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Zanardi è andato oltre

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Nove chilometri sono tanti, sopratutto se gareggi una maratona con l’Handbike e ti si rompe la catena. Puoi ritirarti, tristemente, oppure andare oltre e non farti scoraggiare come il nostro protagonista. Puoi avvolgerti di un’aura d’umiltà e andare avanti facendo girare la ruota con una mano. Alex Zanardi compie l’ultima grande impresa in questo modo esaltante senza esaltarsi, come da marchio di fabbrica: umiltà e carattere, sempre. L’esempio perfetto per qualsiasi giovani che si affacci allo sport. Ma Zanardi, se possibile, è qualcosa di più oramai. Un esempio di vita, un esploratore dell’umanità che ha focalizzato dei limiti, ed ha fatto di tutto per superarli oltre qualsiasi impedimento o menomazione fisica, trovando nel suo incidente la forza per ripartire, un’opportunità e non un problema. Un’opportunità per tornare ad essere felici nello sport e, sopratutto, nella vita normale di tutti i giorni.

Berlino ormai è una città che segnerà per sempre la vita del pilota e conduttore televisivo bolognese. Tutti abbiamo negli occhi l’incidente del 2001 quando, durante una gara del campionato CART, la vettura di Alex Tagliani gli tranciò di netto le gambe. Ecco ci sono uomini che dopo tragedie come queste non sono più gli stessi. Affossati dall’idea che niente potrà mai essere più come prima. Fra queste persone certo non c’e Zanardi che con la gioia e la caparbietà dei campioni ha cercato in ogni modo di stupire noi e se stesso.

E c’è riuscito. E ci riesce ogni volta che gareggia. Che sia dopo aver completato, due anni dopo l’incidente (con un auto personalmente modificata), simbolicamente i 13 giri di quella funesta gara di Berlino oppure dopo averlo visto nuovamente competere e vincere (2005) nel Campionato GranTurismo. Una forza d’animo correlata da una sana auto-ironia tutta emiliana che fecero letteralmente esplodere, tra urla, pianti e risate, i presenti ad una premiazione di Autosprint quando si alzò in piedi per la prima volta in pubblico.

Potremo stare qui ad elencare pure i due ori Olimpici alle Paraolimpiadi di Londra 2012 oppure l’impresa nell’Ironman (la gara di Triathlon più pensate del mondo) dopo aver percorso in meno di 10 ore: 4 chilometri a nuoto, 180 in bicicletta e 42 di maratona. Così come le cose più semplici e quotidiane, come andare a sciare oppure una passeggiata in famiglia. Ma non sono importanti tanto le cose che è riuscito a fare quanto il messaggio che ha saputo donare a tutti sia sportivamente che quotidianamente. Approfittando di quella attenzione mediatica per i trascorsi (modesti a dire il vero) in Formula 1, i campionati CART vinti nel 1997 e 1998 ed i fatti di Berlino.

Il Dottor Costa di lui ha detto che “manda il messaggio che la tragedia può divenire innocente”. A me viene in mente prima di qualunque altra frase, quella che pronunciò un tale di nome Michael: “I limiti, come le paure, spesso sono solo un’illusione”. Il Micheal in questione di cognome faceva Jordan. Forse ne avete sentito parlare. Ho la sensazione che il signore che mi trovo ad elogiare abbia capito la propria missione a partire da quel terribile momento. Per lui e per gli altri. Dare una speranza alla gente attraverso le sue gesta. Dimostrando che i limiti si possono superare qualsiasi problema si abbia. Che bisogna provarci. Si può dire che è uno di quelli che ha applicato alla lettera l’esortazione alla follia tanto cara a Steve Jobs. Un uomo visionario che non ha ancora smesso di sognare. E noi guardandolo non possiamo che dirgli: Grazie Alex!

Giacomo Corsetti

 

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