teschio di Yorick dal terreno a mostrarci un lampo di infinito che non riusciamo a intravedere se restiamo attaccati alla realtà. Il sottosuolo si illumina di luce gialla e piena, a regalare un’ immagine rovesciata, specchiata, del reale.
Il mare e le sue goccioline d’acqua. Il mare è una linea, è confine, segna la linea curva d’orizzonte. La linea dell’essere che divide e costruisce il non essere. La linea del confine di stato. La linea tra la vita e la morte. La linea sottile tra la superficie e l’apnea, che uccide Ophelia e come lei centinaia di miglia di altri ingenui essere umani. La linea tra il sano e il folle.

Leviedelfool

Leviedelfool ci regalano una bolla di bellezza e profondo senso di teatro. Con la grazia e l’intelligenza che da sempre toccano i loro lavori e il prezioso accompagnamento di Giommarelli alle luci e Gorini al suono, Perinelli e Rotolo rischiano e vincono, mettendo sul palco del Teatro Era un lavoro approfondito, ragionato e denso di significati. Nel pubblico serpeggia una latente nostalgia per l’emotività presente negli scorsi lavori e qui percepita come assente. Come se, l’oscurità di Yorick, rimanesse troppo distante, sempre dietro al tulle e non colpisse il cuore. In realtà, invece, è proprio il gesto coraggioso, il salto senza paracadute e la sinergia tra parole, regia e senso che permettono a chi assiste a questa festa funebre di trovare una nuova emotività. Un commovente che non parte dal singolo ma che si fa carico dell’umanità.

Leviedelfool

Perché andava visto o anche perché te lo sei perso in 5 punti:

  1. 1. Leviedelfool usano il linguaggio teatrale in maniera intelligente e hanno bisogno del tuo cervello per finire il lavoro.
  2. 2. Amleto ha così tanti piani di lettura che per forza, prima o poi, parla anche di te.
  3. 3. Narrare la realtà è un dovere del teatro e questo spettacolo lo fa divinamente.
  4. 4. Se pensi che non potrai capire, ecco questo magari è il caso. Ma è anche il momento in cui il non capire, forse, è importante.
  5. 5. Andare a teatro fa bene alla vita, per cui, dai, su.

Flaminia Vannozzi per RadioEco

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